È naturale supporre che le gigantesche multinazionali di oggi siano le società più grandi mai esistite. Non è così. L’azienda maggiore che si conosca fu la olandese "Vereenigde Oostindische Compagnie" (spesso solo VOC) - nota in italiano come la "Compagnia olandese delle Indie orientali".

Operante tra il 1602 e il 1800, la VOC arrivò a una capitalizzazione di borsa - per quanto i cambi storici siano sempre da prendere con le pinze - che si stima potesse avvicinarsi ai 79mila milioni di dollari di oggi, ossia $7,9 trilioni, molto più del valore di Apple, Microsoft, Alphabet (cioè, Google), Amazon e Facebook messe insieme. Le cinque aziende americane valgono complessivamente "solo" $4,4 trilioni all’attuale corsa di borsa.

Nata inizialmente per gestire un monopolio per il commercio delle spezie con l’Oriente concesso dal Governo olandese, fu la prima società ad essere pubblicamente quotata e a raccogliere capitali attraverso un’IPO. Fu suo il primo "logo" societario e sua anche la prima "shareholder revolt". Nel 1622 un gruppo di investitori dissidenti accusarono il management di avere "spalmato di lardo" i libri contabili per farli "mangiare dai cani".

Col tempo, più che un'azienda divenne un impero. Aveva il diritto - e l’esercitava - di prendere e commerciare schiavi, di dichiarare e condurre le guerre, punire con la pena capitale i suoi prigionieri, negoziare trattati, coniare i propri soldi e stabilire colonie. Già nel 1669 possedeva più di 150 navi mercantili, 40 navi da guerra, 50mila dipendenti e un esercito privato di 10mila effettivi.

A partire dal 1720- 30 entrò in declino, sia per cattiva gestione sia per le cambiate circostanze geopolitiche, come la crescita della potenza marittima britannica. Da tempo in stato fallimentare, il suo atto costitutivo fu lasciato scadere senza rinnovo il 31 dicembre del 1799.

James Hansen

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