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Ragioniè, ragionammo... E mai come nel caso dei Minibot la storica battuta del Principe Antonio de Curtis centra la questione in campo. Aiuta in questo l’editoriale del Financial Times (FT) del 7 agosto, dal titolo "Legality is not the problem with Italy’s mini-BOTs" ("L’aspetto legale non è il problema dei mini-BOTs italiani"), a firma di Izabella Kaminska che dà dello "smaliziato" a Mario Draghi.

Infatti, alla dichiarazione pubblica del governatore per cui "i mini-BOTs italiani o sono una valuta parallela, e quindi illegale, oppure vanno a aumentare lo stock del debito pubblico", FT osserva come "questo punto di vista trascuri il fatto che monete parallele possono circolare anche senza avere carattere di valuta legale [...] Nella stragrande maggioranza delle economie occidentali non esiste alcuna preclusione a regolare debiti commerciali in forme diverse, in qualità di asset o di controvalori mutualmente riconosciuti dalle parti contraenti. Lo status di valuta legale favorisce la sua affermazione e diffusione, ma non è essenziale [...]

Come ha osservato la Banca d’Inghilterra, assegni, bancomat e pagamenti on-line non sono valuta legale ma una forma di moneta parallela". Esempio pratico: i punti premio o i buoni pasto. I primi, alla scadenza prevista, possono anche essere monetizzabili in forma di sconto in euro sulla merce acquistata. I secondi sono accettati dai dipendenti come pagamento differito (lo Stato è maestro nel ritardare strumentalmente la consegna dei buoni ai propri dipendenti, in modo da acquisire vantaggi indiretti sugli interessi!) al posto del relativo accredito in busta paga. Questo perché, in buona sostanza, i buoni sono scambiabili (monetizzabili) con merci e beni all’interno di quei circuiti commerciali che si convenzionano con la società emittente che intermedia i servizi finanziari nei confronti del datore di lavoro che vi fa ricorso. "(Draghi, ndr) dovrebbe riconoscere che i mini-BOTs, in quanto emessi dalla tesoreria centrale e in grado di essere accettati per il pagamento delle tasse, hanno una migliore chance di successo come valuta a elevata liquidità rispetto ad altri sistemi concorrenti (vedi la criptovaluta Libra di Facebook).

Come evidenziato dall’economista Willem Buiter, qualora i mini-BOTs dovessero acquisire la proprietà di una moneta liquida, allora questi ultimi conseguirebbero il giusto potenziale tale da fare una reale differenza nella trasformazione da illiquide a liquide delle passività (arretrati da pagare alle imprese contraenti) presenti nei bilanci pubblici. Cosicché, una volta che il settore privato accetti di ricevere zero interessi sui mini-BOTs, malgrado esistano altri asset esenti da rischio con tassi positivi di interesse, allora il mercato inizierebbe a considerarli come ‘valuta fiscale’".

In tal senso, la Kaminska fa riferimento agli Iou californiani che furono emessi nel 2009 per iniettare liquidità nella ottava economia mondiale, salvando così lo Stato della California dalla bancarotta. Vediamone in dettaglio il funzionamento. Un Iou ("I owe you" o "Io ti sono debitore") è un documento in cui si riconosce un debito tra due contraenti in affari e al quale, di norma, fa seguito un accordo scritto che ha un contenuto più formale. La natura informale dell’Iou e l’alea di incertezza che lo caratterizza fa sì che quest’ultimo non sia riconosciuto come strumento negoziabile poiché non equiparabile a un contratto vincolante. Quindi, non esiste un formato standard per l’Iou definito attraverso criteri come tempo, data, interessi dovuti e tipo di pagamento che può o non può essere incluso, valendo quindi più come una sorta di memorandum di intenti che necessita di un seguito più formale come un accordo scritto di affari.

Tuttavia, se lo Stato italiano dovesse accettare i mini-BOTs (che hanno un controvalore nominale in euro) come veicoli monetari legittimi per liquidare quanto i privati debbono pagare in tasse allo Stato, contributi Inps compresi, allora si creerebbe una domanda generalizzata che li renderebbe spendibili anche per l’acquisto di beni di consumo da parte dei percettori. Di conseguenza, il sistema bancario sarebbe indotto a sviluppare conti correnti e relativi prodotti finanziari in mini-BOTs, sulla falsariga di quanto già avviene per i buoni pasto.

MAURIZIO GUAITOLI

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