Il presidente Mattarella Foto Depositphotos

Nemmeno Kafka, maestro di grottesco e surreale, avrebbe potuto concepire una situazione come quella in cui si dibatte in questi giorni l’Italia! Beppe Grillo, fondatore dei cinquestelle, che apre al Pd e a chiunque altro per un qualsiasi governo istituzionale e contro elezioni immediate; Matteo Renzi, che un anno fa aveva impedito qualsiasi tentativo di dialogo Pd-cinquestelle aprendo la strada a Matteo Salvini, almeno a parole oggi pronto a farci un governo; nei sondaggi, come alle recenti europee, Lega e Salvini in testa ma in Parlamento tanti cinquestelle e molti renziani; un presidente del consiglio mediatore per un anno e più e poi d’improvviso durissimo contro chi vuole la crisi di governo…

Questo e altro in un’Italia arroventata da un anticiclone africano senza precedenti e congelata da una situazione economica preoccupante. "Va costantemente tenuto presente - aveva detto il presidente della Repubblica Segio Mattarella ai giornalisti, a fine Luglio, nel tradizionale discorso del Ventaglio - che le istituzioni di governo della nostra Repubblica hanno bisogno di un clima che, lungi dalla conflittualità, sia di fattiva collaborazione per poter assumere decisioni sollecite e tempestive. Al fine di assicurare il buon andamento della vita nazionale, in tutte le sue dimensioni: da quella sociale a quella economica".

E aveva sottolineato: "È superfluo ribadire che il Quirinale non compie scelte politiche. Queste competono alle formazioni politiche presenti in Parlamento, necessariamente all’insegna della chiarezza, nel rispetto della Costituzione. Il Presidente della Repubblica è chiamato dalla Costituzione – come è noto, come arbitro – al dovere di garantire funzionalità alla vita istituzionale nell’interesse del nostro Paese. L’arbitro non può non richiamare al rispetto del senso delle istituzioni e ai conseguenti obblighi, limiti e doveri".

A Salvini e molti altri, storditi dalla canicola e dal protagonismo personale, queste lucide, sagge, invalicabili parole devono essere forse entrate da un orecchio e di certo uscite dall’altro, senza incontrare ostacoli nei contenuti del cranio.

Con parole, fatti e omissioni è stata in questi giorni ed è tuttora un’orgia di corbellerie, di assurdità, di comportamenti a dir poco kafkiani. Oggi in Parlamento si dovrebbe cominciare a decidere tempi e modi di gestione della crisi. Dal breve riposo all'isola della Maddalena o tornando a Roma, caro caro Presidente, aiutaci tu perché davvero non si capisce più niente e il paese intero, subito e per il suo futuro, ha davvero urgente bisogno di gente che non lo trasformi in un battello di disperati alla deriva nel Mediterraneo, con tutti i suoi porti chiusi al resto del mondo e alla ragione.

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