Fabio Porta

Il "governo del cambiamento" non c’è più! Il leader della LEGA Matteo Salvini ne ha decretato la morte prematura, come era prevedibile e auspicabile, prendendo atto dell’impossibilità di andare avanti e provando a capitalizzare il risultato positivo ottenuto dal suo partito alle elezioni europee e i sondaggi che lo danno vincente nel caso di prossime elezioni. Al momento non sappiamo se l’esito di questa ennesima crisi di governo italiana sarà la convocazione a breve di nuove elezioni o la formazione di un nuovo esecutivo. Una cosa è certa: finisce l’esperienza di un governo fallimentare, isolato in Europa e bloccato dalle continue fibrillazioni tra i due principali partiti che avevano dato vita a questa strana alleanza, la LEGA e il Movimento 5 Stelle; un’alleanza alla quale si era subito accodato il MAIE di Riccardo Merlo, con l’ambizione di portare nel "governo del cambiamento" qualche risultato positivo per gli italiani nel mondo.

La speranza era che il MAIE utilizzasse questo spazio politico e il piccolo potere di interdizione che gli proveniva dalla cooptazione del senatore Cario al Senato (eletto con l’USEI, a seguito di una controversa elezione ancora appesa ad un ricorso e trasferitosi in tutta fretta al MAIE alla vigilia della formazione del governo) per realizzare finalmente le promesse che per anni aveva fatto agli italiani di Argentina e del Sudamerica: assegno sociale per gli indigenti, servizi consolari efficienti, fine delle lunghe attese per le domande di cittadinanza, un nuovo "prenota on-line", più fondi per la lingua e cultura e per il sistema di sistema di rappresentanza degli italiani all’estero…

E invece? Invece niente di tutto questo si è concretizzato in oltre un anno di governo. I fondi per la lingua e la cultura, stanziati dai governi del PD, non sono stati confermati dall’esecutivo giallo-verde; le risorse per i consolati (anche questi ottenuti grazie all’impegno mio e del PD) non sono aumentate e anzi, in assenza di direttive chiare, sono a volte addirittura tornate indietro a Roma; niente "assegno sociale" e "reddito di cittadinanza" per i cittadini all’estero, nemmeno per i poveri rimpatriati dal Venezuela; per non parlare del "decreto sicurezza", che invece di togliere l’assurda discriminazione per le donne che prima del 1948 non trasmettevano la cittadinanza o riaprire i termini per il riacquisto da parte di coloro che l’hanno persa, ha ristretto le norme per la cittadinanza per matrimonio e reso sempre più difficile quella ‘ius sanguinis’, trattando come terroristi e delinquenti coloro che presentavano ai Comuni italiani la loro richiesta.

Cosa hanno fatto allora il Sottosegretario Ricardo Merlo e il MAIE al governo? Mentre non muovevano un dito contro la riduzione della rappresentanza politica degli italiani all’estero, si sono molto impegnati (questo sì, glielo riconosciamo) per inaugurare nuove sedi diplomatiche o consolari. Merlo ha così tagliato il nastro della sede di Santo Domingo, dando seguito ad una decisione del governo del Partito Democratico di due anni fa; ha inaugurato la nuova sede del Consolato italiano a Recife (difeso e salvato dal sottoscritto e dal PD qualche anno fa, quando i parlamentari del MAIE non sapevano nemmeno dove fossero Recife e il nordest del Brasile); non è riuscito invece nella grande impresa della doppia-inaugurazione a Montevideo, dove il Sottosegretario prevedeva di inaugurare prima una nuova sede in affitto e dopo una appositamente costruita, con una duplicazione inutile dei costi e senza nessun impegno sul raddoppio (quello sì che andava fatto !) del personale in servizio presso il Consolato per migliorare in maniera seria e sistematica i servizi ai nostri connazionali.

La sceneggiata è finita. Nei prossimi giorni dovremo solo capire se il MAIE di Riccardo Merlo sosterrà la battaglia della LEGA di Salvini per nuove elezioni o il tentativo dei 5Stelle di dare vita a un nuovo esecutivo; o ancora, e la cosa non ci sorprenderebbe, se sosterrà qualsiasi governo e qualsiasi alleanza pur di mantenere la poltrona tanto agognata e conquistata, anche a costo di governare con quel Partito Democratico tanto disprezzato e vituperato. In politica, prima o poi, i nodi vengono al pettine; anche gli elettori (prima o poi, anche loro) torneranno ad esprimersi e a giudicare, sempre che esisterà una informazione libera e coraggiosa in grado di contrastare la propaganda e le ‘fake-news’ di chi troppo spesso si è nascosto dietro al silenzio di chi non sapeva o all’ipocrisia di chi non voleva vedere.

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