Beppe Grillo (foto depositphotos)

Che dire, di fronte all’incredibile spettacolo offerto dalla politica italiana in questo torrido agosto? La situazione è grave ma non è affatto seria, parafrasando ancora una volta il grande Ennio Flaiano. Dopo oltre un anno vissuto all’ombra di uno dei più pasticciati e pasticcioni governi della storia repubblicana, oggi assistiamo ad un surreale tentativo di allungare il brodo di una legislatura nata morta, in quanto priva di sbocchi strategici, ad opera di alcuni personaggi da sempre ai confini tra lo spettacolo e la politica da operetta.

In particolare colpisce l’immediata adesione del comico Beppe Grillo, fondatore a giorni alterni del Movimento 5 Stelle, alla bizzarra proposta di Matteo Renzi di mettere in piedi un governicchio con al centro la demagogica proposta dei pentastellati di ridurre il numero dei parlamentari. Oltre al piccolo dettaglio di realizzare una manovra finanziaria assai complicata e dolorosa, finalizzata a non far cadere sulla testa degli italiani la mazzata di un aumento dell’Iva per oltre 23 miliardi di euro.

Ovviamente, pur apprezzando il "disinteressato" tentativo dell’ex premier fiorentino di rimettersi in gioco replicando, probabilmente fuori tempo massimo, il giochetto riuscito a Matteo Salvini di vampirizzare gli scappati di casa a 5 Stelle, la mossa non appare tra le più felici in questo frangente. Se c’è infatti un modo per far crescere ulteriormente il già dilagante consenso della Lega è proprio quello di offrire al suo capo indiscusso l’argomento di un presunto inciucio di palazzo, sebbene ciò venga presentato con qualche valida ragione, come per l’appunto quella di mettere in sicurezza i conti pubblici, senza giungere all’estrema ratio del cosiddetto esercizio provvisorio di bilancio. In tal caso, ovviamente, non sarebbe più possibile impedire il paventato aumento dell’Iva a gennaio prossimo. Ma comunque, qualunque sia la formula con cui si riuscisse a bloccare temporaneamente l’inarrestabile ascesa di Salvini verso la poltrona di presidente del Consiglio, i problemi che l’Italia ha accumulato negli ultimi decenni, comprese le ultime follie dell’Esecutivo giallo-verde, non potranno essere affrontati da un accordo parlamentare dell’ultima ora a dir poco fragile.

Anche perché non credo che, sempre nell’ottica di salvare i conti pubblici da un dissesto che viene da molto lontano, la coalizione antileghista sarebbe in grado di percorrere la strada maestra di un taglio coraggioso ad una spesa pubblica sempre più fuori controllo. Personalmente resto dell’avviso, analogamente a ciò che pensavo quando i grillini stravinsero le politiche del 2018, che il Paese ha il diritto/dovere di sperimentare fino in fondo le mirabolanti ricette del grande comunicatore di turno, così da rendersi conto pienamente e sulla propria pelle se le medesime ricette siano praticabili sul piano concreto.

Restare, al contrario, invischiati nella palude di un sistema parlamentare dalle maggioranze variabili, soprattutto con una economia ferma e un debito pubblico inarrestabile, può solo ritardare il redde rationem imposto dal partito della realtà, ma non bloccarlo per sempre. Prima o poi il conto di una politica che continua a giocare coi "numerini", profittando di un elettorato poco affine con la matematica, dovremmo pagarlo. Su questo non ci piove.

CLAUDIO ROMITI

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