Con un ritardo non da poco, martedì sera il Comites di Montevideo ha fatto quello che avrebbe dovuto fare probabilmente da un po’ di tempo a questa parte: chiedere all’Ambasciata l’espulsione dei consiglieri della lista di Aldo Lamorte, autoesclusi da tempo dalla loro funzione di rappresentanti della collettività italiana dell’Uruguay democraticamente eletti.

È dall’agosto del 2017, infatti, che il gruppo è assente dalle sedute dell’organismo dopo la tormentata vicenda che portò a un cambio di esecutivo in seguito alle dimissioni di Claudio Melloni. Estromesso dal potere, l’ordine impartito da Lamorte ai suoi fu la via dell’abbandono e del boicottaggio al Comites in questi due lunghi anni di continue assenze. Una strategia, questa, che ha contribuito in maniera determinante ad affossare il Comites continuamente alle prese con le difficoltà per raggiungere il quorum necessario per le sue sedute.

Cala il sipario dunque su un raggruppamento nato come Maiu (Movimento Associativo Italo Uruguaiano) espressione –seppur sempre nascosta - del partito politico Maie (Movimento Associativo degli Italiani all’Estero) e fortemente legata al Partido Nacional uruguaiano. Il Comites si appella adesso al terzo comma dell’articolo 8 della legge 286 del 2003 che recita: “La mancata partecipazione immotivata ai lavori del Comitato per tre sedute consecutive comporta la decadenza dalla carica”.

Destino a cui presto potrebbero andare incontro Mario Coppetti, Fiorella Fazzini, Francesco Gentile, Eduardo Supparo e Ana Maria Bonito. Emblematico il caso di quest’ultima: entrata in sostituzione di Melloni, non ha mai messo piede alla Casa degli Italiani per formalizzare un incarico diventato invisibile. Ma ancora più grave, è bene ricordarlo, è stata la Fazzini che intascò di nascosto 20mila pesos di fondi pubblici per rinnovare la pagina web istituzionale come deciso unilateralmente da lei stessa in palese conflitto d’interessi. Uno scandalo finito nel dimenticatoio.

A salvarsi almeno per ora dalla richiesta di espulsione, paradossalmente, è lo stesso Lamorte che nel frattempo ha ottenuto la nomina governativa al Cgie a Roma senza abbandonare naturalmente la politica uruguaiana nell’anno chiave delle elezioni e restare così con un piede di qua e uno di là. A evitargli la richiesta di espulsione dal Comites gli è bastato riapparire dopo il lungo letargo di due anni nell’ultima seduta dello scorso giugno per venire a fare la spalla dell’ambasciatore Piccato sulla storia del nuovo consolato e scappare via subito dopo al seguito del diplomatico.

“Noi non vogliamo essere complici” - ha sintetizzato Filomena Narducci, membro dell’esecutivo - “e togliere agli altri rappresentanti di questa lista la possibilità di venire a lavorare”. Tra i possibili consiglieri che potrebbero subentrare ci sono: Mario Darino, Francesco Scanziani, Pascual Micucci, Alfredo Tortorella, Sergio Lazzarini, Willam Troisi, Patricia Bardini, Nelly Russomanno e José Panzardi. La palla adesso passa all’ambasciatore Piccato chiamato a mettere ordine una volta per tutte nel tentativo di raddrizzare ciò che resta di una storia diventata ormai una farsa.

di Matteo Forciniti

 

 

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