Contratti mai richiesti. L'ultima moda della truffa. All'opera i cosiddetti basisti in attività nei call center. La polizia postale ipotizza l'esistenza e l'attivismo di dipendenti infedeli. Agirebbero all'insaputa dei datori di lavoro, letteralmente all'oscuro di tutto. Agiscono come? Rispondono alle richieste con estrema gentilezza, di solito da un Paese dell'est Europa. Annotano con ammirevole disponibilità le lamentele degli utenti. Le chiamate riguardano di norma un guasto al modem o un problema di connessione a internet. Altrettanto diligentemente ne registrano i dati e promettono un rapido intervento da parte della società telefonica. É il momento in cui scatta il trabocchetto. La trappola. La truffa è servita. Capita a volte, purtroppo abbastanza spesso, che gli operatori infedeli non facciano uso corretto delle informazioni ricevute dall'utente, ovviamente ignaro e all'oscuro dell'inghippo. Come pure i datori di lavoro dei dipendenti, infedeli imbroglioni e truffatori.

L'utente si vede arrivare la richiesta di inviare via Whatsapp copia del documento di identità. I truffatori esterni al call provvedono poi ad utilizzare le informazioni. I malcapitati diventano intestatari di contratti telefonici mai richiesti. Su questa fondata ipotesi sta lavorando la polizia postale. L'indagine riguarda appunto una serie di raggiri via Whatsapp di cui sono stati bersaglio migliaia di cittadini italiani. Barbara Strappato, dirigente della polizia postale di Firenze, illustra come funziona il meccanismo truffaldino. "Le vittime ormai non si contano più perché le truffe sono sempre più credibili. I truffatori si presentano come tecnici di compagnie telefoniche".

In diversi casi la truffa è stata scoperta in seguito all'azione di utenti che si sono rivolti al servizio assistenza del proprio operatore telefonico per segnalare i guasti del modem-router. Dopo la segnalazione gli sventurati erano stati contattati per telefono da una persona al corrente del guasto, che per provvedere alla sostituzione del modem, richiedeva l'invio da parte dell'utente, via WhatsApp, di una copia del documento d'identità. Tranquillo l'utente, riteneva di essere stato richiamato dal suo operatore telefonico. Salvo poi scoprire di essere divenuto intestatario di un contratto mai sottoscritto. In qualche caso con un gestore straniero e con costi assai pesanti. Una micidiale trappola. Ideata e posta in essere da chi? Le indagini della polizia postale mirano a scoprire chi s'intromette (e come) fra l'utente e il vero gestore, fino ad oggi ritenuto del tutto estraneo alla truffa.

Tra gli inquirenti, al lavoro da almeno due anni, si fa strada l'idea che a veicolare le informazioni sui clienti siano "i basisti, dipendenti infedeli dei call center". Solo gli operatori che rispondono alle segnalazioni dei cittadini sono infatti al corrente dei disservizi che questi segnalano e sono in possesso dei loro numeri di telefono. Un altro aspetto bisogna considerare. E su questo insistono le indagini: le imprese di call center a cui le compagnie telefoniche affidano le comunicazioni con la clientela spesso lavorano per più di un gestione. Una preoccupante, rovinosa promiscuità. Più padroni e quasi tutti cattivi pagatori. Il fatto di lavorare per più gestori prevede premi per quei dipendenti che riescono a far stipulare un buon numero di contratti. Molte le ipotesi al vaglio degli inquirenti. Soprattutto una, questa: qualche dipendente potrebbe aver pensato di utilizzare questo sistema disonesto per garantirsi maggiori provvigioni.

Un'allerta è stata diffusa sul sito web della polizia postale. Il contenuto del messaggio social? Semplicemente l'invito agli utenti a non cadere nell'inganno. Quindi, massima attenzione alle parole, non cedere alle lusinghe, non fornire indirizzi e dati personali, tampoco gli estremi relativi a documenti d'identità. In forza di una certezza certificata: gli operatori telefonici non richiedono mai copie di documenti personali per interventi di assistenza; né tantomeno utilizzano Whatsapp per comunicare con la clientela. Sono questi i principi fondamentali da rispettare se si vuole evitare il classico bidone e non andare a ingolfare la lista dei truffati, già lunga. Piccolo manuale per l'uso. Istruzioni utili e punto. La polizia postale invita a non rispondere mai a richieste di documenti personali inviate da presunte compagnie telefoniche via chat.

La truffa ha preso intanto rapidamente piedi, nella trappola purtroppo sono finiti in tanti, presi al laccio dalle modalità di raggiro, che sono numerose. In alcuni casi, spiega la polizia postale, i truffatori contattano gli utenti per segnalare inesistenti rincari della loro tariffa telefonica e gli invitano a passare a un altro operatore. Ma non è tutto, c'è dell'altro, molto altro. I truffatori si spacciano talvolta per consulenti dell'Unione nazionale consumatori, l'Unc. Il cliente riceve la telefonata di un sedicente addetto della sua compagnia telefonica che lo informa di un rincaro. Una carineria, una gentilezza, o che cosa? Nulla di tutto ciò. Il fantomatico, sedicente consulente aggiunge che, nel caso non intenda accettare il rincaro, verrà contattato da un consulente Unc. L'imbroglione di turno cercherà di fargli stipulare un nuovo contratto. Logico pensare, a questo punto, che le vie della truffa telefonica sono infinite. Non proprio come quelle del Signore, però... Occhio, gente.

Franco Esposito

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome