Matteo Renzi e Luigi Di Maio

A partire dal colore che gli hanno appiccicato, il governo che si annuncia, sarà sostenuto dall’alleanza della ipocrisia. Lo chiamano giallorosso, povera Roma in tutti i sensi, e non ci riferiamo alla squadra di calcio che non brilla, ma alla capitale, come se non bastasse la incapacità della giunta che si ritrova. Verrebbe da chiedere dove sarebbe il giallo, a meno che non ci si riferisca ad un noir politico, dove i colpevoli veri guarda caso la fanno franca e vincono sempre. Insomma, un esecutivo sostenuto dalla piattaforma Rousseau, Boldrini, Fratoianni, Zingaretti, Renzi Fassino, dagli strateghi a latere coordinati da Napolitano a partire da Veltroni, D’Alema e Bettini, dite voi cosa possa avere di giallo.

Stiamo parlando oltreché dei grillini che in piazza alzano il pugno e gridano vaffa, del meglio degli ex Pci, dei rifondaroli comunisti, della crema dei cattocomunisti dicasi democristiani di sinistra, Franceschini e compagnia cantante. Bene, anzi male. A questo parterre de rois, per non far mancare nulla tra chi è saltato da un campo all’altro, si aggiungeranno Casini, Della Vedova, Lorenzin, e molti altri per i quali la poltrona è un totem. Ecco perché diciamo che a partire dalla colorazione che anziché giallorossa, è rossa, la maggioranza che si allestirà per mantenere in vita legislatura e poltrone, più che inusitata è spudorata.

Qui non si tratta solo di ricordare quello che si sono detti fino a ieri questi personaggi, gli insulti reciproci, i giuramenti sulla incompatibilità, le promesse solenni sul mai assieme, si tratta di onestà intellettuale e rispetto per gli italiani. Cercare infatti di far credere alla gente che questo governo sarà salvifico per solidità, coesione, stima reciproca, capacità di fare, rinnovamento e, per usare la parola chiave che tanto gira, "discontinuità", francamente è insopportabile. La realtà, l’abbiamo detto, è che queste persone non vedevano l’ora di cogliere la palla al balzo per inciuciare, sottrarre il paese alle urne, evitare che la gente gli sbattesse sotto gli occhi con il voto, il benservito, il foglio di via illimitato.

Parliamoci chiaro: chi può credere che tutti i bocciati, i perdenti, gli sconfitti, sia dalle elezioni più recenti, sia dai risultati di governo, sia dai sondaggi, possano improvvisamente diventare i salvatori della patria? Nessuno, tranne quei cittadini che ancora una volta verranno intortati dalle bugie. Insomma, in Italia la stragranparte della gente ha capito bene che si tratta dell’ennesima manovra opaca di palazzo, dell’ennesima scusa per evitare le urne, che se fossero aperte darebbero la vittoria al cdx con una maggioranza netta. Del resto la prova del nove arriverà coi provvedimenti del governo nato dall’alleanza dell’ipocrisia, tasse nascoste tra le pieghe per cercare di fare meno effetto possibile, aumento dell’iva alta, una patrimoniale dolce su qualcosa, persecuzione fiscale, bastonate sui capital gain. Tutto edulcorato con una parvenza di regalo sulla riduzione del cuneo fiscale, parleranno di primo passo nel più classico politichese, da qualche imposta sull’ambiente per la salvezza del pianeta, lo stop a quota 100, qualche soldo al sud spacciato per rilancio del mezzogiorno e del lavoro.

Si inventeranno una elemosina di grande effetto per i giovani in chiave elettorale, sui porti aperti per mendicare un po’ di flessibilità Ue. Saranno questi i temi del rinnovamento, della discontinuità, del cambiamento per il bene del paese che urleranno a reti unificate. Ebbene ieri abbiamo mutuato l’appello del "non ci sto "oggi citiamo Emile Zolà," il J’accuse", ma solo contro i ribaltoni, contro le alleanze ipocrite e contro l’evidenza. Evviva la democrazia, evviva il voto.

ALFREDO MOSCA

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