Le abbiamo viste tante, vestiti double face, cappotti che diventano giacche e gonne che si allungano, ma le scarpe modulabili, queste sì che sono una novità. Un'idea geniale, formulata, manco a dirlo da due giovani imprenditori italiani che dopo un periodo di lavoro e formazione all’ estero sono tornati nel Belpaese e hanno dato vita al loro progetto. Ma cosa significa scarpa modulabile? Semplice, vuole dire che sulla stessa suola si possono montare diverse tomaie. Quindi si possono avere diversi modelli e colori di scarpe utilizzando la stessa base. Sportive, classiche, casual: lo stile cambia in pochi secondi e con un notevole risparmio. Le ACBC sono un'invenzione moderna e soprattutto ecologica. Sì perché la produzione della suola è la fase che implica la maggiore emissione di C02 nel ciclo di vita di una scarpa. Comprando una sola suola e due skin al posto di due paia di scarpe, si taglia il consumo di materia prima – la plastica – e la quantità di energia necessaria per iniettare quella plastica nello stampo. Inoltre, con questa soluzione si allunga la vita della calzatura.

Una piccola rivoluzione nel modo delle calzature che ha il sapore tutto italiano. Dietro l’idea di Acbc ci sono due giovani imprenditori italiani con il pallino di cambiare il mondo delle calzature, Gio Giacobbe ed Eduardo Iannuzzi. Il primo un brillante passato come direttore generale di Trussardi per l’Asia e prima ancora per Peuterey e Tommy Hilfiger. Il secondo, consulente nel mondo del design industriale nel Regno Unito. Insomma un passato di successo per entrambi e nessuna reale necessità di ritornare nel Belpaese. Eppure, qualcosa convince i due "cervelli" a rientrare in Italia e cominciare il loro ambizioso progetto. "Avevo già sviluppato un altro brand di scarpe che si smontano, si chiama Veeshoo. Ho sempre avuto una grande passione per le sneaker-racconta Edoardo Iannuzzi direttore creativo e socio fondatore della Acbc -. "Nell’elaborare questa nuova proposta, ho cercato di unire all’appeal fashion una funzione sostenibile del prodotto".

L’idea di fondo di entrambi i soci è però quella di rinnovare un settore che è rimasto statico negli ultimi anni. Partendo dalle esigenze dell’uomo contemporaneo, che si sposta e viaggia molto, passa da un luogo all’altro nella stessa giornata. Praticità, innovazione e soprattutto un ridotto impatto sull’ambiente. Il progetto Acbc, infatti, ha anche il fine di ridurre l’inquinamento derivante dai processi produttivi, allungando il ciclo di vita delle calzature. La scarpa modulabile è infatti costituita da una suola su cui si possono montare "skin" diverse, a seconda delle necessità. Una zip speciale realizzata da Acbc permette di unire le due parti della calzatura, garantendo resistenza all’acqua e robustezza. "Con 10 suole e 100 tomaie a disposizione si possono creare fino a 1000 combinazioni diverse", spiega Gio Giacobbe.

Il prodotto completo costa in media 120 euro. La sua particolarità sta proprio nella zip, che è unica: la posizione e la tipologia permettono l’intercambiabilità. In questo modo, basta una suola e qualche tomaia per avere tante scarpe in un solo paio. Il concetto della scarpa modulabile nasce dunque con due esigenze: capacità di adattamento ai continui spostamenti e viaggi che sono alla base della vita contemporanea, e riduzione dell’impatto sull’ambiente causato dalla produzione. Senza rinunciare all’estetica. Una evoluzione che parte dal viaggiatore, quindi, ma che si rivolge a tutti. "Esattamente, basti pensare - spiega Gio Giacobbe- a quanto oggi infatti le persone siano sempre più "nomadi" e in costante movimento, anche solo rispetto a pochi anni fa. Sia dal punto di vista dei viaggi che, anche e soprattutto, come stile di vita quotidiano. In una giornata ci si sposta da casa al lavoro, alla palestra, al lavoro ancora fino alla cena o all'aperitivo: è una tendenza inarrestabile e, siamo convinti, che andrà ad aumentare ancora di più per le generazioni future. Quindi, siamo partiti da una esigenza e ci siamo messi al lavoro per soddisfarla".

Ridotto impatto ambientale. La sostenibilità infatti parte dal trasporto: una skin occupa poco spazio e ingombra l’80 per cento in meno di una scarpa. Questo vale per il trasporto fino al negozio, ma anche per il cliente: una volta comprata la scarpa, le tomaie, leggere e comode, si possono portare in uno zaino. Così da un lato il consumatore riduce il peso del suo bagaglio; e dall’altro, acquista meno paia e contribuisce ad abbattere l’inquinamento derivante dalla realizzazione delle calzature. "Comprando una sola suola e due skin al posto di due paia di scarpe, si taglia il consumo di materia prima – la plastica – e la quantità di energia necessaria per iniettare quella plastica nello stampo". Inoltre, con questa soluzione si allunga la vita della calzatura: "In genere – sottolinea Edoardo – si tende a scartare una scarpa prima dell’effettivo consumo della suola: non la indossiamo più perché non ci piace il colore o il modello, perché la tomaia si è sporcata o è vecchia, perché è diventata fuori moda". Sostituendo le skin, invece, una persona è più incline a usare la suola per tutto il suo ciclo vitale. "E poi c’è l’elemento del gioco, certo secondario ma molto percepito dal punto di vista commerciale ed emotivo: il cliente si diverte a cambiare ‘skin’ a seconda delle occasioni della giornata".

Una volta sviluppata l’idea i due soci nel dicembre del 2017 hanno aperto il primo punto vendita a Shanghai. La produzione era in Cina mentre la società aveva sede in Inghilterra. "Tutto è partito con la campagna di Kickstarter, che ci ha dato grande visibilità: il video che spiegava la nostra idea ha fatto il giro del web con 50 milioni di views senza sponsorizzazioni", ricordano i due fondatori di Acbc. "Abbiamo poi lanciato i primi punti vendita. E l’adesione al progetto di un nuovo socio ci ha portato a fondare Acbc srl in Italia". Un lungo viaggio durato un anno e mezzo, culminato con l’apertura di 35 punti vendita, otto in Italia, nove in Cina, il resto tra Nord ed Est Europa) e collaborazioni con Armani, Moschino e Mtv. "Abbiamo venduto finora 250 mila paia e stimiamo di piazzarne sul mercato altre 350 mila nel 2019", racconta Gio Giacobbe, precisando che il 70 per cento degli acquirenti è europeo. La società ambisce a espandersi in nuovi mercati: "Oltre all’Italia, dove apriremo altri 20 punti vendita monomarca Acbc, puntiamo a penetrare in Germania, Regno Unito e Francia. In Asia invece, guardiamo con sempre maggiore interesse al Giappone e alla Corea oltre che alla Cina".

I due imprenditori promettono che il futuro di Acbc sarà ancora più all’insegna dei prodotti green, grazie allo sviluppo del prototipo di una nuova scarpa sostenibile. "La nuova linea si chiama ‘Made with care’ e sarà rispettosa dell’ambiente non solo nella funzione ma anche nei materiali e nei processi produttivi", spiegano. La scarpa, che sarà prodotta in Italia ed è candidata al premio green carpet (titolo assegnato ai prodotti del fashion più attenti all’ambiente), sarà realizzata da uno stabilimento che sta riducendo le emissioni inquinanti. "E i materiali impiegati sono tutti con certificazione di sostenibilità, tra cui un’ecopelle fatta con gli scarti delle bottiglie di plastica, un velluto organico e una suola realizzata con sughero riciclato". La stampa di settore li ha definiti la "Apple delle calzature", un paragone molto stimolante per Gio Giacobbe che ribadisce quanto Apple sia sinonimo di qualità, design e innovazione senza compromessi. Un augurio, più che una definizione vera e propria, una aspettativa che i soci fondatori di ACBC vogliono realizzare.

Margareth Porpiglia

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