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Nuovo Governo, al Foro Italico l’aria è già pesante. Esperti della materia assicurano che diventerà insopportabile e irrespirabile nei prossimi giorni. Almeno per una delle due parti in guerra. La rottura è totale, clamorosa, non riparabile. E si sta consumando attraverso una serie di passaggi, dalla lite al divorzio. In singolar tenzone il Coni e Sport e Salute, la società voluta dall’ex sottosegretario Giorgetti, ora fuori della squadra di Governo. Un leghista peraltro intelligente, comunque braccio armato di Salvini. Al Coni aveva tolto 400 milioni, in pratica la cassa, riducendone ai limiti minimi i margini d’azione. Come da decreto legge, un’espropriazione vera e propria, alla quale continua ad opporsi il Comitato Internazionale Olimpico. Il Cio che minaccia di negare la partecipazione dell’Italia ai Giochi Olimpici e l’organizzazione delle Olimpiadi invernali, già attribuita a Milano-Cortina. Caduto il Governo, scocca l’ora della vendetta. Infiocchettata con parole opportune, civili i toni ma ferme le intenzioni, l’ha presentata in maschera Giovanni Malagò, presidente del Coni; il grande capo di Sport e Salute, Rocco Sabelli, il nemico da battere. Anzi di più, da cacciare dall’ala del Palazzo del Coni, al Foro Italico, dove ha messo l’uomo di qualità della Lega ha sistemato le tende. "Abbiamo noi l’uso del Palazzo, suggerisco a Sport e Salute di cambiare sede". L’invito-obbligo annunciato da Malagò in occasione della riunione della Giunta del Coni. Caduto il governo dei due premier, Salvini e Di Maio eterni litiganti il presidente del Coni Malagò chiede la rimozione di tutto quanto la Lega ha sistemato nella palazzina H del Foro Italico. Sembra di ascoltare la storica frase, "farisei fuori dal tempio". Malagò è intenzionato a togliere al nemico Sabelli anche le auto aziendali, non solo l’ufficio al primo piano. "I locali sono in comodato al Coni fino al 2032, le auto sono il frutto di un accoro Coni-Toyota". I dirigenti di Sport e Salute non le avranno più. Giovanni Malagò non intende fermarsi, la guerra è guerra. Inesistente il dialogo con Sabelli, non si parlano più. "Meglio staccarsi, l’abbiamo deciso prima della crisi di governo. Saremmo più piccoli, ma con dignità e la schiena dritta. Avremo la nostra pianta organica con centodieci persone e il nostro logo. Chiederemo di cambiare il loro, è troppo simile". Quindi, niente più casa, basta marketing, niente più sponsor. Ma le parti non avevano firmato l’accordo da tradurre in contratto di servizio entro il 30 settembre? Malagò non transige, indietro non si torna. "L’autonomia dello sport è sacrosanta, obbligatoria: non puoi dire al Coni si fa così o così, perché allora a mali estremi, estremi rimedi". L’accordo prevedeva decisioni condivise nelle scelte di marketing. "E dopo qualche ora arriva un pec che ci dice come è organizzato tutto, dalla A alla Zeta". Negli ambienti del Coni si parla addirittura di ingerenze di Sport e Salute nei rapporti col Cio. "L’organismo mondiale è molto contrariato per quanto è successo il 6 agosto con l’approvazione della legge delega. Sarebbe bastato leggere la lettera di James McLeod, dirigente del Cio. Quando parla lui è come se parlasse il presidente Thomas Bach". Lo sfratto di Malagò a Sabelli segue di pochi giorni la richiesta di un affitto da 1.429 milioni chiesto dal presidente di Sport e Salute. Ma a chi? Al Coni che ha in comodato fino al 2032 gli spazi di Palazzo H e dello stadio dei Marmi, di proprietà del vecchio Iusm. Un altro momento, questo, di una guerra senza esclusione di colpi. Abbozza Sabelli o replica? Risponde a Malagò, definendo i toni inaccettabili. "Inaspettate e ingiustificate le dichiarazioni del presidente del Coni. Nessuna insoddisfazione o critiche erano finora emerse sulla qualità dei rapporti dei rapporti e sul rispettivo reciproco rispetto che avevano consentito la stipula dell’accordo del 6 agosto". Il Foro Italico è in corto circuito. "Sapete perché Malagò ha perso il controllo dei nervi?". Sabelli prova a spiegare, tutto sarebbe nato, secondo lui, dalla gestione dei biglietti omaggio dello stadio Olimpico, per le partite di Roma e Lazio. Malagò ne aveva 536 a partita, ovvero oltre 20mila in una stagione di calcio da spartire. "Clientele", per Sabelli, che ora gliene garantisce solo 20; 12 se all’Olimpico gioca la Lazio. Malagò li ha rifiutati. "Non voglio usufruire di biglietti di Sport e Salute, solo così possiamo dimostrare che il Coni ha dignità". Al derby di domenica scorsa, per la prima volta nella storia, la tribuna dei cosiddetti vip era vuota. Atleti e tecnici ospitati da Lazio, Roma e da Sky. Sport e Salute, intanto, nei posti riservati al cerimoniale ha invitato al derby il loro controllore della Corte dei conti. Cambia il Governo, gira il vento, il mondo assume un aspetto completamente diverso. Un mese fa Malagò era lo sconfitto della nuova legge di riforma dello sport voluta dal governo gialloverde. Ora ha la forza di andare in guerra, nelle mani le carte servite dal nuovo governo M5S-Pd. La delega dello sport è stata affidata Vincenzo Spadafora, uno dell’ala oltranzista del Movimento, campano come Di Maio. Evidentemente Malagò ritiene ora di poter raggiungere buoni risultati. All’Economia, poi, non c’è più Tria; Gualtieri è un dem di provata fede. Il Mef, infine, è azionista unico di Sport Salute. Respira Malagò, l’aria diventa pesante per Sabelli. Resisterà al Foro Italico, o dovrà sloggiare davvero e farsi da parte? In giro si dice che potrebbe decidere anche di farsi da parte, ora che Giorgetti e la Lega non fanno più parte del Governo

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