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Per molti europei, la "Frontiera" per eccellenza è la frontiera americana del XIX secolo, il "Wild West". La percezione dipende probabilmente dal rude fascino dei cowboys e degli indiani —di "Tex" et al—e anche dalla forte penetrazione mediatica e cinematografica americana nel Dopoguerra. È invece poco presente il ricordo dell’altra frontiera, contemporanea con quella americana, il "Wild East" asburgico, la Militärgrenze—la "frontiera militare" orientale dell’Europa, dove si combatteva per tre secoli una guerra senza fine contro gli incursori turchi ottomani e i briganti. La frontiera non era una sottile linea di demarcazione su una mappa, ma un vasto territorio turbolento e "senza legge" di oltre 33mila km2, un largo cordone sanitario che proteggeva il regno asburgico—e l’Europa—dai pericoli in arrivo dall’Est, Islam e peste bubbonica compresi. Si estendeva per 1.900 km da Cluj-Napoca (in Transilvania, una volta "Clausemburgo" in italiano) nel nord per raggiungere l’Adriatico a Segna, oggi detta Senj, tra Fiume e Zara nell’attuale Croazia.

A differenza dei deserti e delle estese praterie dell’America, era più caratterizzata da buie e impenetrabili foreste. L’allarmante Transilvania—almeno agli occhi dello scrittore inglese Bram Stoker, che se ne servì come sfondo per il suo romanzo "Dracula"—era abbastanza caratteristica dell’insieme. Vista dall’Europa "civilizzata", la Militärgrenze era una terra selvaggia, spaventosa, popolata da violenti fuori controllo. Comprendeva anche parti delle attuali Croazia, Serbia, Romania ed Ungheria. I violenti c’erano, ma non fuori controllo, non del tutto. Gli austriaci risolsero il problema di come dominare in economia quelle terre desolate attraverso la creazione di una classe di soldati/contadini che, in cambio del servizio militare "a chiamata", ricevevano in assegnazione terreni da coltivare, l’esenzione dalle tasse e il grande vantaggio della scarsa attenzione delle autorità di Vienna. Erano i Grenzer—i "confinari" per gli italiani di allora oppure, più spesso, semplicemente i "Croati", anche quando non venivano dalla Croazia.

Non erano pagati e per lungo tempo dovevano fornire loro la propria divisa e le proprie armi. Formavano però una milizia ampiamente in grado di affrontare i razziatori turchi e, quando capitava, chiunque passasse con la borsa troppo piena. Erano però soldati splendidi, parecchio allo stato brado, ma duri come il cuoio vecchio e pronti a tutto. Meglio, ce n’erano tanti. Nel 1799 le autorità locali stimavano di potere mettere in campo 100mila uomini, uno per ogni otto residenti della zona di confine. Inizialmente configurati come fanteria leggera, col tempo i reparti Grenzer sono diventati la punta di diamante degli eserciti austro-ungarici, la fanteria di linea e d’assalto. Gli ufficiali erano perlopiù austriaci, ma trovavano prudente puntare le loro belve nella direzione giusta e poi farsi da parte.

Malgrado i tentativi di rafforzare il controllo della capitale—spesso motivati da una volontà "civilizzatrice"—la Militärgrenze fu per lunghi secoli governata (o "non-governata") a livello quotidiano più dai Grenzer che dagli austriaci. Ciò dalla fondazione del territorio di confine attorno al 1520 fino alla sua dissoluzione finale tra il 1871 e il 1881. Sappiano allora i cinematografari di oggi che anche l’Europa ebbe il suo West—seppure ad est—come gli Usa, anche se con giubbe più spesso bianche anziché blu, ma con l’aggiunta ideale di vampiri nonché di nemici esotici con tanto di turbante e scimitarra…

JAMES HANSEN

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