(foto depositphotos)

Forse sarà una coincidenza, ma all'indomani del cambio di governo in Italia e a pochi mesi del probabile cambio di governo in Argentina qualcosa si è sbloccato nell'inchiesta sui brogli elettorali avvenuti durante le elezioni del 2018. La Procura argentina infatti, dopo aver acquisito il contratto tra il governo italiano e il “Correo argentino”, ha accolto ieri la denuncia affidandola tempestivamente al giudice che nelle prossime settimane procederà con l’avvio formale del processo. Al centro della denuncia oltre quindicimila schede elettorali “sospette” concentrate in una decina (su novanta) sezioni elettorali di Buenos Aires; in queste sezioni si concentrerebbero il 90% dei voti che consentirono al Senatore Cario di essere eletto con l’USEI, con la conseguente perdita per il PD di un seggio ritenuto “sicuro”, anche grazie al successo personale di preferenze di Fabio Porta. Secondo la denuncia, presentata contestualmente in Italia e Argentina dallo stesso Fabio Porta e da Alberto Becchi (primo dei non eletti PD in Sudamerica) le migliaia di schede “anomale” concentrate in un pugno di sezioni di Buenos Aires sarebbero state votate quasi sempre dalle stesse mani, come sarebbe riportato dagli stessi verbali vidimati dai presidenti di seggio a Castelnuovo di Porto (la città italiana dove avviene lo scrutinio della Circoscrizione Estero). Ad aumentare i sospetti, e a fare accendere i riflettori delle Procure dei due Paesi sulla vicenda, lo “strano e repentino” passaggio del neo-eletto Senatore Cario dall’USEI al MAIE; pochi giorni dopo, proprio grazie ai due voti al Senato, il MAIE entrava nel governo Lega-5Stelle e il Senatore Merlo diventava Sottosegretario

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