(foto depositphotos)

Segnali di ribaltone in arrivo. La nascita del governo giallorosso, e/o Conte2, mette in crisi la Lega pure in viale Mazzini. La frenata dei programmi sovranisti già è in corso, ma niente cambi ai vertici dei Tg. Palese ma non dichiarato, il desiderio di buttare giù dal cavallo il presidente Foà, voluto fortissimamente da Matteo Salvini. Epurazioni e promozioni in vista, però il presidente non può essere sfiduciato. Sintonizzato da sempre sugli equilibri politici, in Rai si registrano comunque forti scosse sia nella governance che nella struttura industriale. Chiari i segnali in arrivo, a partire dal cda di giovedì prossimo. Il primo dopo la pausa estiva e il primo pure dal fresco avvento del Conte bis. Facile che si consolidi una nuova maggioranza all’interno dell’azienda. Per la rubrica, in Rai comanda sempre la politica, dov’è la novità? Indirizzi e decisioni discendono dal colore del Governo. Questo è giallorosso, paga dunque il sovranismo imposto soprattutto da Matteo Salvini. Potrebbe presto cambiare la nuova maggioranza in Rai. Si ritroveranno l’ad Fabrizio Salini, indicato dal M5S, come pure Beatrice Colletti, la dem Rita Borioni e Riccardo Laganà, delegato dei dipendenti. Si ritroverà in minoranza il presidente Marcello Foà, di ispirazione chiaramente leghista, con Igor De Blasio, salvinista pure lui, e Gianpaolo Rossi di Fdi. In definitiva, i Cinque Stelle cambiano pelle. Posseduto da crescenti timori, il presidente Foà tenta di blindarsi al settimo piano di viale Mazzini. Messo all’opera Pierpaolo Capone, fidatissimo, assunto come capo staff a 240mila euro l’anno. Ma riuscirà davvero il presidente a reggere l’assalto scatenato e agli appetiti del nuovo Governo? È saprà resistere pure la direttrice della prima rete, Teresa De Santis? Espressione del sovranismo spazzato via dal nuovo, come forma di ostinata difesa si starebbe dando da fare nel recupero di amicizie e trascorsi di sinistra, dissimulati alla grande durante il periodo di chiaro dominio della Lega in Rai. Partita la rivoluzione, le rimozioni sono già cominciate. Laddove il ribaltone, come detto, rischia di rivelarsi inefficace ai fini della detronizzazione del presidente Rai caro ai leghisti. Semplicemente perché la sfiducia in cda non è prevista; l’unico ad avere potere di revoca è il ministero dell’Economia, impegnato nei prossimi mesi in un lavoro durissimo, non più differibile, in molteplici delicati campi lontano da viale Mazzini. Laddove, per la rimozione del presidente Rai, non resterebbe che il ricorso al Tar, proposto da Rita Borioni contro la seconda votazione imposta in Commissione Vigilanza per rimediare alla primitiva bocciatura di Foa. Torna quindi d’attualità la verifica sulle schede della votazione, secondo il Pd truccate, che l’esponente forzista della Commissione ha sempre negato. Perciò Foa potrebbe asserragliarsi nell’ufficio al settimo piano di Viale Mazzini, in qualità chiaramente di ultimo dei mohicani. In realtà nuovo a metà, l’editore di riferimento progetta di fare piazza pulita in Rai. Reduce dal crollo degli ascolti estivi, un clamoroso flop ampiamente certificato dai dati, la De Santis è impegnata nel tentativo di realizzare gli ultimi desideri della Lega amata. Quali, di grazia? La blindatura di Marco Ventura, portavoce di Foa, come capo autore di "Unomattina", e l’ottenimento di un ufficio stampa dedicato per il conduttore Roberto Poletti, biografo di Matteo Salvini. Come pure il disco verde al contratto di Alessandro Banfi, pensionato Mediaset, per la "Vita in diretta". Manovre comunque ad alto rischio, dovendo intanto ricorrere, Teresa De Santis, al prossimo sottosegretario alle Comunicazioni per farsi difendere ove mai volessero mandarla via, in contemporanea con l’uscita obbligata di Carlo Freccero a novembre. Cambi in vista anche a Rai1, non solo a Rai2. L’obiettivo in chiave di sogno sarebbe quello della rimozione in blocco dei direttori dei due Tg. Sangiuliano e Carboni, apparsi troppo sbilanciati su Salvini. Il primo più del secondo. Ma Teresa De Santis, a caccia di coperture a sinistra, non intende mollare. L’ad Fabrizio Salini farebbe fatica a parare alcuni colpi. Anche se uno l’ha sventato con classe: la cancellazione della striscia affidata a Monica Setta all’interno di "Unomattina". Alla raccomandatissima resterà solo il weekend in trasmissione accanto a Tiberio Timperi. Mentre – pure questo è sicuro al cento per cento – sparisce lo spazio ipotecato a Simona Arrigoni, esterna alla Rai. Discorso rosso per la testimone di nozze del deputato laghista Luini. Il ribaltone è solo agli inizi. Parecchie teste gialloverdi sono destinate a saltare, si salvi chi può. Ne vedremo certamente delle belle.

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