Paolo Gentiloni (Depositphotos).

"Molte dichiarazioni sono rimaste ferme all'8 agosto. Con una certa arroganza qualcuno unilateralmente ha deciso di portare l'Italia alle elezioni da ministro dell'Interno e sempre unilateralmente e arbitrariamente di concentrare definitivamente nelle proprie mani tutti i poteri: pieni poteri.

Se questo era lo schema, l'obiettivo e il progetto è comprensibile che tutti coloro che lo hanno ostacolato per senso di responsabilità e nel rispetto della costituzionesiano diventati nemici…

Poi con calma nelle prossime settimane spiegherete al Paese cosa ci sia di dignitoso in tutti i repentini voltafaccia che ci sono stati in poche settimane": sono le parole con cui il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, forte di 169 sì (8 più del minimo necessario), ha concluso la sua replica in Senato, tra le sgangherate proteste dai banchi del Carroccio, dopo l’ultimo ripetitivo e rabbioso vaniloquio dell’ex-ministro dell’Interno.

Poco comprensibili alcuni no tra cui spicca quello di Emma Bonino, senatrice di "+ Europa", davvero difficile da capire nonostante i suoi poco convincenti tentativi di spiegazione e alla luce del sì espresso ieri alla Camera dai due rappresentanti della stessa formazione. Significativa in alcuni casi, come quello della senatrice Segre, superstite dell’Olocausto, la diversificazione di alcune posizioni: dei 319 senatori erano presenti 308 votanti, meno la presidente che di solito non vota per prassi; hanno votato la fiducia i due senatori del Maie ( Movimento associativo italiani all’estero) Ricardo Merlo e Adriano Cario; tra i 5 stelle si è polemicamente astenuto Gianluigi Paragone come il democratico Matteo Richetti e i tre senatori altoatesini dell’Svp; in particolare evidenza a favore del governo i senatori a vita Mario Monti, Giorgio Napolitano (assente ma ha detto che avrebbe votato sì) e Liliana Segre (nel giorno del suo 89° compleanno); assenti o semplicemente non hanno votato, due esponenti della nuova maggioranza, il 5 stelle Lello Ciampolillo e la dem Tatiana Rojc; non hanno votato anche Saverio De Bonis (Misto), cinque senatori di Forza Italia (Massimo Vittorio Berruti, Donatella Conzatti, Gabriella Giammanco, Fiammetta Modena, Laura Stabile).

Da questo noioso elenco risulta evidente che alcune delle personalità più rilevanti del Senato hanno alla fine scelto il sì dopo aver a lungo meditato. Il nuovo governo è ora pienamente in carica in maniera lusinghiera, nonostante le squallide bagarre della destra nel Parlamento e fuori, con la partecipazione delle frange più estreme e non appartenenti all’arco costituzionale per i loro chiari comportamenti che la Costituzione proibisce (o proibirebbe, se la Costituzione venisse appieno applicata.

In Europa, la nomina di Gentiloni a uno dei più prestigiosi incarichi mai ottenuto da un italiano (Commissario agli Affari economici), ha costituito la ciliegina sulla torta del nuovo governo, rafforzando la totale svolta italiana verso un futuro che, come vorrebbe Conte, si spera caratterizzato da un "Nuovo Umanesimo". Auguri a tutto il paese e tutti gli italiani, ovunque nel mondo.

di PIETRO MARIANO BENNI

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