Lo Utah è conosciuto, soprattutto, per essere la culla della chiesa dei Mormoni. È una terra sconfinata, di una bellezza unica, per superficie il 13º stato degli USA, grande appena poco meno dell'Italia (220.000 chilometri quadrati contro 300.000), ha però appena 3 milioni di abitanti e su questi sono circa 60.000 coloro i quali hanno radici italiani. Una piccola comunità che però si fa sentire, in particolare con la Festa Italiana che si svolge a settembre (questa volta il 14 e il 15) ogni anno, una tradizione nata soltanto nel 2015. Ma riesce a raccogliere già oltre 30.000 persone. Questa volta non è tanto l'entità del Festival che si deve sottolineare, per fortuna ce ne sono tantissimi in tutti gli Stati Uniti, ma come si è arrivati a concepirlo, cosa che rappresenta l'aspetto più interessante.

A Salt Lake City dal 1934 c'è la Italian-American Civic League, fondata all'epoca per essere una risorsa per le crescenti famiglie italiane che si stavano crescendo nello Utah. Da sola ha fatto tantissimo, portando la passione tricolore davvero in alto. Ma da qualche tempo ha avuto anche l'aiuto importantissimo di una professoressa nata in Italia, Giuliana Marple, descritta come una "costruttrice di comunità" da Nick Fuoco, direttore della Civic League. Insegna italiano alla University of Utah e i suoi studenti si avvicinano alla lingua di Dante per tante ragioni: per realizzare film, capirne la storia, ottenere un 'minor', studiare all'estero. E sì certo c'è anche la volontà d'imparare la lingua...

Ma quel piccolo dipartimento della University of Utah in poco tempo è diventato grande, se non per il numero dei partecipanti ai corsi, sicuramente per la volontà e le idee che ne escono. Mrs. Marple nel 2007 ha fondato l'Italian Club of Salt Lake, un circolo imperniato sulla comunità nel quale sono poi molti ex studenti della università che a loro volta insegnano l'italiano, una specie di catena che non si spezza mai. Ma la lingua rappresenta solo la fiammella iniziale, c'è poi la cultura, in generale, le testimonianze. "Perchè - afferma la prof - imparare la lingua non è solo stare seduti dietro a un banco".

Da Marple a Fuoco il passo è stato molto breve, e la collaborazione tra i due club, con l'aggiunta degli studenti della University of Utah, ha fatto sì che nascesse anche il festival. "C'era la necessità - ha sottolineato Mr. Fuoco - di mostrare la vibrante comunità italiana e di coinvolgere le persone". Già al secondo anno si è dovuta cambiare la sede, perchè ne serviva una più grande. Un successo forse imprevisto, ma comunque anche atteso in quanto gli 'Italophiles', italiofili, come piace definirli a Giuliana non smettono di aumentare.

Musica, gastronomia, danza, amicizia, sono questi i punti di partenza della Festa Italiana di Salt Lake che dopo aver superato quota 30.000 presenze (come dire la metà di tutti gli italo-americani residenti nello Utah) si pone ora altri traguardi: quest'anno infatti si vuole superare quota 40.000. E con la festa di due giorni i cui confini si allargano ogni edizione, aumenta anche la necessità di trovare nuove collaborazioni. Ecco allora entrare in campo gli studenti (o ex) un team di volontari che oggi sfiora le 40 persone. Quest'anno, per la quinta edizione, oltre alla gastronomia rappresentata dai ristoranti italiani locali, ecco l'artigianato, i giochi, anche se il punto più alto è rappresentato dalla musica. Una dozzina gli artisti, locali, nazionali e anche italiani come il duo Vincenzo Bencini & Luca De Paolis che la professoressa ha incontrato in Italia.

Suonano la musica con la quale sono cresciuta...". Un festival differente che combina una comunità culturale che condivide il proprio orgoglio e l'amore per le proprie radici, una comunità accademica che porta la passione e infine la comunità locale, composta da tutte le etnie, voglioso di dare come di ricevere. "Erano circa 9.000 persone quelle che hanno partecipato alla prima edizione - ha spiegato ancora Nick Fuoco - e quest'anno i proventi saranno donati alla Catholic Community Services of Utah per i senzatetto e i rifugiati. La Festa era qualcosa che volevamo fare al fine di offrire ai visitatori una autentica esperienza italiana. Senza dimenticare poi che tutto il nostro personale è composto esclusivamente da volontari. Gli italiani hanno dato molto allo Utah e in cambio abbiamo ricevuto tanto, così che adesso siamo entusiasti di poter restituire qualcosa alla gente di tutto lo stato e in particolare a chi ha più bisogno attraverso la due giorni della 'Festa Italiana'.

Roberto Zanni

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