Francesco Sabatini

Poche settimane fa, proprio sulle pagine di La Gente d’Italia, si parlava di una classifica delle lingue più parlate al mondo. A stilare questa classifica, "Ethnologue" e, secondo le ultime rilevazioni, dopo l’inglese, spagnolo e cinese, è l’italiano la quarta lingua più studiata. E chissà se tra i vari motivi che spingono gli studenti stranieri, oltre 2 milioni, a scegliere l’italiano, vi sia anche la Settimana della Lingua Italiana nel mondo che ormai da 19 anni, la terza settimana di ottobre, "avvolge" completamente tutti i continenti con eventi, dibattiti, iniziative dove protagonista indiscussa è la nostra, sempre più amata, lingua. Ed allora conosciamo l’artefice di questa intuizione.

E’ stato il primo "non toscano" a ricoprire la carica di Presidente della prestigiosissima Accademia della Crusca. Francesco Sabatini è nato infatti in uno dei borghi più affascinanti dell’Abruzzo: Pescocostanzo. Laureato in lettere nel 1954, ha avuto docenze in varie Università italiane, è stato Presidente della Società Linguistica Italiana e dell’Associazione per la Storia della lingua italiana, poi, nel 2000, diventa Presidente dell’Accademia della Crusca, primo non toscano docente dell’Università di Firenze, come già ricordato. Attualmente è Presidente onorario dell’Accademia nata nel 1585 con l’obiettivo di mantenere "pura" la lingua italiana. N

umerose le pubblicazioni, ricordiamo solo il Dizionario italiano, ed i riconoscimenti, come il Premiolino del Giornalismo, il più antico e prestigioso assegnato ai protagonisti del mondo dell’informazione, ricevuto per il suo impegno, sempre a favore della lingua italiana, nella trasmissione UnoMattina in famiglia. Mentre la rete diplomatica è in pieno fermento per definire gli eventi che caratterizzeranno la prossima Settimana della Lingua italiana nel Mondo, in programma dal 21 al 27 ottobre, abbiamo incontrato il Professore Sabatini che come Presidente dell’Accademia della Crusca, nel 2001 ideò questo evento.

Alle sue parole, il racconto delle motivazioni e gli obiettivi che si nascondono dietro questa intuizione. "Mi sembrava il momento giusto per proiettare fuori dal nostro Paese eventi che riguardassero la lingua, anche perché vi sono tante iniziative di altri Paesi per le loro lingue, e l’Italia ha sì il Ministero degli Affari Esteri, ha la Dante Alighieri ma non aveva una iniziativa specifica, concentrata in una settimana, che facesse convergere forze diverse come Università, Accademie, Circoli culturali, intorno al tema della lingua italiana fuori l’Italia. Sentivo quindi la necessità di creare un evento dedicato esclusivamente alla lingua e non soltanto, genericamente, a manifestazioni culturali. Mi trovai ad illustrare questa idea al Ministero degli Esteri, allora il Direttore per la promozione culturale era l’Ambasciatore Facco Bonetti che la trovò molto opportuna, così, con l’appoggio degli Istituti di Cultura sparsi nel mondo e del Ministero dell’Istruzione, abbiamo avuto la consapevolezza che la cosa era possibile, ed infatti è stata realizzata.

In sintesi, si trattava di concentrare tutte le forze disponibili verso questa iniziativa da svolgersi nell’arco di una settimana, c’era quindi la possibilità di lanciare il tema per tempo e spingere tutti ad impegnarsi in quella precisa settimana: era una strategia mirata a questo obiettivo. Quindi la Settimana della Lingua Italiana, nata nell’ambito dell’Accademia della Crusca, proposta da me quando ero Presidente, è diventata la forma più coinvolgente e concentrata nel tempo per cui docenti, associazioni, esportatori del meglio dell’Italia, si sono sentiti subito coinvolti. Dopo 19 anni è una prova importante, una dimostrazione che occorreva e che vede coinvolti docenti di italiano e scrittori anche dall’Italia: non era mani accaduto in una forma così organizzata."

E’ stata una felice intuizione visto che siamo arrivati alla diciannovesima edizione. Il tema scelto per l’edizione del 2001 era “La lingua italiana nel tempo, da dove viene e dove va”. A distanza di circa vent’anni, la lingua italiana, oggi, dove è arrivata?

"Credo che dopo 20 anni di iniziative varie, dibattiti, convegni, incontri, riflessioni di vario genere, siamo arrivati ad una maggiore consapevolezza dell’importanza della lingua, per lo meno una certa febbre della lingua si è manifestata e questo è necessario. Certo, bisogna anche pensare a come reagisce la scuola che, secondo me, deve far crescere la consapevolezza di impegnarsi di più. In generale, forse ancora non si è manifestata l’azione diretta, mirata, ma c’è comunque una consapevolezza maggiore, anche perché esiste la concorrenza con l’inglese, e il fatto che ci sia una pressione forte per la diffusione, il radicamento dell’inglese, che è anche una necessità, ci spinge a porci la domanda: ‘… e l’italiano?’ Mi sembra che in questi anni si sia sviluppata una maggiore consapevolezza, perlomeno in alcuni ambienti, dell’importanza di tutelare e divulgare la nostra lingua. E’ anche vero che esiste una forte pressione di molti fenomeni che sono naturali nelle lingue, penso alla velocità, ai mezzi nuovi attraverso i quali usare l’italiano, quindi l’impegno, vorrei quasi dire la ‘battaglia’ è più accanita, perché non bisogna mai allentare la pressione in questa direzione, ovvero migliorare l’uso della lingua e aggiornarne l’uso, questo è necessario. Per rispondere definitivamente alla sua domanda, c’è maggiore consapevolezza, maggiore preoccupazione, questo fa bene, ma di iniziative specifiche ve ne sono ancora troppo poche. L’Università, ad esempio, dovrebbe impegnarsi di più nella formazione dei docenti di lingua italiana, questo va sottolineato fortemente. L’altra fonte di aiuto sono i media, quindi televisore, radio e altre forme di comunicazione social, usiamolo pure questo termine, e anche lì i responsabili dovrebbero impegnarsi di più. In sintesi: non si può abbassare la guardia!".

Quest’anno, il tema scelto per la XIX edizione, è “L’italiano sul palcoscenico”: quale influenza ha avuto il palcoscenico sulla nostra lingua?

"Certamente parlare, e mi riferisco quindi all’uso parlato della lingua, ad un pubblico esteso, perché una cosa è parlare a due, tre persone, un conto essere ascoltati da 200 o 2000 persone, fa la differenza, quindi l’uso sul palcoscenico è un canale molto importante per la diffusione e l’affermazione della lingua. E l’italiano se n’è giovato molto. È vero che l’opera lirica usa un italiano poco comprensibile ai più, però intanto ha musicalità, la cantabilità che comunque avvicina alla lingua, mentre il discorso sulla prosa è diverso, il teatro di prosa ha influito meno perché meno frequentato. Quello che ha giovato all’italiano è stata l’opera lirica, in questo modo, accompagnata dalla musica, ha contribuito a diffonderlo nel mondo, ad esempio in Europa quando non avevamo forze né militari, né commerciali né di altro genere, abbiamo diffuso l’italiano attraverso Mozart, Verdi, Rossini. Per quanto riguarda l’effetto che il teatro di prosa, insieme al cinema, possono arrecare alla lingua, è indubbio che si tratta di canali importanti perché ‘parlati’ e rivolti ad un pubblico molto esteso, soprattutto il cinema, e poi c’è anche il piccolo schermo che possiamo definire un piccolo palcoscenico: mettiamoli tutti insieme e usiamoli al meglio sempre pensando alla nostra lingua."

Lei ha contribuito a divulgare l’amore per la nostra lingua non solo con l’insegnamento e le pubblicazioni, ma anche attraverso la televisione. Dal 2009 molti telespettatori ricorrono a lei, grazie alla rubrica “Pronto soccorso linguistico” trasmessa da “Uno Mattina in famiglia” (RaiUno), per sciogliere i loro dubbi. Vi sono domande, problematiche ricorrenti per le quali chiedono il suo aiuto?

"Intanto lei ha usato l’espressione ‘amore per la lingua’, sì, possiamo usarla questa espressione, perché si tratta di un patrimonio interno all’individuo e alla società, un patrimonio di risorse che abbiamo dentro ognuno di noi, ci appartiene come la respirazione, come la circolazione del sangue. Bisogna capire quanto sia vitale la capacità di usare una lingua propria, profondamente radicata in sé, parliamo pure di amore della lingua, ma anche di conoscenza e impegno. Per quanto riguarda le domande che arrivano in trasmissione, in pratica comprendono tutti gli aspetti della lingua e riguardano, in buona misura, il significato delle parole, non conoscendo il significato si usano a vanvera e anche le costruzioni sono traballanti, ad esempio è frequente l’uso ‘da quando ero bambino…’… ma non lo sei più un bambino… ci vuole un riferimento a qualcosa che resta, mentre ‘da quando mi chiamo Francesco’ si può dire perché continuo a chiamarmi Francesco; ‘da quando ero bambino’, non va, è illogico… quindi errori di semantica e significato delle parole. La velocità e la mancanza di riflessione portano a questi errori, poi ci sono questioni di accento che non sono così gravi, l’accento si può correggere facilmente… che altro… direi sostanzialmente questo: povertà e improprietà di lessico, con tutte le conseguenze anche di stortura sintattica della frase, e questioni di grafia e pronuncia."

Lei ha parlato di eventi tesi a divulgare la lingua italiana nel mondo: che ruolo hanno avuto i nostri connazionali all’estero in quest’ambito?

"Certamente un ruolo molto importante ed incisivo, perché grazie alla lingua hanno sentito vicino la presenza dell’Italia e hanno trasmesso anche ad altri la bellezza della nostra lingua, e poi, grazie alla Settimana della Lingua italiana, sono stati coinvolti nelle varie iniziative, è stato anche un modo per riagganciare una grande fetta di oriundi italiani. E’ bene ricordare che tanti italiani all’estero, nei decenni trascorsi, non hanno mai posseduto la lingua italiana, spesso si dice che avevano dimenticato l’italiano, ma non è così, si commette un errore, perché non ‘possedevano’ la lingua, conoscevano ed esportavano il dialetto, pochi conoscevano l’italiano, però il richiamo all’Italia, alle tradizioni culturali, ai grandi capolavori, li ha certamente inorgogliti e coinvolti. L’obiettivo della Settimana della Lingua Italiana era anche, forse prima di tutto, proprio quello di farci sentire dagli oriundi italiani che hanno un’immagine, un ricordo, un desiderio dell’Italia molto forte."

di GIOVANNA CHIARILLI

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