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Un carico di 23 tonnellate di arance uruguaiane è stato recentemente bloccato in Italia dove ne è stato impedito l’accesso per via dei residui eccessivi di un erbicida secondo quanto denunciato dal Rasff (Sistema di allerta rapido per alimenti e mangimi). Le analisi delle autorità fitosanitarie europee hanno riscontrato nelle arance -il cui valore si aggira intorno ai 15mila dollari- tracce di fenthion per un valore dieci volte superiore alla soglia tollerata in una proporzione di 0,1 milligrammi per chilo.

Usato per combattere la mosca della frutta, questo erbicida è stato inserito nella categoria 2 di pericolosità da parte dell’Organizzazione Mondiale della Salute ed è altamente controllato all’interno dell’Unione Europea dove è previsto un limite massimo nei residui di 0,01 milligrammi. Le autorità uruguaiane sono intervenute subito dopo la notizia del sequestro del carico in Italia in un modo abbastanza ambiguo: se da un lato tranquillizzano la popolazione scongiurando effetti per la salute, dall’altro stabiliscono nuove misure restrittive. "È stata trovata una quantità che è solo lo 0,1 su un milione" ha affermato il direttore dei servizi agricoli del Ministerio de Ganadería Federico Montes che ha comparato questo numero con "il limite dalla Fao e dell’Organizzazione Mondiale della Salute che è 2 su un milione". Ciò che è stato trovato in Italia è "una minima parte e non è nocivo per la salute. Questo sequestro non avrà conseguenze sul nostro mercato dato che la frutta continua a entrare in Italia in modo regolare". Allo stesso tempo però la direzione generale dei servizi agricoli del Ministerio de Ganadería ha annunciato che entro la fine dell’anno in Uruguay verrà definitivamente eliminato il fenthion in base a una misura che era stata già precedentemente stabilita. Questo carico di agrumi è solo l’ultimo di una serie di prodotti uruguaiani bloccati in Europa a causa delle sostanze nocive incontrate. Basta ricordare il caso del miele con presenza di glifosato sequestrato in Germania nel 2016 che provocò un terremoto nel settore dell’apicoltura. L’Efsa (Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare) ha inserito le arance uruguaiane tra i 10 peggiori alimenti importati dall’estero secondo un documento del 2017: su queste arance le analisi hanno riscontrato che ben il 19% dei campioni sono contaminati da additivi.

In che stato si trovano le arance che vengono prodotte in Uruguay e quali conseguenze hanno sulla salute umana? C’è davvero da preoccuparsi come sostengono le autorità europee? I produttori italouruguaiani hanno accolto la notizia del sequestro fatto in Italia con un certo fastidio e adesso ci tengono a difendere la loro reputazione. "Ancora una volta l’Europa scarica le sue responsabilità sul Sud America, questo sequestro risponde solo a una politica protezionista" sostiene Ricardo Guarino, titolare di un’impresa che porta il suo nome e vende agrumi in tutta Europa e anche in Italia. La tradizione della famiglia Guarino remota alla fine dell’ottocento quando nella zona di Salto avviò la produzione un immigrato originario della Lombardia, il nonno di Ricardo. "Le nostre arance in Uruguay sono sicure, questo è un caso isolato e non c’è da preoccuparsi. Noi rispettiamo tutte le norme europee oltre naturalmente ai controlli che vengono fatti qui che sono anche molto severi. La realtà è che stanno cercando di screditarci. Anche in Europa si usano pesticidi e nessuno dice niente. Io viaggio spesso, queste cose le ho viste e so di che cosa parlo. C’è poi un altro aspetto che bisogna considerare: noi qui permettiamo l’ingresso di prodotti europei inquinati e non è mai stato fatto nessun problema". Ancora più duro, Guarino dubita della veridicità delle analisi fatte dal Rasff: "Questi numeri bisogna prenderli con le pinze, sicuramente sono esagerati. Al suo ritorno il carico di arance sarà analizzato ancora una volta e vedremo i risultati".

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