La locandina del film

Oggi mi é venuto in testa di fare il critico cinematografico. Il Direttore di "Gente" mi dice che posso scrivere ció che mi pare, quindi oggi faccio l’esperto in cinema. Ovviamente non lo sono, ma ci provo. Purtroppo sono poche le occasioni di vedere un film italiano a Montevideo: quindi quando appare un titolo, subito corro con mia moglie o al cinema senza preoccuparmi di quale é la storia o se si ride o si piange davanti allo schermo. Continuiamo a credere profondamente nel cinema italiano. È stata questa la volta di un film delizioso, che é scappato ai grandi circuiti. È la pellicola Ricordi? del regista Valerio Mieli, presentata a Montevideo nella sala di Cinemateca e in quella dell’Alfabeta.

Il film é proprio un gioiello sia per la mano esperta di Mieli, sia per le interpretazioni di Linda Caridi e Luca Marinelli, attori poco conosciuti da queste parti, ma con tale spontaneitá ed empatia, che sembra averli conosciuti da sempre. La trama del film é semplice, si scioglie tra le mani: una storia d’amore che dopo il cumulo di tante "piccole fratture" finisce in separazione. Fin qui non c’é niente di originale, ma é la mano saggia del regista che fa dell’incontro e la lontananza dei due protagonisti, una storia che fa pensare e ci fa retrocedere ai nostri ricordi, belli e brutti che siano. Proprio perché é una storia comune a tanti, i protagonista non hanno nome: sono "Lui" e "Lei".

Lui" é un giovane docente universitario di storia romana, complesso e di carattere difficile, che cita continuamente i fatti del passato. "Lei" é l’opposto: ottimista, radiante, con un sorriso sempre solare. Anche "Lei" insegna - al liceo - e vive nel presente, ritenendo tuttavia che "una cosa è già bella durante, non solo dopo, quando te la ricordi". Per "Lui" i ricordi sono qualcosa da impilare uno sopra l'altro, senza riuscire più a distinguere i confini fra presente e passato, e senza essere capace di immaginarsi il futuro. La storia mischia futuro e passato, mostrando un amore che non procede in modo lineare, ma avanza tra continui andirivieni di flash back e flash forward.

Non é un racconto a lieto fine, perché inesorabilmente il sorriso ostinato di Lei si scontrerá con una visione esistenziale di lui, che scivola verso il pessimismo. "Mi sono squallidito", ripete "Lui" in due occasioni, inventando un verbo che non c’é, ma che fa capire tante cose. Il film mostra una storia di vita costruita attraverso i ricordi, ora belli, ora brutti. Lui e Lei rivivono i momenti felici e quelli tristi, i momenti dell’amore e quelli della separazione, scrutati con particolare sensibilitá dalla lente di Daria D’Antonio (nella "fotografía"), in un unico flusso di colori ed emozioni. Nel loro percorso, ricordiamo i nostri fatti del passato: ci sorprendiamo ragazzi, ci vediamo nel primo approccio d’amore, scopriamo ricordi, che possono stimolarci o farci cadere.

Con l’aiuto dei ricordi possiamo trasformarci, crescere, maturare. Ma i ricordi possono anche farci retrocedere a una realtá piú oscura, dalla quale rischiamo di non uscirne. La storia di "Lui" e "Lei" é parte della nostra storia, dei nostri ricordi; forse l’uno e l’altra sono i due risvolti delle nostre voci interne: quella ridente, e l’altra che a volte ci fa "squallidire": "Ricordí?" é un film vero: la sua autenticitá colpisce inesorabilmente lo spettatore. Ma é pure un film pieno di colori naturali: le piante, i fiori, il cielo, il mare, gli antichi casolari sono gli altri protafonisti di questo film, che non a caso ha vinto al Festival di Venezia 2018 il premio del pubblico. Ma non solo i colori illuminano la nostra anima. È anche un film di odori, perché i ricordi possono essere riesumati da un profumo. Cosí accade a "Lui" in una bellissima scena, quando annusa in una boccettina di vetro il profumo di "Lei". Se il film é ancora al cinema, vi suggerisco di vederlo. Naturalmente oltre la delicata storia, appare la bellezza della nostra lingua, piena di ricche sfumature nelle riflessioni e nei ricordi di "Lui" e di "Lei".

JUAN RASO

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