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I finanziamenti previsti nella manovra ora all’esame del parlamento “non ci consentono di svolgere le attività previste dalla legge”. E’ quanto ha denunciato il Comitato di presidenza del Consiglio generale degli italiani all’estero (Cgie), sollecitando il governo a garantire le coperture necessarie per “le attività che la legge ci impone”. Incontrando la stampa al termine di tre giorni di lavori alla Farnesina, il segretario del Cgie, Michele Schiavone, ha raccontato che “fino a martedì ci erano stati forniti dei numeri sulla manovra che avevamo appreso con grandissimo sollievo, ma durante la notte ci siano resi conto che quanto indicato nella relazione di governo era falso”, perchè la “tabella sei del ministero degli Esteri che fino a lunedì scorso contemplava poco più di un milione, stanotte dava la cifra di 607.500 euro”. Si tratta, ha precisato Schiavone, del capitolo che riguarda il finanziamento annuo alle attività del Cgie per il 2020, 2021 e 2022. Attività che la vice segretario Generale per i Paesi Anglofoni extraeuropei, Silvana Mangione, ha tenuto a precisare: “Spese per i 63 componenti del Cgie, una plenaria annua, sei comitati di presidenza e due tornate di Commissioni continentali”. Da parte sua, il vice segretario generale per l’Europa e l’Africa del Nord, Giuseppe Maggio, ha ricordato che “Comites e Cgie sono emanati da una legge dello Stato e una legge dello Stato deve avere coperture finanziarie” e già “da anni siamo in situazione di illegalità”. Eppure, ha sottolineato, “noi vediamo che per un solo euro dato alle comunità all’estero, ne tornano indietro 10”, ricordando così il contributo delle rimesse al Pil italiano. Rimesse “non solo più finanziarie, ma di tipo scientifico e professionale”, ha rimarcato Schiavone, ribadendo che “il contributo delle nostre comunità al Paese è continuo, incessante e ci aspetteremmo di più da un Paese moderno”. “Non possiamo accettare che gran parte del lavoro svolto dalle rappresentanze nel mondo ricada quasi esclusivamente sull’impegno del volontariato – ha proseguito Schiavone – perché in giro per il mondo abbiamo Comites che non sono più in condizione di rispondere alle loro esigenze, programmazioni e obiettivi”. E “l’incertezza sui fondi mette in discussione le stesse elezioni dei Comites”, in scadenza nel 2020. A fronte di questa situazione, “cercheremo di intervenire con i nostri referenti in parlamento, auspicando un’azione da parte dei parlamentari eletti nella circoscrizione estera”, ha aggiunto Schiavone, concludendo sul fatto che “non vogliamo regali, ma almeno il minimo per tutelare i diritti degli italiani presenti nei cinque continenti”.

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