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L'estremismo espressivo in pensieri e parole, intriso di volgarità gratuita e causa di comportamenti violenti, di sopraffazioni non solo verbali, caratterizza ormai questo tempo presente. Non può definirsi un valore negativo ed incivile puramente italico, ma è come una orribile calzamaglia, stretta e maleodorante, che è impossibile sfilarsi e angustia la maggior parte dei terrestri. Non esiste più il valore intrinseco della dialettica costruttiva, anche radicale di destra o di sinistra, applicata secondo le regole non scritte del rispetto e dell'educazione reciproca, ma imperversa la ricerca della "rottura" a tutti i costi, per abbattere il muro avversario, per sostenere una lotta senza quartiere, possibilmente senza prigionieri: perché si parla e si scrive per ferire, per negare anche verità inconfutabili, per sopprimere la dignità dell'uomo.

Si parla per emettere suoni, fiato e parole senza senso e idee. È il mondo di mezzo, il suburbio che si arroga un ruolo centrale e pandemico, infettando i ruoli istituzionali; è la definitiva consacrazione a leaders del Paese di comici, guitti, cantanti, sia postcrocieristi che neomelodici, che "influenzano" senza reale carisma, col loro background da "cafoni arricchiti". Basta organizzare movimenti estemporanei, insurgenti o negazionisti, magari con il segreto scopo di adire a generosi o generici sovvenzionamenti, per rifarsi il "maquillage" e dichiarare di essere pronti a lavorare per il bene dei cittadini. È un ritornello stonato e discorde già sentito, è il pentagramma di un pressapochismo abile nel nascondere omofobie e xenofobie.

In una Nazione dove essere scampati ai lager di sterminio di massa e proporsi come viatico di una stagione di dialogo e condanna a qualsiasi estremismo fobico, ha prodotto la necessità di una scorta! Dove, per l'ennesima volta, l'aspirante statista imbalsamato ha perso un'occasione per "risorgere" dalle fasce e, per un beffardo contrappasso, oggi chi abbia ancora a cuore il destino di FI, dovrebbe "tifare" Carfagna! Non è soltanto il negazionismo storico dell'Olocausto, ma quello ignorante e distratto delle nostre storie personali, dei nostri contributi, delle nostre battaglie vinte ed anche delle nostre sconfitte. Perciò l'antisemitismo strisciante non va sottaciuto o ridotto ad un fortuito caso di cronaca, perché rappresenta la parte affiorante di un terribile, pericoloso iceberg ideologico, che sciogliendosi con l'effetto serra e sminuzzandosi può rivelarsi devastante ed infestante a qualsiasi parallelo.

È il sintomo più evidente di un malessere generazionale, in cui, noi vecchi abbiamo fallito, aderendo a semplici "stati di campo", nel trasmettere ai giovani un'unica verità, senza colore, senza contrasti d'idee: la violenza, la prevaricazione, la chiusura reazionaria a tutto ciò che è o sembra "diverso" rappresenta il segnale più immanente della fine del genere umano e del mondo conosciuto. Un mondo globale non può "inciampare" in guerre di religione o faide tribali.

Il negazionismo antisemitico è antiarmeno, anticurdo, antitibetano; è l'elogio del genocidio! I nostri amministratori locali, regionali, nazionali e internazionali hanno perso l'uso del pensiero prima di parlare o di agire, chi più chi meno. Passano da una figura meschina all'altra. Allora sono inadeguati o furbastri? Niente di tutto ciò, sono soltanto quel che passa il convento! Molto poco in verità, parva materia: una vergogna italiana, per cui non vale manco la pena di una solenne ramanzina o bastonatura.

ANONIMO NAPOLETANO

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