alitalia (foto depositphotos)

La cordata non quaglia, il progetto non decolla. Alitalia condannata nell’hangar dell’incertezza. Solo dubbi e problemi. Gravi, gravissimi. Alitalia è una compagnia cannibale, divora soldi. Un rosso di 164 milioni realizzato in sei mesi. L’inquietante, drammatico, tragico dato diventa pubblico attraverso "Affari&Finanza", oggi in edicola. Su Alitalia tempesta permanente alternata a fitta nebbia. Ipotesi lontanissime, se mai realizzabili, scampoli di sereno. Il futuro dell’ex compagnia di bandiera più volte fallita e rimessa in piedi dai cosiddetti prestiti ponte (sfilati dalle tasche di noi italiani), buffi incredibili e grandiosi, è avvolto in una gigantesca nebulosa. Affari&Finanza dedica all’impasse irrisolvibile di Alitalia la sua copertina. Un pozzo senza fine, Alitalia: ogni ventiquattro ore brucia 906mila euro. Alla voce perdite, ovviamente. Traduzione: noi italiani, dopo aver speso 1,5 miliardi negli ultimi due anni per tenerla in linea di volo, dovremo mettere mani di nuovo al portafoglio. Ma per fare cosa, visto che questa causa è catalogabile tra quelle perse in partenza? Lo scopo dell’esborso collettiva, una stramaledetta e ripetitiva questua nazionale, è riuscire a trovarle un partner. Alitalia continua a essere una pazzesca macchina mangiasoldi. Malgrado sia freschissima reduce da trenta mesi di commissariamento. Una frana totale: i costi operativi, in primis il carburante, i contratti di leasing, l’handling, ovvero come produrre assistenza a terra, la manutenzione, i diritti di volo, i contratti con il personale. La lista globale sarebbe lunghissima, fermiamoci qui per carità di patria e di bandiera. Vine esclusa da qualsiasi valutazione una eventuale congiuntura internazionale avversa tra il 2009 e il 2015, che non c’è stata. Al contrario, ma non in controtendenza, le compagnie aeree mondiali hanno realizzato 196 miliardi di utili. Profitti traducibili in 50 milioni al giorno. I numeri di Alitalia dicono questo: gli stipendi di piloti, hostess, personale dei servizi a terra costano 1,52 milioni al giorno. In proporzione, il 19% dei soldi incassati. Appena meno del 20% di Iberia e British Airways e molto meno di Lufthansa e del 30% di Air France. Ne consegue una considerazione finale, parecchio emblematica: il modello di business è sbagliato da dieci anni. Affari&Finanza pubblica anche l’analisi sul caso Iliad. Le tariffe stracciate ci sono, vengono praticate, ma i conti di chi le pratica non tornano. Si tratta di un altro grande mercato europeo in cui tira una cattiva aria. In particolare quello delle Tic, che hanno posto sotto i riflettori Iliad. La telco francese fondata dal tycoon Xavier Niel. Il caso ha messo a soqquadro margini e quote di mercato. Prima in Francia e, successivamente, in Italia nell’ambito del mobile. Dove si è registrato appunto il problema delle tariffe stracciate. Da un lato il grande, preoccupante, allarmante casotto Alitalia; dall’altro, la grande corsa in termini di abbonati che stanno però tenendo dietro i conti. Il settore vive un’epoca di grandi investimenti tra fibra e 5G nel mobile. Iliad accusa, in questo momento, a corto di liquidità. Una spiacevole inquietante situazione del tutto simile a quella di Alitalia. Il fondatore Xavier Niel è corso ai ripari attuando l’unica soluzione a sua disposizione: l’intervento mirato si è esplicitato direttamente iniettando risorse fresche e provvidenziali. Un miliardo e 400 milioni di euro nell’intento di invertire la tendenza negativa. Malissimo Alitalia, male Iliad però in forte ripresa grazie allo scossone provocato da Niel, ma c’è anche qualcosa che va. Funziona alla grande il settore immobiliare a Milano. Una clamorosa sorpresa, c’è finalmente qualcosa che funziona anche nell’orticello italiano. Milano va, avendo messo insieme l’onda positiva di Expo e della nascita di City Life. Prosegue la vivace, vivacissima di Milano. Benzina nuova, carburante e propellente, potrebbe ora rivelarsi il progetto per il nuovo stadio a beneficio delle due squadre di calcio cittadine, l’Inter e il Milan. Un affare che già in partenza si prospetta notevole. Seicentocinquanta milioni sono in grado di dare a Milano uno stadio di calcio tra i più ambizioso d’Europa. Il progetto promette di mettere in piedi un affare da due miliardi di euro. Dalle analisi proposte da Affari&Finanza è evidente il cruccio italiano permanente. Quello di Alitalia, tuttora macchina mangiasoldi, succhiatrice di denaro dalle tasche degli italiani. Di prestito in prestito, non è andata da nessuna parte. E pensare che si era parlato dell’ultimo commissariamento come la panacea di molti mali. Laddove il malato è tuttora in pessime condizioni di salute.

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