Piazza Fontana, 12 dicembre di cinquant’anni fa. Mezzo secolo dalla strage che segnò l’inizio della strategia della tensione. Una ferita grave, e in un certo senso ancora aperta, comunque mai rimarginata completamente. Una strage, quella, che mai ha smesso di insegnarci qualcosa. La prima di una lunga stagione di bombe, di morti e feriti. Racconti e testimonianze ricordano chi erano e dov’erano i Poteri Occulti, mezzo secolo fa. Un lungo viaggio che dura ancora, compagno di una certezza che nessuna versione ufficiale avrebbe mai scalfito. Il ricordo di piazza Fontana può essere, al giorno d’oggi, mezzo secolo dopo, un’occasione per la memoria. Che trasforma una storia di tutti noi in una storia personale da raccontare a figli e nipoti, e da un amico e a un altro ancora. Con la certezza che sarebbe opportuno non credere mai alle spiegazioni senza averle verificate, da cima a fondo, e tutte. Oggi come allora, il giorno stesso o quello dopo della strage, permane la convinzione che fu pensata e organizzata con la collaborazione di strutture dello Stato. La rete segreta avrebbe dovuto ufficializzare il concorso da protagonista nella strage della "pista rossa". Additati e incolpati inizialmente gli anarchici Pinelli e Valpreda, innocenti. Necessitava creare nel Paese una drammatica situazione di emergenza contro il pericolo rosso. Bisognava instaurare un drastico regime di controllo, ridurre l’autonomia della classe operaia e delle forze politiche non asservite alla causa. Emergeva prepotente il desiderio di voler instaurare una repubblica presidenziale al comando di pochi, che avrebbero riscritto la Costituzione. A Milano, quel pomeriggio, la Banca nazionale dell’Agricoltura fu devastata dalla bomba. Domani alle 17, nell’ambito della giornata dedicata all’attentato e alle inchieste giudiziarie che seguirono, parla anche Guido Lorenzon. L’uomo che con la sua testimonianza ha aperto un nuovo vasto orizzonte nelle indagini sulla strada di piazza Fontana. Insegnante di 28 anni, all’epoca, fu il primo a parlarne di Franco Freda e Giovanni Ventura. Armato di grande coraggio, Lorenzon andò da Pietro Casalegno, allora magistrato della procura di Padova. Puntualissimo come convenuto, raccontò quel che Ventura gli aveva confidato. In sintesi: "Piazza Fontana è stata una grande bugia. Pensate sia finita? "Comunque non ancora, non se siamo ancora fuori". E pochi giorni fa alla giornalista Sandra Bonsanti, di Repubblica, Lorenzon ha confidato: "Io non vado in giro a raccontare cosa è successo il 12 dicembre 1969, ma cosa è cominciato da quel 12 dicembre". Tutto era pronto: la repubblica presidenziale, pochi uomini al comando e una nuova Costituzione, ampiamente riscritta. Tutto preparato molto bene, così bene che la giustizia, a tutt’oggi, non è mai riuscita a far giustizia sul serio. Solo la storia oggi è in grado di testimoniarci che, in piazza Fontana, agirono e tirarono la bomba i fascisti di Ordine Nuovo. Franco Freda e Giovanni Ventura fra gli organizzatori della strage. La storia non ha mai smesso di ricordare che gli anarchici gridarono la loro innocenza e Guido Lorenzon, insegnante di Treviso, fu l’immediato eroe civile. Denunciò i veri responsabili. Lorenzon ha passato la sua vita a testimoniare nei tribunali di mezza Italia. Ha parlato e ancora parla agli studenti, racconta della "grande bugia" organizzata dai fascisti e ribadisce un fondamentale concetto: la preziosità della Repubblica democratica. Lorenzon parla spesso dei magistrati che credettero alle sue parole e indagarono in maniera profonda. Ma anche di altri che abbracciarono la strada dell’insabbiamento. Cinquant’anni e il ricordo di quella strage possono (dovrebbero) aiutare le istituzioni a pronunciare finalmente parole di verità. Le responsabilità non vanno offuscate con magheggi politici e menzogne. È l’unica via per rispettare il valore della memoria dei tanti cittadini italiani che da quel 12 dicembre in poi hanno perso la vita. Sui treni o alle stazioni, nelle strade dove esplodevano le "bombe nere", complici silenzi e connivenze politiche. Protetti dai Poteri Occulti dello Stato italiano, mandanti ed esecutori non hanno mai pagato la loro colpa. Questo e altro vuole gridare la giornata dedicata all’attentato e alle inchieste che seguirono la strage di piazza Fontana. Al convegno alle Oblate (Firenze, domani alle 10 l’apertura) faranno sentire la loro voce l’amministrazione comunale, l’Associazione Nazionale Partigiani, Libertà e Giustizia, Arci, Cgil, Anpc, Istituto Storico della Resistenza in Toscana, Associazione Libera. Parlano Guido Lorenzon, intervistato nuovamente da Sandra Bonsanti, e tra gli altri, il legale difensore di Pietro Valpreda, avvocato Guido Calvi. E si racconta anche del rapimento di Aldo Moro (una testimonianza di Miguel Gomes), della strage dei Georgiofili (relatore Giuseppe Nicolosi). Conclude Francesca Chiavacci dell’Arci con un intervento da titolo significativo e insieme esplicativo. "La strategia della paura: sempre quella"

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