in foto Domenico Lenarduzzi, padre del Progetto Erasmus

Sguardo dolce, modi gentili e occhi penetranti. Domenico Lenarduzzi non ha mai perso la sua verve nonostante i suoi 83 anni. Nonostante le sofferenze e le difficoltà. Sorriso felice fino all’ultimo giorno. Cosi lo hanno ricordato gli amici e i familiari. Oggi Domenico Lenarduzzi non c'è più. Se ne e’ andato in silenzio nella sua casa di Bruxelles qualche giorno fa. Senza far rumore, come ha fatto per tutta la sua vita. Eppure, questo italiano figlio di immigrati e’ stato un pilastro dell’europa. Un infaticabile costruttore della mobilita’ tra i popoli e dell’unione europea. E stato il padre dell’Erasmus, quel programma famoso che in Europa consente la libera mobilita’ degli studenti. Si, proprio lui, friulano di origine, ha dato vita al programma più importante nel campo dell’istruzione europea. Lenarduzzi è nato a Torino nel 1936, ma durante la guerra sfollò nel paese della provincia di Pordenone da cui veniva il padre, Ovoledo. E’ morto ad 83 anni. Più di 7 decenni fa, quando ne aveva appena 11, aveva raggiunto il padre in Belgio. Una storia di emigrazione come tante.Il padre parte per fare il minatore e sostenere la prole nei difficili anni dell’immediato dopoguerra, in un Friuli poverissimo. La sua e ‘ una storia di sofferenza e di successo conquistato con duro lavoro. Un uomo straordinario. Un italiano innamorato dell’Europa.Gli studi in Belgio, la doppia laurea e l’ingresso alla commissione europea. Una carriera invidiabile nonostante l’Handicap. Isabella, la figlia di questo grande italiano racconta commossa la storia del padre. Un uomo dolce e sensibile ma sopratutto innamorato dell’Europa. Isabella e’ fiera delle sue origini italiane pur essendo nata e cresciuta a Bruxelles da madre belga, "Mio padre- racconta- era il primo di otto figli un una famiglia che si trovava in condizione di povertà assoluta. In Belgio erano malnutriti e soggetti a gravi privazioni, oltre a subire, come tutti gli italiani dell’epoca, anche gli atteggiamenti razzisti della popolazione locale". Nonostante questo, spiega Isabella, "mio padre riuscì a tirar fuori dalla sua storia un gioiello, come le ostriche che producono la perla quando sono ferite. Dei 5 fratelli sopravvissuti alla povertà è stato l’unico a studiare, fino ad ottenere due lauree, anche se le privazioni dell’infanzia lo avevano reso paraplegico" per una poliomelite contratta durante la adolescenza. Le parole di Isabella raccontano la storia di un italiano come tanti. Emigrato all’estero con grandi sofferenze ma grandissima determinazione. Lenarduzzi studio’ intensamente e riusci’ ad essere assunto alla Commissione europea, ma aveva un sogno preciso. Aprire le frontiere ai giovani dei paesi europei. E cosi fece. "Dopo qualche anno, racconta la figlia- si trovava alla direzione Affari sociali e si rese conto che la mobilità, nonostante il trattato di Roma sulla libera circolazione, era ostacolata dal titolo di studio, perché lauree e diplomi non valevano fuori dai rispettivi Paesi". Ecco perché cominciò la sua battaglia perché gli studenti potessero viaggiare. "Partì alla conquista di quei Paesi che non solo non erano convinti ma, come la Danimarca, erano decisamente contrari". La Corte europea di giustizia gli dette ragione, ma "si scontrò anche con la mancanza di collaborazione fra le università" . Isabella ricorda che quando lei stessa era studentessa universitaria, negli anni ’80, "non si poteva passare dall’Ulb di Bruxelles all’Ulc di Lovanio, distanti pochi chilometri. Decisivo in questa fase fu l’incontro fra mio padre e Franck Biancheri, leader della prima associazione studentesca europea, che convinse il presidente francese Mitterrand a sostenere il progetto, già appoggiato dalla Germania". Il tenace funzionario italiano a Bruxelles riuscì nel suo intento di fare approvare il programma Erasmus dai leader europei. Era il 1987 e i Paesi che facevano parte della Comunità all’epoca erano 12. Da allora, il programma è diventato il successo più famoso dell’Unione europea, quello al quale nemmeno i più convinti degli euroscettici rinuncerebbero. Grazie al progetto Erasmus, infatti, negli ultimi 32 anni una decina di milioni di giovani europei hanno avuto la possibilità di passare un periodo di studio in un paese dell’Unione. Da qualche anno rinominato Erasmus+, il programma offre oggi la possibilità di scambio anche a professionisti e adulti. Per il 2020, ultimo anno dell’attuale ciclo settennale, l’Ue investirà oltre 3 miliardi, il 12% in più rispetto a quest’anno. Qualche mese fa, la commissione ha proposto di raddoppiare il bilancio destinato a Erasmus nel prossimo periodo finanziario 2021-202 portandolo a 30 miliardi e consentendo a 12 milioni di giovani europei di partecipare al programma. Tutto cio e’oggi possibile grazie solo a lui. Domenico Lenarduzzi. La sua visione del programma e del futuro dell’educazione europea, la sua lucidità nel leggere il susseguirsi degli eventi, la chiarezza nell’esprimersi sono ancora vivi oggi.Questo italiano illuminato ha insegnato a piu’ generazioni l’importanza di vedere in grande e lontano, la necessità di lavorare con metodo e rigore, ma sopratutto ha insegnato a tanti a non perdere l’entusiasmo e il non arrendersi, nonostante tutto. I suoi colleghi, quelli che lavoravono con lui lo ricordano con emozione e simpatia. Un uomo che sapeva sempre riempire i suoi progetti di speranza e di certezze, pronte ad accompagnare e guidare il lavoro per la costruzione dell’Europa. Per capire quanto importante fu l’apporto di Lenarduzzi al progetto Europa, e’ necessario fare un passo indietro nella storia e analizzare la situazione in cui quei primi dodici stati membri si trovavano. Nel 1984/85, a distanza di 26 anni dai primi trattati, la Comunità Europea, non aveva avviato alcuna iniziativa in materia di cittadinanza.Dunque esisteva una stretta collaborazione economica, ma pochissima mobilita’. Il problema fu affrontato durante la Presidenza italiana di quegli anni: il rapporto "L’Europa dei Cittadini", fu approvato nel giugno 1985. In esso si proponevano misure e azioni per meglio coinvolgere nella costruzione dell’Europa i singoli cittadini e l’Italia contribuì fortemente al suo successo. Nel Rapporto si prevedeva di adottare un insieme di simboli, come la bandiera, l’inno, la patente e molti altri per sviluppare il senso di appartenenza dei cittadini a questa nuova entità, l’Unione europea di oggi. Dunque si camminava a piccoli passi verso l’unione dei popoli. Nel settore dell’istruzione, particolarmente nel settore dell’università, ancora nel 1984 non esisteva alcuna forma di cooperazione tra le istituzioni dei diversi Paesi. Nel 1984, nessun diploma acquisito in un Paese veniva riconosciuto in un altro e la mobilità era completamente nulla, date le difficoltà di certificare il periodo di studio trascorso in Paese diverso, i quadri legislativi nazionali esigendo che un corso di laurea si svolgesse interamente nel Paese d’origine. Nel caso dell’Italia, per permettere la partecipazione al neonato Erasmus si è dovuta modificare la legislazione. Ma non solo in Italia. Più o meno la situazione era la stessa in tutti gli Stati della Comunità europea. E poi c’era la grande diffidenza tra le università, quasi un timore di concorrenza, timore verso questa cooperazione, necessaria per preparare i giovani a diventare i prossimi cittadini europei. I due motivi essenziali per i quali I giovani non usufruivano di alcuna mobilità erano dunque la mancanza di un riconoscimento dei diplomi e dei periodi di studio passati altrove. Facile immaginare che l’apporto concreto che dono’ il progetto di Lenarduzzi al sistema Europa fu immenso. Incomincio’ la mobilita’ reale con quel programma che consentiva a studenti di tutta l’unione di spostarsi nei diversi paesi membri e vedere riconosciuto il loro studio. Il primo programma cominciato nell’anno 1987 vide la partecipazione di 3mila studenti, oggi ci avviamo verso i 400mila. Erasmus è stato l’inizio di un lavoro per la formazione dei giovani tutti, dall’università alla scuola primaria e secondaria e l’educazione si è rivelata uno strumento fondamentale dell’integrazione europea, anche se il trattato di Roma non prevedeva nulla a questo proposito e nonostante la contrarietà di gran parte degli Stati membri, timorosi che la Commissione europea cercasse di armonizzare i diversi programmi di studio. Oggi Erasmus è parte importante dei sistemi universitari sia da un punto di vista politico che curriculare e gestionale. Ma è anche metafora di cambiamento, di innovazione e di crescita intellettuale. E’ sinonimo di Europa. Tutti i giovani dovrebbero avere l’opportunità di trascorrere un periodo di studio, formativo ed educativo, in un altro Paese e questo dovrebbe essere l’obiettivo ideale. Solo vivendo in contatto con i cittadini degli altri Paesi e scoprendo la cultura degli altri che si può veramente realizzare l’Unione europea delle persone. Ciò significa, beninteso, amplificare gli sforzi del punto di vista linguistico, facilitare questa mobilità che esige dei finanziamenti importanti. E significa anche dare ampio respiro all’istruzione in generale, che non metta l’accento solo sul contenuto nazionale ma direttamente sul contenuto europeo. Questa dimensione europea la si può raggiungere non solo con la mobilità, ma ugualmente con le nuove tecnologie e con la cooperazione tra diverse istituzioni. L’Europa deve cercare l’unità per formare un’unica entità di fronte al resto del mondo, a Paesi emergenti che sono singolarmente più grandi e più ricchi. E se vuole continuare ad avere il ruolo che aveva nel passato, l’Europa deve migliorare la formazione dei suoi cittadini, in particolare dei giovani. Formazione per tutti, dalla culla alla tomba, con una dimensione e un’apertura europea. Per capire la portata del progetto realizzato da Lenarduzzi bisogna comprendere quanti grandi ostacoli il funzionario ha dovuto affrontare nell’iniziare questa avventura. Innanzitutto misurarsi con l’assenza di una base giuridica, ma anche con il senso di sovranità degli Stati membri e delle istituzioni che temevano l’ingerenza della Commissione con un progetto simile. Erasmus in materia di istruzione e formazione fu l’unica iniziativa nella costruzione europea compiuta non su testi giuridici pronti, ma con la volontà di tutto il mondo educativo. Erasmus è un programma nato soprattutto per emanazione spontanea dei cittadini che ne sentivano la necessità. Lenarduzzi si rese semplicemente conto che l’Europa non si sarebbe fatta, se non si faceva il necessario per sensibilizzare i giovani. E dunque il ruolo dell’educazione, dell’istruzione, della formazione risultava prioritario. Oggi questo programma e’ un pilastro nella progettazione europea. Riconosciuto anche a livello di assegnazione di bilancio, con i fondi richiesti raddoppiati e la mobilità divenuta una super-priorità. Infine il ruolo di Erasmus è stato fondamentale verso l’integrazione europea. Molto è stato realizzato e i giovani europei hanno davanti a sé tantissime opportunità. Molto resta ancora da fare quando parliamo di formazione, ribadendo la necessità dell’equivalenza dei percorsi e dei risultati.Ma la strada e stata tracciata, il percorso stabilito. Un grande italiano, semplice nei modi ma fermo nel carattere ha permesso a tanti giovani di confrontarsi e conoscere nuove culture, nuove lingue. Domenico Lenarduzzi, un italiano figlio di immigrati, ha costruito un pezzo dell’Europa di oggi

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