Iran in rivolta. Ma stavolta ideologie, religioni e politica non c’entrano un tubo. Ci stanno proprio come i cavoli a merenda. Provocata indirettamente da un italiano, pensa te, la rivolta iraniana attecchisce su motivi puramente sportivi. Calcistici, e qui scatta un altro tipo di ideologia. In Iran, però, una roba del genere non era mai accaduta; è la prima volta, tout court. Senza rinunciare al proprio essere normali, come se fosse una storia calcistica italiana, inglese, francese, spagnola, i tifosi dell’Esteghlal di Teheran sono andati in corteo, con megafoni e striscioni sotto la sede del club. Il motivo della marcia e della protesta? Il divorzio dall’allenatore che ha portato la squadra in testa alla classifica del massimo campionato iraniano. Il mister, il coach, l’amatissimo italiano Andrea Stramaccioni. Stramachuni e Stramacconi, come provano a scrivere sui social network. Parole indignate dimostrative della rabbia tifosa, e se arrivano in Occidente è anche meglio.

Stramaccioni aveva un contratto di due anni con Esteghlal. È tornato in Italia lunedì mattina, dichiarando risolto il rapporto "per giusta causa". Sei mesi difficili per il popolare Strama a Teheran. Il 23 agosto l’esordio, ma manca l’interprete che dovrebbe aiutarlo a comunicare con i giocatori. "Un sabotaggio", protesta il tecnico con esperienze italiana alla Roma, all’Inter, all’Udinese. Visto turistico scaduto: il 23 agosto il tecnico viene bloccato all’aeroporto di Teheran, non può tornare in Italia. Il club non gli ha fornito il visto lavorativo. L’Esteghlal, da mesi, complici le sanzioni Usa, fatica a pagare lo stipendio a Stramaccioni e al suo staff. Le pene di un professionista italiano in Iran. "Siamo stati costretti ad andare via, nonostante il dispiacere di lasciare la squadra", nel momento in cui può rimettere il piede in Italia. "Il club non è in grado di adempiere ai propri doveri. Dal punto di vista legale non può mantenere un rapporto con un allenatore professionista".

L’Esteghlal è una società statale, probabilmente la situazione è diventata anche politica, ne è stata impregnata. "E questo dispiace, il calcio deve essere soltanto fonte di gioia. Se le condizioni si risanassero, tornerei anche domani". Intanto, in Iran le strade sono state nelle scorse settimane i teatri di manifestazioni contro l’aumento del prezzo della benzina. Fino a diventare rivolta politica, le autorità e il governo contro le èlite, con centinaia di morti e migliaia di arresti. Normale e ordinario, quindi nulla di più comune e globale che prendersi la piazza. E tornare a occuparla per il calcio. Esattamente come fanno gli uomini liberi in ogni altra parte del mondo. La terra degli ayatollah, in questi giorni, è attraversata da un malessere comune e scossa dalle proteste più estreme degli ultimi decenni. E perfino dalla vertenza economica tra una squadra di calcio, Esteghlal, e il suo allenatore italiano, Andrea Stramaccioni. Che saluta e se ne va dopo aver portato la squadra al primo posto in classifica, a dispetto delle cento promesse dei dirigenti, non mantenute.

Quelle che per Stramaccioni sono questioni legali, vengono definite sanzioni dalle autorità italiane. Bbc Persia e i giornali danno grande risalto alle dichiarazioni di Stramaccioni e alla rivolta di piazza dei tifosi. L’Esteghlal ritiene il contratto valido "perché i mancati pagamenti sono imputabili al blocco della transazioni bancarie tra l’Iran e i Paesi esteri". Un riflesso di quella condizione che Khamenei definisce con una sola parola: "ricatto". Qualche giorno prima del fattaccio a Stramaccioni era stato tolto l’interprete. "Se voi venite in Italia e ve lo tolgono, sapete voi giornalisti iraniani come lo chiamate? Per me è un sabotaggio". Questioni che ai tifosi non importano nulla. A loro interessa solo che grazie a Stramaccioni l’Esterghlal sia in testa al campionato dopo sei anni. Il resto è fuffa pura.

All’Esteghlal tutti i governi hanno cambiato il nome. Ciclisti per i militari che la fondarono, Corona sotto lo scià, poi Esteghlal con gli ayatollah, che significa Indipendenza. "In Iran lo sport rappresenta tutte le contraddizioni del Paese, l’espressione più mista e complessa della gente che non sta in parlamento", disse Ahmadinejad a Julio Velasco quando il mago argentino del volley venne in Iran ad allenare la nazionale locale. I video di questi giorni mostrano persone incavolate, furibonde, che danno del bastardo al presidente dimissionario e al ministro. Si temevano e si temono incidenti: la partita con il Paykan, due a due, è stata giocata in un altro stadio. E per capire come butta è sufficiente seguire una donna, Andrea, la moglie di Stramaccioni, molto amata a Teheran. Immersa nella cultura del Paese, il 29 novembre ha rivelato il blocco di internet da parte del governo. Lei ha anticipato di qualche giorno il ritorno in Italia, rispetto al marito allenatore.

"Mi mancano già molto l’Iran e Teheran, mio marito, gli amici e le persone fantastiche pronte a sostenerci. Spero di tornare in Iran, presto o tardi". Difficile che accada. Anche se la signora moglie di Stramaccioni è la destinataria degli hashtag di tifosi e tifose. Il calcio può funzionare come voce e spunto della rivoluzione. Ma, come si dice dalle nostre parti, senza denaro non si cantano messe. Impossibile campare di passione e solo amore. La rivoluzione è bella, i soldi ancora di più.

Franco Esposito

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