Migliaia di persone hanno riempito nel fine settimana il Museo de las Migraciones (Mumi) di Montevideo per la decima edizione della Fiesta de las Migraciones. Un appuntamento molto importante che per questa occasione ha segnato il ritorno della partecipazione italiana dopo tanti anni di assenza: due associazioni, infatti, si sono accordate per condividere uno stand durante questa due giorni all’insegna della celebrazione dello spirito multiculturale che caratterizza l’essenza dell’Uruguay.

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La festa è stata organizzata dalla Red de Apoyo al Migrante insieme al Mumi e al Dipartimento di Cultura della Intendencia di Montevideo. Si è avvalsa, inoltre, dell’appoggio del Ministero di Educazione e Cultura, del Ministero del Turismo e del Municipio B. Una ventina le collettività che hanno occupato gli stand con una variegata offerta gastronomica, 60 invece i gruppi che si sono alternati sul palco per un grande spettacolo di musica e balli.

Nella giornata di sabato lo stand italiano è stato occupato dall’Ente Friulano Efasce che ha venduto dolci tipici accompagnati dai cocktail con lo Spritz e ha portato materiale di informazione turistica della regione. Oltre a ciò il coro friulano Voci e Pensieri è stato tra i protagonisti del variegato spettacolo artistico in programma sul palcoscenico principale. "Una nuova esperienza di unione tra due associazioni della collettività italiana. L’esperienza che abbiamo vissuto è stata per noi motivo di grande orgoglio" ha commentato il presidente di Efasce Mario Mattiussi. "Vedere il Mumi pieno è stata un’ulteriore dimostrazione della grande affinità tra le diverse etnie e culture che convivono sul suolo charrúa".

Un grande successo che si è ripetuto anche durante la giornata di domenica con la presenza dell’Associazione Calabrese che, con il suo gruppo giovanile, ha anche venduto prodotti tipici molto apprezzati dal pubblico. "Siamo felici di aver potuto condividere questa bellissima festa sia con Efasce che con gli altri paesi" ha spiegato Nicolas Nocito. "Abbiamo lavorato tanto ma siamo molto soddisfatti anche perché possiamo contare su un bel gruppo di giovani che si sta formando e abbiamo tanti progetti in programma. Attività come queste sono molto importanti perché dimostrano che l’associazione è attiva. C’è tanta voglia di fare". L’idea della condivisione dello spazio, ha raccontato Nocito, è nata alcuni mesi fa durante un evento alla Casa degli Italiani: "I friulani ci hanno fatto la proposta dato che per loro, assicurare una presenza per due giorni consecutivi era abbastanza difficile. A noi ci è parsa subito un’ottima idea, un modo di lavorare insieme e di fare squadra. La collettività italiana è una sola, non importano le associazioni".

Crollata vertiginosamente a partire dal 2015, la presenza italiana più significativa alla Fiesta de las Migraciones risale al 2013 quando parteciparono ben undici gruppi divisi tra stands e spettacoli culturali. L’ultimo stand italiano risale appunto al 2015 con l’organizzazione dell’Associazione Emiliano-Romagnoli Emigrati in Uruguay (Aereu). Nei due anni successivi l’unica presenza fu quella del gruppo di balli tipici campani. Durante la giornata della festa è apparsa molto soddisfatta anche l’architetto Ana Melazzi, tra gli organizzatori della rassegna del Mumi: "Finalmente è tornata l’Italia, per noi è stata una grande soddisfazione. L’idea di condividere lo stand credo che sia stata molto positiva perché ha consentito di darsi una mano e venirsi incontro. Sinceramente, mi auguro che in futuro si possano aggiungere altre associazioni".

"La festa" -ha osservato la giovane italouruguaiana- "è diventata un’occasione di grande visibilità per tutti crescendo anno dopo anno e oggi celebriamo con grande gioia la decima edizione. In questi anni abbiamo cercato sempre di migliorarci e di imparare dagli errori. La festa si è ormai istituzionalizzata e siamo ottimisti affinché si possa ripetere anche il prossimo anno. Non credo che ci saranno problemi con il cambio governativo perché in questi anni abbiamo lavorato molto bene con i funzionari dei ministeri".

Matteo Forciniti

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