(foto depositphotos)

Non sono un fan di Greta, che invece raccoglie molti consensi. Non sono un suo fan perché la sua è chiaramente un’operazione di marketing organizzata dalla famiglia per vendere qualche copia di un libro sul clima, che contiene la saggezza media tipica di una massaia svedese: che cosa ce ne facciamo di una brodaglia del genere? Niente. Ma c’è di più. Un pregio Greta lo ha avuto: ci ha dimostrato, nei fatti, che il suo mondo, il mondo della mamma che lei propaganda e descrive, è un mondo impossibile. Attraversa l’Atlantico solo in barca a vela, ci mette più di dieci giorni, caca in un secchio e, per fortuna, non capitano malesseri o incidenti, altrimenti l’unica soluzione sarebbe stata chiamare la Quinta Flotta e far partire gli elicotteri di soccorso, notoriamente poco attenti ai consumi. Mentre lei si esibisce in questi numeri un po’ da circo, il suo staff viaggia tranquillamente in aereo, come del resto farebbe, e fa, chiunque. Ve li immaginate posati uomini d’affari, delle multinazionali che attraversano l’Atlantico in barca a vela cacando dentro a un secchio, senza alcuna assistenza medica, e impiegando dieci o quindici giorni, affrontando onde alte tre metri e tempeste? Follie da gente malata. Il mondo di Greta, cioè, lo abbiamo abbandonato più di un secolo fa e non abbiamo alcuna intenzione di tornarci, semplicemente perché sarebbe impossibile. Ma non basta. Il pianeta è condannato, dice la bambina, e ha solo pochi anni ancora di vita. Falso. Oggi il mondo è meno inquinato di mezzo secolo fa e c’è molta più attenzione. Provino Greta e la sua mammetta a aprire una fabbrica in un qualunque paese del mondo occidentale e vedranno a quante normative dovranno sottostare. Questo pianeta, cioè, non è abitato da selvaggi inquinatori che fanno quello che vogliono. Ricordo che a Mirafiori, Torino, chi aveva lavorato per due anni nei reparti verniciatura (chiamati Vietnam e Cambogia) era certo solo di una cosa: mai più avrebbe lavorato nella verniciatura. D’altra parte, le automobili le vogliamo tutti lucide e brillanti. Se poi l’intenzione di Greta e della sua mamma è quella di farci andare in bicicletta o a cavallo, come una sorta di comunità Hamish, vanno curate entrambe e con terapie abbastanza forti e da medici molto severi. Infine, inquinare meno, in una certa misura, è possibile. Ma costa molti soldi e ci sono problemi a ogni passo (vedasi il centro siderurgico di Taranto). Tutte cose, comunque, che in varia misura i vari paesi stanno affrontando. La stessa Greta (ma perché non impara mai niente da quello che le capita?) ha partecipato a Madrid alla Cop25, riunione dei vari stati (venticinquesima) per affrontare appunto le emergenze climatiche. La stessa commissione Ue ha appena lanciato il Green Deal e stanziato una forte somma per supportare quel che ci sarà da fare. Insomma, mentre Greta arrancava in barca a vela attraverso l’Atlantico alla ricerca di un mondo nel quale nessuno vuole più tornare, il mondo, quello vero, reale, stava mettendo sul tavolo soluzioni o misure atte a portare a una soluzione. Conclusioni: Greta può tornare a scuola a studiare, non ci serve e non ci è mai servita.

GIUSEPPE TURANI

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