(foto depositphotos)

Calabria, circa 350 arrestati, quasi 500 indagati. La Magistratura rivendica per bocca del Procuratore Gratteri: il più grande colpo inferto alla ‘ndrangheta e paragona l’operazione a quella che portò al maxi processo che disarticolò la mafia siciliana. Per ora quei 334 arrestai e quei 500 inquisiti ci dicono o in trasparenza cosa è la ‘ndrangheta (e lo sapevamo) ma anche cosa è la nostra società civile, do cosa è fatta parte della nostra economia e anche a quali canoni di comportamento rispondono i nostri costumi collettivi. Legati a filo più o meno stretto con la 'ndrangheta in Calabria ci sono i rappresentanti di ogni categoria, corporazione, ceto sociale, lobby. Nell’elenco degli arrestati ci sono massoni (non una ma due sigle massoniche). C’è alto ufficiale dei Carabinieri. Ci sono ovviamente i politici di destra, sinistra e centro. Ci sono le categorie professionali e gli amministratori locali. C’è nell’elenco un sacco di gente, c’è la gente. Perché in Calabria, non è luogo comune denigratorio o pregiudizio constatarlo più che affermarlo, la società civile è con frequenza cliente della 'ndrangheta.

‘Ndrangheta che vende due tipi di merce-servizi. Merci-servizi di cui evidentemente dispone con dovizia e continuità. La prima merce è ovviamente il denaro, i soldi. ‘Ndrangheta paga, ‘ndrangheta compra, corrompe. Compra informazioni e coperture nelle istituzioni. Da quelle minime del piccolo funzionario a quelle più pregiate su cosa fa lo Stato. Compra informazioni e coperture sulle attività di indagini e polizia. Compra soprattutto però informazioni e coperture su quel che fa lo Stato con i soldi pubblici. ‘Ndrangheta paga, società civile vende. Ha detto appena ieri Gratteri: la capacità di penetrazione della ‘ndrangheta è impressionante. Abbiamo smesso di impressionarci, la capacità di penetrazione è quasi totale perché la gente ci sta. La società civile ci sta ad attività che genera forme di sovra redditto rispetto a quello da lavoro, impresa, perfino pubblica assistenza. Ci sta ad attività e contatti che generano scambi di poteri e favori talvolta anche minimi. Ci sta a rifornirsi presso ‘ndrangheta della prima merce: i soldi. In fondo la società civile li ripulisce i soldi di ‘ndrangheta.

La seconda merce che società civile, insomma la gente, scambia con la ‘ndrangheta sono i voti. Sì, i voti alle elezioni. La ‘ndrangheta si assicura appoggio o benevola neutralità o addirittura complicità dai politici perché è in grado di garantire ai politici quello che vogliono, per cui vivono e senza cui non vivrebbero appunto: i voti alle elezioni. ‘Ndrangheta compra e tiene avvinti i politici più con i voti che porta o nega che con i soldi. Ma i voti di ‘ndrangheta non sono finti, truccati, non sono schede elettorali illegali. Sono voti veri, non contraffatti. Liberamente concessi e messi sul mercato da elettori, società civile, gente cui non viene puntata pistola alla tempia.

La gente ci sta a consegnare i suoi voti alla ‘ndrangheta che poi li gira ai politici in cambio di coperture, sicurezza, impunità e appalti. È un’economia circolare di cui ‘ndrangheta è volano ma materia prima è la gente, la società civile che ci sta. Ci sta a partire da quando un normale cittadino trova normale rivolgersi a uno che conosce uno per ottenere di sopravanzare un po’ il prossimo… La società civile ci sta ad essere cliente di ‘ndrangheta. Solo in Calabria? Questione di quantità, purtroppo solo di quantità. In Val d’Aosta criminalità organizzata e politica locale hanno già fatto scopa, è di oggi la notizia di arresti e rete di ‘ndrangheta in Piemonte (tra loro Roberto Rosso, uno dei leader regionali di Fratelli d’Italia).

Riccardo Galli

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