Non è stato un anno "bellissimo" e non ci sono ragionevoli motivi per pensare che da domani l’Italia migliorerà all’improvviso. Però voglio condividere con voi qualche piccolo elemento di ottimismo che sto scorgendo qua e là, nella speranza che i frutti del futuro prossimo siano un po’ più dolci di quelli che la tavola della politica ci ha riservato negli ultimi tempi. Prima di tutto, mi pare stia emergendo un bisogno diffuso di intendere la gestione della cosa pubblica, e la sua comunicazione, in modo diverso rispetto al recente passato.

Il Presidente Mattarella, nel tradizionale discorso di saluto alle istituzioni prima delle feste natalizie, ha dichiarato (citando Aldo Moro): "Non è importante che pensiamo le stesse cose, ma è di straordinaria importanza la comune accettazione di essenziali ragioni di libertà, di rispetto e di dialogo". Ascoltarsi, nel reciproco riconoscimento delle differenze, per andare avanti insieme. È il ruolo che, in fondo, la cultura prova a incarnare da sempre. Il messaggio, per molti versi, sottolinea temi espressi dalle donne e dagli uomini che hanno partecipato alle piazze delle Sardine: alla politica è chiesto di non azzuffarsi e di cercare soluzioni comuni. È chiesto qualche post in meno e qualche decisione in più.

Qualcuno potrebbe obiettare che si tratta di banalità: ma quando c’è bisogno di scendere in piazza per ribadire qualcosa di così elementare, è perché evidentemente si sono persi di vista i fondamentali ed è opportuno ripristinarli. Si inizia a intravedere un altro modo di intendere la cosa pubblica: più degna, più rispettosa, attenta al bene comune. Si iniziano a intravedere, soprattutto, gli anticorpi rispetto alla modalità opposta di fare politica.

Emerge, dunque, un bisogno costruttivo e dialettico, dopo anni di polarizzazione, di caccia al nemico, di attacco al diverso. Ed emerge per voce del nostro Presidente e delle generazioni più giovani, che per motivi anagrafici non hanno mai potuto incrociare un modo diverso di fare politica nel nostro paese (che pure ci è stato).

Questi ultimi, cresciuti nell’era del ‘tutti contro tutti’, hanno capito, in alcuni casi sulla loro pelle, che questo modello non funziona. E provano a dirlo ai grandi, a chi si è assuefatto, a chi pensa che la politica sia solo ciò a cui siamo obbligati ad assistere. Ripeto: non è che detto che basti. Ma è un inizio. Un nuovo inizio, si spera.

di MASSIMO BRAY

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