Sergio Mattarella (Depositphotos)

C’è un passaggio del discorso pronunciato da Sergio Mattarella la sera dell'ultimo dell'anno sul quale mette conto tornare anche perché ci sembra che i mass media lo abbiano trascurato, ma che - a nostro avviso - costituisce il nocciolo del messaggio del capo dello Stato.

Ci riferiamo all'affermazione secondo cui "per promuovere fiducia è decisivo il buon funzionamento delle pubbliche istituzioni che devono alimentarla". Se, dunque, la fiducia manca, come crediamo emerga chiaramente dallo stato di malessere che pervade la nostra società, elemento essenziale per ristabilirla è, quantomeno, assicurare il buon funzionamento di istituzioni che, allo stato, non appaiono evidentemente in grado di garantirlo.

Sia chiaro: siamo consapevoli che la nostra è un po' la scoperta dell'acqua calda poiché non da oggi è diffuso il convincimento della inadeguatezza della nostra Carta costituzionale che pure ha svolto splendidamente il suo compito - qualcuno è giunto a definirla "la più bella Costituzione del mondo - a far fronte all'evoluzione della società che è certamente e radicalmente cambiata rispetto a quella di settant'anni fa. Molti tentativi sono stati fatti, nel corso degli anni, per modificare la carta.

L'ultimo, in ordine di tempo,è stato quello di Matteo Renzi la cui riforma è stata bocciata con un referendum che inflisse un duro colpo alla carriera politica dell'ex presidente del Consiglio. Da allora sulla riforma è caduto il silenzio. Nessuno ha più avuto neppure la tentazione di parlarne. Eppure la necessità di dar corpo a quella che va sotto il nome di grande riforma, non è venuta meno. Parallelamente il dibattito politico è andato sempre più immiserendosi, perduto in mediocri polemiche e risse da cortile che hanno ulteriormente accentuato il distacco con l'opinione pubblica, sempre più lontana dalla politica. Si è preferito intervenire in modo episodico e frammentario, destinato ad aumentare, anziché diminuire, la conflittualità e favorire un inquadramento organico delle questioni da affrontare.

Ecco, allora, farsi prepotentemente strada la necessità di tornare a progettare la "grande riforma" delle istituzioni grazie alla quale, oltre tutto, si realizzerebbe un rilancio della politica che - diciamolo francamente - con l'avvento della cosiddetta Seconda Repubblica ha perso di credibilità così da essere considerata dalla maggioranza degli elettori quasi sinonimo di attività malavitosa.

Tra le righe del messaggio del capo dello Stato è proprio questo, dunque, che le forze politiche dovrebbero leggere per restituire quel sentimento di fiducia che nei cittadini sembra essere venuto meno, è necessario assicurare il buon funzionamento delle istituzioni il che può essere realizzato soltanto dando avvio ad un processo riformatore che le rigeneri e le adegui alle esigenze del tempo che viviamo. Porre mano ad un progetto di questo tipo è perciò l'idea forza che dovrebbe e potrebbe consentire alle forze politiche, al di là degli schieramenti nei quali si contrappongono, anteponendo gli interessi della Nazione a quelli di parte, di riscattarsi dalla condizione di degrado nella quale tutte sono precipitate.

DI OTTORINO GURGO

 

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