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di Franco Esposito

Accade in Abruzzo, a Silvi Marina. Accade tra Pineto e Pescara, sull’A14. Colpa di un ponte ritenuto poco sicuro e chiuso al traffico veicolare. Accade cosa? Silvi Marina vive un incubo, è sotto assedio dal lunedì al sabato. Davvero la fine del mondo: il borgo è attraversato da duemila tir al giorno. Sì, duemila. Un mostro di lamiera lungo quindici chilometri. Da quando, a metà dicembre, quei duemila tir hanno divorato letteralmente Silvi Marina, scendendo dalla A14. L’uscita a Pineto per i camion provenienti dal Nord; Pescara per i tir che vengono dal Sud. Accade da quando, lo scorso settembre, la procura di Avellino ha sequestrato le barriere e la corsia adiacente sui viadotti dell’A14. Rilevati pericoli per la stabilità del viadotto, i magistrati hanno chiuso tutto. E gli abitanti del posto vengono informati sulla pericolosa stabilità del viadotto. Da quel momento, traffico in tilt al rientro dei vacanzieri. Si registrano punte di oltre quattromila tir al giorno in transito a Silvi Marina. In seguito al provvedimento di chiusura, esplode la polemica. Anspi sostiene che il viadotto è sicuro, i test garantirebbero sulla sicurezza assoluta nell’attraversamento del viadotto Cerrano. Oggi è atteso il parere del ministero. Ma la parola definitiva è di competenza del tribunale di Avellino. Mentre Silvi Marina, per bocca del sindaco, continua a urlare la propria indignazione. “La situazione non è più sostenibile, il Governo e il Ministri facciano presto, c’è necessità di interventi urgenti. Bisogna tenersi stretti ai muretti. I tir passano veloci e se ti distrai ti portano via”. Gli abitanti di Silvi denunciano. “Viviamo in una situazione critica”, obietta Andrea Scordella, giovane sindaco leghista. Uno strano borgo Silvi Marina, colpito da questa omerica sventura. Ha dimenticato la tragedia di un altro viadotto, l’Acqualonga di Monteforte Irpino. Il 28 luglio 2013 un pullman senza freni sfondò le barriere e precipitò: morirono quaranta persone. Nell’inchiesta emerse un problema di corrosione degli ancoraggi. Aspi si precipitò: sostituite in tutta Italia le barriere con dei chiodi, i tirafondi, che immobilizzano le barriere sul ciglio dei viadotti. Proprio loro, giudicati dai periti “non idonei e potenzialmente pericolosi”. La procura di Avellino che indagava su quella strage, il 3 maggio ha sequestrato le barriere sui viadotti della A6. Poi ha scoperto che il problema era comune, identico in tutta Italia. Le barriere sui viadotti della a14 sono state sequestrate lungo il tratto abruzzese-marchigiano. La procura ha allargato il sequestro all’intera corsia laterale, dimezzando la portata della A14. Malgrado sia questa una corsia strategica, molto trafficata, in quei tratti che erano a due corsie per senso di marcia. Marchigiani e abruzzesi sono mesi che denunciano postando foto di code interminabili in autostrada. Ma siccome i guai non arrivano mai da soli, la procura di Avellino non si è limitata al sequestro delle barriere e delle corsie laterali del Cerrano. Ha imposto l’uscita obbligatoria per i mezzi pesanti a Pescara Nord e a Pineto. Una tragedia. Il traffico deviato sulla statale 16 che spacca in due Silvi Marina. Un paese con i nervi a fior di pelle. Malgrado il generoso intervento della Protezione Civile, impegnata nell’improbo smaltimento della grande mole di traffico. La statale 16, unica alternativa, passa tra supermercati e bar, tra uffici e palazzi. I camionisti spazientiti provano a spostarsi sulla A14, invece di rispettare l’uscita obbligatoria. Il risultato? Ingorghi pazzeschi, biblici, che non stiamo qui a rappresentare nei dettagli. Disperati i camionisti, che possono guidare al massimo nove ore su un arco giornaliero di tredici. Bloccati con i loro mezzi nel traffico sempre più intenso, praticamente fermi dentro quel serpente di mezzi pesanti lungo quindici chilometri, non riescono a rispettare i tempi di consegna delle ordinazioni. “Raggiunto il limite di ore, non possiamo attendere, dobbiamo per forza arrivare a destinazione”. Il giorno stesso della chiusura del viadotto il sindaco Scordella lanciò l’allarme. “Mai potremo reggere un transito di 1800 tir al giorno”. Peccava di ottimismo, oggi i tir in transito da Silvi Marina sono oltre duemila. Dovesse capitare una qualsiasi disgrazia, una difficoltà del tipo una partoriente bisognosa di assistenza o l’esigenza di un intervento dei vigili del fuoco, qualsiasi intervento acquisirebbe le caratteristiche dell’impossibilità. Solo un esempio: chi lavora a Sambuceto prima impiegava venti minuti per tornare a casa, oggi a stento gli bastano tre ore.

Ma una variante fuori paese è possibile almeno pensarla? Il progetto c’è, ma in meno di due non è realizzabile. Silvi Marina è al limite, prossima all’asfissia da tir.

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