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Si sa, sparare sulla Croce Rossa non va bene. Non è bello e non è giusto. Ma questo Governo non è la Croce Rossa della quale, invece, avrebbe grande bisogno. Non per un ricovero d’urgenza, ma per una sentenza di fine vita. Il finis vitae, per dirla in latinorum, è la secca ma ineluttabile sentenza che nell’Antica Roma veniva enunciata quando al corpo umano non erano più di alcun aiuto le cure mediche. Che c’erano, ed erano attente ed efficaci. Dati i tempi. Il fatto è che il Governo Conte-bis si è, come dire, autoliquidato da solo, ha fatto tutto lui nel senso che non ha fatto ciò che è la missione (o, meglio, il mandato) di ogni esecutivo riassumibile in una parola: fare. Qualcuno, a cominciare dal nostro giornale, ha buttato lì che più che fare, sia Giuseppe Conte che Luigi Di Maio (i due leader governativi) girano come trottole alla ricerca non della soluzione dei problemi ma, sempre secondo gli impietosi latini, di un ubi consistam, di un punto, un posto dove mettere i piedi e lì stare, almeno per un attimo, almeno per guardarsi intorno e capirne i problemi, le urgenze, gli interventi necessari. E soprattutto per andare in onda, per la visibilità, per social e tv. L’esempio più clamoroso ci viene dall’antica "Quarta sponda", da un Libia nella quale abbiamo perso, insieme ad ogni ruolo nelle sue vicende invero complesse, la nostra faccia, la nostra stessa identità internazionale tanto da sparire letteralmente da qualsiasi iniziativa dove, invece, si stanno insediando Turchia e Russia, Erdogan e Putin. L’incredibile è avvenuto. Si dirà: l’assenza degli Usa di Donald Trump poteva anche essere prevista dato anche il venir meno di ogni interesse dell’America di oggi per quelle risorse petrolifere essendone assai provvista; si dirà anche e purtroppo che il sostanziale silenzio dell’Unione europea è completato in una sorta di corona funebre dell’Occidente a proposito di Haftar e soci. Ma proprio per questo un’iniziativa capace e concreta italiana doveva essere esercitata, doveva essere lanciata in quel bailamme alle porte di casa nostra. Cosicché il 2020, per la prima volta nella storia del dopoguerra, ci vede soccombenti rispetto alle nostre responsabilità e l’arrivo di Russia e Turchia ci mostra che siamo fuori dal grande gioco, a cominciare da quello presente nella zona dove, peraltro, come è stato rilevato da non pochi osservatori attenti, l’Eni è provato sia dall’inconsistenza del Paese sia da faccende giudiziarie per l’effetto che fa, questo, nel mondo petrolifero. Si parlava del girare come trottole, cioè a vuoto, dei due governativi di cui sopra. Ma non è soltanto nella politica internazionale quanto in quella interna, economica ecc. in cui il balbettio e l’insicurezza procedono di pari passo segnalando bensì, come sostiene benevolmente qualcuno, che, ab origine, il Conte bis non sia nato per risolvere i problemi ma solo per impedire, insieme alle elezioni anticipate, l’accesso di Matteo Salvini al governo. Ma il punto vero è che manca a Palazzo Chigi e dintorni qualsiasi senso degli obiettivi da raggiungere, qualsiasi bussola, qualsiasi orientamento degno di questo nome che non sia l’antico e sempre nuovo modello del "tirare a campare" che pare, per molti aspetti, contraddistinguere la figura di un Conte forse nell’illusione di rifarsi alla figura di Giulio Andreotti, dimenticando le ovvie e abissali differenze di caratura fra i due. Ma c’è anche da notare che le vicende libiche, e non solo, "dimostrano il valore distruttivo di affidare responsabilità di governo a chi non è idoneo ad assolverle come l’attuale ministro degli esteri", in virtù di cui si è persa qualsiasi autorevolezza e qualsiasi ruolo apparendo il nostro, semmai, relegato ad una funzione per dir così impiegatizia. Il grillismo urlante dell’antipolitica e dell’aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno non soltanto era una rappresentazione stentorea e parolaia dei classici dilettanti, irresponsabili e incapaci, ma si è ribaltato contro i medesimi urlatori in una sorta di rovesciamento emblematico i cui effetti si avvertono soprattutto nella loro latitanza dai problemi veri e urgenti.

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