Una donna vissuta 5700 dalle parti dell’attuale Syltholm si mise a masticare un pezzo di betulla, che è sopravvissuta fino a noi. Ciò che rende eccezionale la scoperta dei genetisti danesi è il fatto che del corpo di questa donna o ragazza non ci resta niente, neanche un osso. Ma quello che sappiamo di lei ci viene dal pezzo di betulla masticata: un chewing-gum dell’età della pietra, in cui attraverso i millenni si sono conservati minuscoli frammenti del Dna della donna.

E dal Dna si è potuto ricostruire che questa donna aveva non solo gli occhi azzurri ma anche pelle e capelli scurissimi. Una combinazione che oggi è rara, ma all’epoca, a quanto pare, no. Non solo. Dalla lettura del frammento si è potuto capire la natura del suo pasto (nocciole e germano reale: il chewing-gum doveva essere il dessert) e riscontrare la presenza di molti batteri.

Questi ultimi ci dicono che quella donna aveva i denti in pessima salute e soffriva di infezioni di streptococchi, una causa comune di polmonite. Insomma, la stupefacente capacità del Dna di resistere al tempo ci permette di dare un’occhiata a fenomeni remoti su cui, fino a ieri, avevamo idee vaghissime, o nessuna idea: come sono cambiati l’alimentazione, le condizioni di salute; e il colore della pelle.

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