Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro (depositphotos).

Giudici della procura federale brasiliana hanno aperto un procedimento a carico di Glenn Greenwald, il giornalista americano fondatore del sito The Intercept che nel giugno dello scorso anno aveva pubblicato delle conversazioni intercorse tra il procuratore capo Deltan Dallagnol e l’allora giudice Sergio Moro, attuale superministro della Giustizia di Jair Bolsonaro. Un vasto archivio segreto composto di chat private, registrazioni audio, video e foto, procedimenti giudiziari e altra documentazione fatto giungere al sito di Greenwald da una fonte anonima riguardante l’indagine che aveva portato alla carcerazione dell’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva, attraverso la quale l’ex sindacalista, originariamente favorito contro Bolsonaro, è stato messo fuori gioco nella corsa presidenziale.

Dall’ampio reportage firmato da Greenwald e Victor Pugy pubblicato da The Intercept emergeva chiaramente la volontà della procura di evitare che il Partito dei Lavoratori potesse vincere le elezioni e che l’allora giudice Sergio Moro collaborò segretamente per montare l’accusa contro Lula, nonostante ci fossero seri dubbi sulle prove a suo carico. Il nuovo procedimento avviato dai giudici della procura è iniziato nonostante l’Alta Corte brasiliana abbia bloccato l’anno scorso qualsiasi indagine a carico di Greenwald, ora accusato di aver aiutato un gruppo di hacker a intercettare i telefoni di funzionari pubblici coinvolti in un’importante indagine sulla corruzione.

In considerazione della posizione aspramente critica di Greenwald nei confronti di Jair Bolsonaro, la notizia del procedimento a suo carico è stata subito letta come un tentativo di mettere un bavaglio alla libertà di stampa. L’ex presidente brasiliano Lula, uscito recentemente dal carcere di Curitiba in attesa che tutti i suoi procedimenti giudiziari giungano a compimento, ha espresso solidarietà nei confronti del giornalista che vive in Brasile e al quale è stato conferito il Premio Pulitzer nel 2014 per aver pubblicato i documenti classificati fatti conoscere da Edward Snowden. Secondo quanto previsto dalle procedure giudiziarie del Paese, le accuse di associazione criminale e intercettazione illegale di comunicazioni mosse ora dal procuratore Wellington Divino Marques de Oliveira a Grenwald dovranno essere approvate da un giudice federale per aver seguito.

Secondo de Oliveira, Glenn Greenwald si sarebbe spinto ben oltre a quanto previsto dalla deontologia giornalistica in materia di tutela delle fonti di informazione, consigliando agli hacker azioni che ostacolerebbero le indagini degli inquirenti, impedendo loro l’esercizio dell’azione penale. La reazione di Greenwald non si è fatta attendere, ed è avvenuta attraverso la diffusione di un video in cui afferma di essere la vittima designata attraverso la quale si vuol portare un attacco "alla libertà di stampa, alla Corte suprema del Brasile, alle conclusioni della polizia federale e alla democrazia brasiliana". Dal canto loro, i legali del giornalista hanno definito "strane" le accuse mosse al loro assistito, descrivendole come una sfida alla sentenza dell’Alta Corte riguardante Greenwald, e alla libertà di stampa del Paese, ribadendo la loro volontà di difenderla contro gli abusi di alcuni apparati dello Stato manovrati da Jair Bolsonaro.

Quanto al presidente in carica, la cui popolarità, dopo un anno di caduta libera, un sondaggio diffuso ieri vede migliorata per i risultati positivi registrati in economia e nella lotta al crimine, già in passato aveva minacciato Greenwald di un periodo di reclusione per le notizie che aveva diffuso, e non ha mai risparmiato, per altro, accuse e minacce ai giornalisti ritenuti scomodi. In un Paese spaccato a metà dove Sergio Moro è visto da una parte come un eroe, mentre dall’altra gli è negata ogni autorevolezza e indipendenza, le affermazioni di Bolsonaro nei confronti di Greenwald di certo non aiutano i brasiliani ad aumentare e consolidare la propria fiducia nell’indipendenza e nell’operato del loro sistema giudiziario.

CLAUDIO MADRICARDO

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