L'Ilva di Taranto (Depositphotos)

Quando i capitani di finanza sono arroganti e pensano di essere superuomini. Le storie delle multinazionali Eternit e dell’ILVA di Taranto hanno diversi punti in comune, uno in particolare: il disastro ambientale e le morti causate dalla produzione di materiali nocivi per l’ambiente e per le persone, derivanti dalla lavorazione dell’amianto e dalle polveri sprigionate dagli stabilimenti delle fonderie della città jonica. L’antico dilemma sullo sfruttamento del bisogno sembra non avere soluzioni, peggio non si riesce a sradicare per molteplici concause: penuria di lavoro, radicate e insuperabili barriere culturali e ossidati costumi sociali resistenti alla legalità. La sicurezza e la salute, ovunque, in particolare nelle aree povere e a bassa offerta di lavoro, risultano inconciliabili per mancanza di alternative. Per la sopravvivenza in quei territori si è costretti a compiere sacrifici coinvolgendo intere comunità. Sono queste le catene che bisogna spezzare per liberare territori e cittadini dal dilemma bisogni-profitti senza rinunciare alla sicurezza del lavoro e della salute. La bonifica e la riconversione delle aree di Taranto, Casale Monferrato in Italia e Niederunnen ed altri piccoli comuni in Svizzera vanno affrontate con determinazione e alimentate da nuove visioni di sviluppo sostenibile, che si riconcili con il territorio e con l’occupazione. Stupisce la notizia apparsa negli ultimi giorni in alcuni quotidiani svizzeri e italiani sulle affermazioni offensive e spregiative del faccendiere svizzero Stefan Schmidheiny, uno dei capitani di finanza di multinazionali, sul disastro sanitario e ambientale causato dalla sua azienda, l’Eternit. L’Eternit di proprietà del magnate svizzero Stefan Schmidheiny nel secolo scorso ha prodotto per anni l’amianto nella sua sede di Niederunnen (Svizzera), dove lavoravano migliaia di emigrati italiani, a Casale Monferrato (Alessandria), Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia) causando migliaia di ammalati cronici di asbestosi e centinaia di morti. In Svizzera numerose famiglie italiane piangono i propri cari, mentre in Italia si parla di oltre 3000 operai affetti da malattie polmonari croniche e tumori; solo nella provincia di Alessandria, di 392 morti. Da oltre quarant’anni è risaputo che l’amianto è nocivo e ha conseguenze letali, successivamente ne è stata vietata la produzione e le famiglie delle vittime, ex operai di quest’azienda, si sono organizzati in associazioni costituendosi parte civile nei processi contro la multinazionale. Il caso Eternit è il primo al mondo in cui i vertici aziendali vengono condannati, costituendo un precedente importante che potrebbe dare il via a decine di processi in tutta Europa. La notizia della condanna a 18 anni del magnate Stephan Schmidheiny ha generato polemiche in Italia e in Svizzera, tant’è che lo stesso "capitano di finanza o di sventura", ben inserito in società e banche multinazionali come anche in istituzioni internazionali, si definisce "perseguitato" dai magistrati di un Paese "fallito". "… Quarant'anni dopo si viene accusati di omicidi di massa e perseguitati per decenni. Cosa posso fare?", dice anche di aver sviluppato dentro di sé un odio per gli italiani e di averlo elaborato. "Ora quando penso all'Italia provo solo compassione per tutte le persone buone e oneste che sono costrette a vivere in questo stato fallito". A fronte della bassezza e delle imperdonabili offese, davvero compassionevoli, alle quali si è lasciato andare questo capitano di finanza, ricordo con ammirazione un gigante della finanza italiana, quell'Adriano Olivetti che in quell’area industriale del Piemonte fece delle sue aziende un modello di progresso del mondo del lavoro e della tutela degli operai. Non esiste paragone, né morale, né di interessi economici tra il modello svizzero alla Schmidheiny e quello italiano dell’allora Olivetti. Due modi e due mondi diversi per dare senso al progresso, che crea ricchezza e emancipazione sociale quando è costruito su valori etici e sostenibili, che genera morti e disperazione quando è spinto al cieco profitto finanziario sulla pelle dei bisognosi. L’Italia, signor Schmidheiny non centra nulla con la sua avarizia e povertà di valori, può solo aprirle la coscienza e insegnarle ad essere più giusto verso se stesso e verso chi l’ha arricchito. Le cagionevoli esternazioni di questo bellimbusto, molto gravi e offensive verso il nostro Paese vanno perseguite con la richiesta di pubbliche scuse al popolo italiano e alla nazione.

MICHELE SCHIAVONE, SEGRETARIO GENERALE CGIE

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