Il tempo per informare e far conoscere ai nostri connazionali all’estero la portata del referendum sulla riduzione dei parlamentari è stretto e bisogna agire in fretta. Tra poco meno di due mesi si voterà. Occorre da subito avviare un’azione di sensibilizzazione in tutti i paesi del mondo, che ci veda protagonisti di una grande battaglia per la democrazia e per l’affermazione dei diritti civili e politici degli italiani all’estero. Il Consiglio dei Ministri nei giorni scorsi ha deciso la data del 29 marzo 2020 per l’indizione del referendum popolare previsto dall’articolo 138 della Costituzione sul testo di legge costituzionale recante: «Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari", approvato dalle due Camere e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, serie generale, n. 240, del 12 ottobre 2019.

REFERENDUM CONFERMATIVO DISCIPLINATO DALL’ART. 138

Il referendum confermativo per le leggi costituzionali è disciplinato dall’articolo 138 della Carta. Serve a sottoporre ai cittadini la riforma votata dal Parlamento, ma può essere richiesto solo se i sì della Camera e del Senato non superano i due terzi dei componenti dell’assemblea. Tre sono i modi previsti dalla Costituzione: a chiedere il referendum possono essere 500 mila elettori, 5 Consigli regionali o un quinto dei membri di una delle Camere (126 deputati o 64 senatori). A differenza dei referendum abrogativi, per la validità del referendum costituzionale come quello al quale siamo chiamati a votare il 29 marzo, non è obbligatorio alcun quorum. Il sì o il no vince con un solo voto in più.

I PARLAMENTARI ELETTI ALL’ESTERO DA 18 A 12

La riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari riduce i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200. L’istituto dei senatori a vita è conservato fissandone a 5 il numero massimo (finora 5 era il numero massimo che ciascun presidente poteva nominare). Ridotti anche gli eletti all’estero: i deputati scendono da 12 a 8, i senatori da 6 a 4. Il Cgie non è contrario a una riduzione del numero complessivo dei parlamentari italiani, ma esprime un parere nettamente negativo alla riduzione degli eletti nella Circoscrizione estero. Ci sono voluti 60 anni per riconoscere il diritto di voto agli italiani all’estero e a cuor leggero si sta cercando di restringerne la rappresentanza nelle istituzioni.

PARERE MOLTO NEGATIVO DA PARTE DEL CGIE

A differenza della nuova legge, la riforma della rappresentanza nel Parlamento avrebbe dovuto avere per gli italiani all’estero un segno del tutto diverso: ristabilire quell’equilibrio e quella parità nei criteri di rappresentanza tra i cittadini, qualunque sia la loro residenza territoriale, che finora c’è negata. Lo squilibrio nella rappresentanza dei cittadini residenti all’estero rispetto a quelli residenti in Italia diventerebbe insostenibile: un deputato eletto in Italia rappresenterebbe 150.000 abitanti, uno eletto all’estero 700.000 iscritti AIRE; un senatore eletto in Italia poco oltre 300.000 abitanti, uno all’estero oltre 1 milione e 400 mila iscritti AIRE. Oggi, invece, le proporzioni riferite alle elezioni del 2018 sono le seguenti: il deputato eletto in Italia rappresenta in media 96.000 cittadini, l’eletto all’estero 400.000 iscritti AIRE; il senatore eletto in Italia rappresenta in media 192.000 cittadini, l’eletto all’estero 800.000 cittadini iscritti AIRE: i dati sono tratti dal Dossier del 16 ottobre 2018 sulla riduzione del numero dei parlamentari, A.S. n. 214; n. 515; n. 805).

GRAVE LESIONE DELLA RAPPRESENTANZA DEMOCRATICA

Un rapporto destinato ad aggravarsi ulteriormente: dal 2006 a oggi, la base elettorale in Italia è andata calando, mentre quella degli iscritti all’AIRE è aumentata del 60% circa e continua a crescere a causa di flussi di emigrazione stabile, cui si aggiungono gli italiani temporaneamente all’estero, anch’essi in costante aumento. Il Cgie ha sempre chiesto e ribadito negli incontri istituzionali e nelle audizioni alla Camera e al Senato che la revisione costituzionale in esame valutasse di espungere del tutto il riferimento agli eletti nella circoscrizione estero dal taglio lineare, in modo da prevedere in aggiunta al numero rideterminato dei deputati e senatori eletti nel territorio nazionale, il novero immutato dei deputati e dei senatori eletti all’estero. Pertanto ai previsti 200 senatori da eleggere in Italia aggiungere i 6 senatori eletti all’estero per formare un Senato di 206 persone e al numero di 400 deputati eletti in Italia alla Camera aggiungere i 12 deputati eletti all’estero.

IL CGIE CHIAMA ALLA MOBILITAZIONE PER VOTARE NO

La misura adottata nella revisione costituzionale rappresenta una gravissima lesione del principio di uguaglianza tra i cittadini sancito dall’articolo 3 della Costituzione ("Tutti i cittadini hanno pari dignità sociali e sono uguali davanti alla legge"), e si creerebbe una profonda discrepanza nel rapporto numerico tra elettori ed eletti, relegando tutti i cittadini residenti fuori dai confini nazionali ad una condizione di inferiorità e marginalità. Respingere la riforma costituzionale è il solo modo per mantenere vivo e saldo quel legame con la madre patria che contribuisce al rafforzamento degli interessi di natura economica e geopolitica e alla promozione del Sistema Italia. Il CGIE chiama i Comites, le Associazioni e i connazionali ad una grande mobilitazione per la democrazia e per i diritti civili e politici, contro il taglio del numero dei parlamentari che riduce di un terzo i già pochi deputati e i senatori eletti nella Circoscrizione estero. Il Cgie, forte della sua autorevole rappresentatività delle comunità italiane sparse nei cinque continenti, chiede alle comunità italiane all’estero un impegno straordinario per votare e far votare NO.