Luigi Di Maio (Depositphotos)

Non s’era mai visto un ministro degli Esteri in carica, ex-capo politico del suo Movimento appena sfiduciato, chiamare a raccolta la base dei suoi aderenti, militanti ed elettori per protestare contro la maggioranza di cui fa parte. Soltanto Luigi di Maio, politico per caso e per svista di Beppe Grillo, deputato con pochi clic e molta supponenza, poteva avere un’idea tanto brillante.

Per il 15 febbraio ha convocato la mobilitazione dei Cinque Stelle a lui fedeli contro la "restaurazione", come l’ha chiamata. Ma di quale "restaurazione" si tratta? Vogliamo - ha detto - abolire le leggi (immaginiamo quelle varate insieme con la Lega di Salvini) e tornare, se non abbiamo capito male, allo stato precedente alla presa del potere. Quel potere che lui, come leader indiscusso - anzi, poi più che discusso, cacciato in malo modo - in un anno e mezzo ha dissolto perdendo più dei due terzi dei voti tra elezioni regionali ed elezioni europee: un record assoluto.

Adesso, senza cariche di partito, inviso alla maggioranza pentastellata che gli imputa gli errori e gli orrori politici del Movimento, si è messo in testa di suonare la carica anche perché tallonato - oltre che contestato - da gruppi e gruppetti che si vanno formando, e platealmente abbandonato da Grillo e Casaleggio. C’è Di Battista insieme con Paragone che si sta dando da fare per formare una "frazione" che potrebbe rendersi autonoma: i sondaggi l’accreditano del 5,4%. Ci sono i dissidenti storici che hanno costituito gruppi in Parlamento disposti a presentarsi alle elezioni. La frammentazione non si arresta ed ogni giorni si registrano fuoriusciti che non sa dove si collocheranno. È vero, i Cinque Stelle sono ancora numericamente il primo partito in Parlamento, ma che ne sarà di loro? Non ci vuole una zingara per farci raccontare il futuro che li attende.

Intanto Di Maio, ex-enfant prodige che ha combinato più casini lui di tutta la banda grillina messa insieme, viste le sue capacità politico-culturali e la dimestichezza con le lingue, a cominciare da quella italiana, rappresenta il nostro Paese a livello internazionale (anche questa non si era mai vista), corre ai ripari e chiama i suoi amici a testimoniare per lui la forza che non ha. «Sapevamo e sappiamo - ha detto - che il sistema avrebbe provato a cancellare le leggi fatte in un anno. Quando è così c’è una sola risposta e quella risposta è il popolo italiano contro questo osceno atto di restaurazione». Il tono più che "barricadiero" è quello di un guappo di cartone che tenta disperatamente di riprendersi la scena. E siccome i giocattoli glieli hanno tolti tutti, prova a costruirsene almeno uno: il rivoluzionario finto, rivendicando ciò che non gli è riuscito finora. O meglio gli è riuscito talmente male da giocarsi la carta della disperazione per provare a tenersi (malamente) in piedi).

Ecco le invocazioni: il taglio dei parlamentari, il reddito di cittadinanza e la riforma della prescrizione sulla quale la maggioranza giallo-fucsia si sta disfacendo, tanto al governo, quanto in Parlamento. Ma non gli basta. La botta che temevano sta per arrivare. Dice Di Maio: «Abbiamo tagliato i vitalizi e loro se li vogliono riprendere». Sa bene che le cose non stanno così. Intanto il provvedimento non è stato varato per via legislativa, ma con una deliberazione degli Uffici di presidenza di Camera e Senato cui si sono accodati tutti i partiti, mostrando una buona dose di ignoranza e di demagogia. In risposta, la disposizione è stata sommersa di ricorsi. Adesso si sta avvicinando l’ora della verità. «A ottobre 2018 - ha ricordato Di Maio, sbagliando tutto, naturalmente: i vitalizi erano stati cancellati anni fa - abbiamo abolito i vitalizi per circa 280 senatori…. In questi giorni si stanno riprendendo i vitalizi che abbiamo tagliato. C’è una commissione che ha ricevuto 700 ricorsi di ex senatori che, poverini, adesso rivogliono il vitalizio».

E continua: «A capo di questa commissione c’è il senatore Caliendo di Forza Italia, che, se quella commissione accoglie i ricorsi, avrà il vitalizio quando smetterà di fare il senatore. Una persona totalmente in conflitto di interessi». A parte il fatto che il vitalizio Caliendo lo avrà comunque, sia pure decurtato, la verità è che la Commissione presieduta dal senatore forzista - e lo stesso accadrà alla Camera perché sarebbe incredibile una disparità di trattamento tra senatori e deputati - in sede giurisdizionale di primo grado sta facendo valere una pronuncia della Corte di Cassazione che ritiene i vitalizi parte integrante dell’indennità parlamentare e dunque non soggetta a delibere d’ufficio, ma soggetta soltanto alla legge ordinaria. Poi la Corte Costituzionale ha rafforzato la pretesa di non toccare il dovuto, asserendo che verrebbero stravolti punti nodali della Costituzione come la retroattività e l’affidabilità.

Finora Di Maio non si era accorto di tutto questo? Aveva altro a cui pensare. Per esempio a proclamare dal balcone di Palazzo Chigi addirittura l’abolizione della povertà. Ve lo ricordate? Il "miracolo" non gli riuscì. E, del resto, non riuscì neppure a chi è molto, ma molto più in alto di lui.... Ecco a cosa si attacca lo "scugnizzo" che avrebbe dovuto far tremare il Palazzo, che avrebbe dovuto aprirlo come una scatoletta di tonno: lo ha fatto ma ci ha trovato le sardine che se lo sono mangiato politicamente. Che fine miserabile per chi sognava la rivoluzione in giacca e cravatta ed è finito nelle retrovie di un Movimento agonizzante a cui sono rimasti soltanto l’odio sociale, l’invidia e il rancore come caposaldi "ideologici". Monete fuori corso, come si è visto.

GENNARO MALGIERI

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