Giuseppe Conte (Depositphotos)

Foibe, il "Giorno del Ricordo". Tra scuse, lacrime e le solite polemiche. "Siamo qui per risanare una ferita inferta a quelle genti e ai loro discendenti, per chiedere ancora una volta scusa per l'oblio calato sul dramma delle foibe". Ha detto ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, durante il suo intervento al Senato in occasione della celebrazione del memoriale istituito nel 2004 per ricordare le vittime della tragedia giuliano-dalmata e le drammatiche vicende del confine orientale negli anni del secondo dopoguerra. "A quella tragedia - ha spiegato il premier - non è stato dato rilievo per superficialità o calcolo". "Il '900 - ha aggiunto la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati - è stato il secolo delle atrocità, delle guerre, dell'odio razziale, degli stermini di massa. In questo scenario, il dramma delle foibe ha assunto i contorni di un genocidio di ferocia inaudita, inaccettabile, ingiustificabile". Anche il presidente Sergio Mattarella, domenica, al Quirinale, ha ricordato che "le foibe furono una sciagura nazionale alla quale i contemporanei non attribuirono (per superficialità o per calcolo) il dovuto rilievo". "Questa penosa circostanza pesò ancor più sulle spalle dei profughi" ha ribadito il Capo dello Stato. Bandiere esposte a mezz’asta, ieri, in tutta Italia. A Roma le celebrazioni sono iniziate con la deposizione di una corona all’Altare della Patria e una cerimonia in Campidoglio. Alla foiba di Monrupino (Trieste) era presente anche il leader della Lega Matteo Salvini: "onore ai martiri massacrati dai comunisti solo perché italiani" ha detto l'ex ministro dell'Interno. A Ferrara, Modena e Rimini sono state deposte corone d'alloro ai monumenti dedicati ai martiri delle foibe. Così come a Firenze. A Ragusa la cerimonia si è tenuta in prefettura. A Milano in largo Martiri delle foibe. Alla foiba di Basovizza, sul carso triestino, si è svolta probabilmente la cerimonia più rappresentativa: proprio qui è stata esposta una corona di fiori del Senato, rappresentato da Maurizio Gasparri; sul posto anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Inca ed altre istituzioni come la Regione e il Comune di Trieste. C'era anche la leader di FdI Giorgia Meloni ("grazie a Mattarella per la condanna del negazionismo" ha detto). Tuttavia, quando Gasparri ha preso la parola, i parlamentari dem, a loro volta presenti, se ne sono andati in segno di protesta. Per la prima volta era intervenuto prima di lui un presidente di regione, Massimiliano Fedriga, e ciò ha suscitato qualche mugugno. Quando però ha preso il microfono anche Gasparri, allora è scattata la contestazione. " Basovizza ormai è palcoscenico della destra sovranista", ha commentato la parlamentare Pd Debora Serracchiani.

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