Gattuso (Depositphotos)

Il Napoli arriva male a questa partita d’andata di semifinale di Coppa Italia contro l’Inter a Milano. Ci arriva male perché ha interrotto bruscamente contro il Lecce (2-3) lo slancio delle tre vittorie contro Lazio, Juve e Sampdoria. L’Inter, invece, ci arriva gasatissima per la clamorosa rimonta sul Milan (4-2).

Quale delle due squadre sarà più stanca e chi delle due cambierà meglio per schierare una formazione più fresca e competitiva?

Contro il Lecce, Gattuso ha ammesso le sue responsabilità. Dopo avere insistito su una formazione-standard, ha cambiato troppo, ritoccando tutti i reparti e affrettando il recupero di alcuni infortunati, probabilmente per un turn-over necessario in un mese di molti impegni ravvicinati.

Forse Koulibaly (coppia inedita con Maksimovic) non è ancora pronto e così Politano (catena di destra Lobotka-Politano per la prima volta in campo). Lobotka e Demme fanno fatica a giocare insieme, l’uno essendo l’alternativa dell’altro, però non erano impiegabili Allan e Fabian Ruiz.

Imperdonabile, poi, il metti e togli Meret-Ospina. Si sono aggiunti gli errori. Di Lorenzo, tornato a destra, è stato martirizzato da Saponara e, in area, è mancato sul secondo gol di Lapadula. Sono stati opportuni i cambi nella ripresa, vanificati però dal siluro del 3-1 sulla punizione di Mancosu. Il Napoli ha pagato anche la scarsa determinazione sotto la porta del Lecce nei primi venti minuti di superiorità senza segnare.

Cancellare tutto e ripartire. Ma un Napoli “fragile”, come l’ha definito Gattuso, sembra proprio chiuso nella doppia semifinale con l’Inter che vanta individualità decisive, Lautaro, Lukaku, Sensi, Sanchez, Eriksen sui calci piazzati, e sovrasta fisicamente gli azzurri.

Ridurre al minimo i danni a Milano per giocarsi la qualificazione nel match di ritorno al San Paolo (5 marzo) si annuncia come un’impresa. Il Napoli non è squadra che sappia giocare per lo 0-0 e continua a denunciare serie difficoltà nella gestione delle partite.

Il confronto fra le due difese schiaccia il Napoli: in campionato l’Inter ha subito 20 gol, record condiviso con la Lazio; il Napoli ne ha presi 34. L’Inter non ha incassato gol in otto partite, il Napoli in cinque. Il confronto di campionato ha visto la vittoria dell’Inter al San Paolo (3-1).

Tutte le cifre sono contro gli azzurri. L’Inter ha il terzo attacco del campionato (48 gol), il Napoli l’ottavo (36 gol). Pesante la differenza-reti a favore dell’Inter (+28), contro quella misera del Napoli (+2). L’Inter ha chiuso una sola partita senza segnare (0-0 con la Roma a San Siro), il Napoli è andato a secco in cinque partite. Il campionato indica l’Inter favorita anche nella Coppa nazionale.

Quali armi può sfoderare il Napoli a Milano? La velocità, il gioco a due tocchi, la voglia di stupire in un teatro del calcio. Gattuso recrimina di non avere saputo dare ancora compattezza alla squadra che, se incassa un gol, non ha la giusta reazione. Se l’Inter va subito a segno, per il Napoli finisce prima di cominciare.

Lontane sono la bella prova contro la Juventus e l’ardimentosa gara di Coppa contro la Lazio quando il Napoli seppe soffrire e proteggere per 90 minuti il fulmineo gol di Insigne. Sembrò che la squadra avesse ritrovato equilibrio e saldezza difensiva. Prendere tre gol dal Lecce, con difesa schierata, e due gol dalla Sampdoria, ha cancellato ottimismo e certezze.

La ferocia agonistica di Conte non consente di sperare in un’Inter “morbida”, tutta la testa al campionato da scudetto (domenica i nerazzurri giocheranno a Roma contro la Lazio). La squadra milanese può non incantare, ma sa essere terribilmente efficace risolvendo a favore anche le partite per niente brillanti.

Il Napoli sarebbe dovuto andare a Milano al massimo della convinzione e con la carica di una striscia di partite positive. Il Lecce ha smontato il rilancio della squadra di Gattuso, facendola arretrare sulle debolezze di questa stagione.

A San Siro il Napoli ha una sola chance, giocare una partita d’audacia. Se il risultato sembra scontato, tanto vale avere coraggio e rischiare. Ma ci vorranno testa e gambe.

DI MIMMO CARRATELLI

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