Nicola Zingaretti, Pd (Depositphotos)

Pd, come perdere le elezioni? La ricetta è pronta e Nicola Zingaretti sembra intenzionato a applicarla. Una bella sbandata a sinistra sembra essere quello che ci vuole. Ed ecco puntuale la nomina, a ministro ombra del Pd per l’Economia il sinistrissimo Emanuele Felice. Al fondo incombe la figura di Fabrizio Barca, discendente di pura aristocrazia di sinistra che non gli impedisce di sentirsi proletario. Purtroppo a sinistra c’è sempre stata e sempre ci sarà gente che ama gettare il cuore oltre l’ostacolo (linguaggio da Nizza Cavalleria). I risultati delle regionali in Emilia Romagna hanno dato loro un bel ricostituente. Si sono esaltati in tanti per i voti presi da Elly Schlein, ben 22mila, pari al 3,77 per cento delle preferenze. E lei subito a dire: via dal centro, tutti a sinistra, evviva Barca, Prodi for President. In pochi sembra si sono soffermati a meditare sulle parole di Stefano Bonaccini, che ha vinto nascondendo a emiliani e romagnoli le facce di Zingaretti e Conte. Praticamente ha vinto a mani nude, puntando al centro. Ha ricordato Bonaccini alla Schlein e seguaci che lui ha preso quasi un milione e 200mila voti, più del 51%.

Nuova botta di esaltazione verrà di sicuro dalla affermazione del Sinn Fein in Irlanda. Il successo elettorale dell’ex braccio politico dell’Ira viene già attribuito alla sua linea "de sinistra" e tanto basta. Poco conta che fra gli esaltati ci sia chi mette Michael Collins nei troubles dell’Ulster, chi ignora la violenza inglese sui cattolici del Nord negli anni ’70. Fu una lotta fra poveri, combattuta con spietatezza, seguendo una tradizione secolare di odio religioso e razziale (la maggior parte dei protestanti sono di provenienza scozzese). Ci rimette la pelle anche un mito della retorica inglese, Lord Mountbatten, zio di Filippo di Edimburgo, mentore di Carlo. L’Ira lo fece saltare in aria, nel 1979. Finì, dopo 30 anni di crudeltà e violenze, quando gli irlandesi del Nord cominciarono a godere di una politica lungimirante degli inglesi che rese la loro inospitale terra in un mezzo paradiso fiscale, attrattiva per gli investimenti stranieri e generatrice di occupazione.

Attenzione: il Nord è ancora soggetto alla monarchia britannica, il Sud è una repubblica da quasi un secolo (grazie all’Ira e al Sinn Fein di una volta). Uno dei problemi di Brexit è che dovrebbe ripristinare il confine fra le due irlande: a Nord prevalgono i protestanti monarchici e non ne vogliono sapere dell’Europa. Il Sud è uscito dalla miseria diventando un paradiso fiscale a pieno titolo. L’afflusso di stranieri ha fatto crescere il costo della vita ma non le retribuzioni Da qui il malessere che ha determinato il voto: è crisi da benessere, il contrario della peraltro quasi inesistente miseria che piangono gli italiani del Sud. Cosa fa l’astuto Zingaretti? Nomina capo economico del Pd Emanuele Felice, classe 1977, ordinario di Politica economica all’Università di Pescara. Come riferisce Dario Di Vico sul Corriere della Sera, "fuori dalla politica attiva dai tempi del liceo, Felice è un esponente di punta del neo-meridionalismo ed è molto vicino al ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, con il quale condivide una linea decisamente critica verso la sinistra riformista e proposte come l’imposta progressiva sui patrimoni e il "ripristino delle garanzie nel mercato del lavoro".

Invece di ripristinare le gabbie salariali, che forse renderebbero un po’ più attraenti gli investimenti nel Meridione, qui si vola alto. Al di là dei singoli temi, prosegue allarmato Di Vico, "la nomina di Felice segnala da parte di Zingaretti un’operazione più ambiziosa: tentare di ricostruire attorno al Pd una galassia di intellettuali focalizzati su Sud e giustizia sociale che veda coinvolto anche l’ex ministro Fabrizio Barca. Quanto questa scelta riesca a propiziare il dialogo con le Sardine e serva a competere con i 5 Stelle sullo stesso perimetro di gioco lo vedremo con il tempo". C’è solo una speranza, per il Pd, che sia tutto un gioco di specchi e di ombre messo in atto da Zingaretti per ricompattare alla sua sinistra, svuotare quel poco che è rimasto di Leu, pur tenendo, saggiamente e prudentemente la barra al centro.

La lezione, da tutto il mondo, è: la sinistra vince al centro, la destra vince all’estrema. Il Pci la ha assorbita nella sua identità e la ha applicata a pieno dopo avere ottenuto l’indipendenza da Mosca e anche prima (gli intellettuali, che la destra rabbiosamente chiamava utili idioti) furono una mossa geniale di Togliatti per togliere dall’angolo un partito che aveva, a epoche diverse, molte caratteristiche dei sanculotti grillini). Zingaretti la ha applicata con successo nel suo governo della Regione Lazio. Non sarà un grande statista o un grande stratega, non sarà né Togliatti o BerlinguerDe Gasperi o Andreotti (stratega ma non proprio statista: pensate alla legge dei 7 anni). Ma è di sicuro un abile politico, che conosce il mestiere dalla gavetta, senza grandi asset di famiglia se non la somiglianza col fratello Montalbano.

SERGIO CARLI

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome