Non molto tempo fa ci siamo occupati di raccontare come uno dei problemi che maggiormente minacciano la salute del nostro pianeta sia la dispersione in natura dei mozziconi di sigaretta, di cui gli incauti e incivili fumatori si sbarazzano senza troppo pensiero un po’ ovunque, ignorandone, o forse trascurando quanto veleno disperdano nell’ambiente quando non correttamente smaltiti. Ben 4,5 trilioni di filtri vengono abbandonati ogni anno nell’ambiente rendendo i mozziconi di sigaretta una delle principali cause di inquinamento plastico nel mondo. Ebbene, sembra che le cose comincino a cambiare e a muoversi nella direzione giusta. Almeno nel comune toscano di Capannori, dove nelle scorse settimane ha preso il via un progetto sperimentale che avrà la durata di tre anni e che ha preso il nome di "Focus" (Filter of Cigarettes reUse Safely).

Si tratta di una proposta sviluppata dal Centro interdipartimentale "Enrico Avanzi" dell’Università di Pisa e prevede che, nel pieno rispetto della nuova economia circolare, che dal recupero delle sigarette usate prenda vita una nuova risorsa, in questo caso un materiale adatto alla coltivazione delle piante. Nello specifico sarà possibile produrre del substrato inerte, cioè una base biodegradabile per la coltivazione, da parte dei vivaisti, di piante ornamentali e di arbusti che verranno trapiantati proprio a Capannori e dintorni. Ma non solo. Attraverso l’uso di alghe, la stessa sostanza potrà agevolare la produzione di biomassa utilizzabile per la produzione di energia, in altre parole, favorirà la produzione di biocarburanti.

"Questa sperimentazione vuole essere una risposta concreta e innovativa, sotto il segno dell’economia circolare, ai mozziconi di sigaretta, che sono altamente inquinanti e rappresentano una parte consistente del rifiuto non riciclabile", ha commentato il sindaco capannorese Luca Menesini. Se questo avviene in Toscana, anche nel Lazio c’è chi sta cercando di trovare soluzioni concrete. Si tratta di un gruppo di ricercatori di AzeroCo2, una società nata da Legambiente che ha appena concluso un percorso di ricerca che consentirà di trasformare una parte dei filtri dei mozziconi dispersi in un materiale rigido adatto alla realizzazione di montature per occhiali e altra oggettistica. "Abbiamo trovato un sistema innovativo per la purificazione dei mozziconi per poterli poi riciclare. Ripulito, l’acetato di cellulosa dei filtri può essere trasformato anche in diversi altri oggetti, per esempio contenitori rigidi o scatole", ha spiegato Ilaria Bientinesi, chimica di AzeroCo2.

Se usciamo dai confini nazionali, anche in altre parti del mondo si stanno cercando strade alternative di riciclo per questi rifiuti tanto pericolosi: è il caso ad esempio di Vancouver, popolosa città canadese, dove, attraverso appositi bidoncini disseminati in tutta la città, vengono raccolti i mozziconi dai quali l’azienda Terracycle estrae l’acetato di cellulosa presente in essi per dare vita a dei pellets di plastica adatti per produrre imballaggi o per la plastificazione del legno. Si chiama invece Mantis la collezione di abbigliamento della stilista cilena Alexandra Guerrero, realizzata con cicche di sigarette sterilizzate e sanificate prima di essere convertite in fibre tessili. Insomma, da un lato occorre che i fumatori contribuiscano responsabilmente alla raccolta corretta dei loro mozziconi, ma dall’altro le alternative ci sono e cominciano a diventare concrete.

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