Addio al distributore che prometteva di erogare "prosecco" agli ignari consumatori inglesi. E sì, l’attacco frontale al prodotto Made In Italy questa volta non ha avuto vita lunga. La Vagabond Wine, infatti, ha prontamente rimosso il distributore che prometteva di erogare il "tesoro a bollicine" italiano. Nel rispetto di una corretta informazione nei confronti del consumatore, infatti, il vino frizzante che colava dal distributore come Coca Cola non può essere chiamato "prosecco".

Il prosecco Doc alla spina non si può fare e non si può ingannare i consumatori proponendo un prodotto con un nome altamente ricoscibile. Soddisfatto il presidente del Consorzio di tutela del Prosecco Doc, Stefano Zanette. La Vagabond è stata costretta a rimuovere la macchina distributrice in seguito alle rimostranze dell'associazione e alle prospettive di azioni legali, non essendo prevista dal disciplinare la mescita del Prosecco con sistemi alternativi al versamento diretto del vino dalla bottiglia.

"L'auspicio - aggiunge Zanette - è che anche questo episodio si ponga in un percorso di presa di consapevolezza di come soltanto il rispetto delle regole rappresenti, all'estero come in Italia, la vera garanzia della qualità del prodotto e, perciò, di un rapporto leale verso i consumatori".

Sul tema è intervenuta anche Teresa Bellanova, ministra delle Politiche agricole: "Bene il prezioso e centrale ruolo di vigilanza del Consorzio del Prosecco che ha immediatamente denunciato l'accaduto e messo fine - ha detto in una nota - a questa frode ai danni dei consumatori inglesi. La lotta alla contraffazione a difesa dei nostri prodotti e l'usurpazione di nomi protetti italiani è tra le nostre priorità. Sostenere sui mercati internazionali il made in Italy, le nostre Dop, Igp e Stg è essenziale - conclude Bellanova - se vogliamo valorizzare al meglio il Made in Italy e mantenere alta la fiducia dei consumatori".

Margareth Porpiglia

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