(foto depositphotos)

Dopo una lenta agonia, il 3 febbraio, alla tenera età di 20 anni, si è spento L. S.: un giovane che soffriva di disturbi alimentari. La sua storia inizia a 14 anni, quando - in primo liceo - decide di smettere di mangiare e inizia a buttar giù velocemente chili su chili.

Dopo due anni i genitori lo fanno ricoverare in un centro valdostano, e la situazione sembra migliorare: il ragazzo riprende parte del peso e sta visibilmente meglio. Le cose si complicano con la maggiore età, la scelta della facoltà universitaria, gli esami, lo stress. L. ricade nella trappola, ma stavolta è maggiorenne e può decidere o meno se farsi curare. Disturbi del genere si insinuano subdolamente nei pensieri e lo portano ad uno stato di sofferenza, e poi, inevitabilmente, alla morte il 3 febbraio. Nella sua camera.

L'APPELLO DELLA FAMIGLIA I genitori, F. e F., si sono mobilitati in tutti i modi, sentitisi abbandonati dallo Stato, hanno dichiarato al Corriere della Sera: "E' inaccettabile che in Italia non ci siano strutture in grado di accogliere e curare questi ragazzi" è il loro appello. "Le istituzioni dovrebbero mobilitarsi: nelle scuole dovrebbe essere fatta la giusta prevenzione per non cadere in patologie del genere, e dovrebbero essere offerti percorsi di sostegno alle famiglie", concludono.

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