La Juve è tornata sola ma in realtà ha trovato nella Lazio – oggi seconda a un punto – una preziosa alleata: Simone Inzaghi, sportivissimo, ha riservato all’Inter di Conte lo stesso trattamento offerto alla Signora; e se ci sarà – sono convinto che ci sarà – una sfida scudetto fra Torino e Roma sarà bella, spettacolare, non rabbiosa, non vendicativa come quella che sta da tempo meditando Conte. L’intensità, virtù riconosciuta del suo calcio, tradisce ansia. A Roma l’Inter ha ricevuto anche una lezione di calcio d’alto pregio da una squadra ch’è identificabile in quel gesto d’Inzaghi quando incassa il gol nerazzurro: calma, ragazzi, non è successo niente. Solo un ribaltone!

Chissà se gli esegeti del Sarrismo hanno gradito quel siparietto dal contenuto inedito sul finale di Juve-Brescia: un vecchio allenatore che gioisce per avere ritrovato un giocatore perduto da sei mesi per infortunio. Non è un Conte agitato ma un mister paterno, sereno: "Quando ho deciso di fare entrare Chiellini? L’ha deciso lui, si è tolto la tuta, ha detto sono pronto, e mi ha guardato con l’aria di chi aveva già deciso". Il Comandante Maurizio non è uno di quei novellini o furbetti che fanno il compitino in panchina, prendendo note magari illeggibili su dettagli magari impensabili; lo fa, a modo suo, dicono con una grafia minuta, e mi fa pensare semplicemente a un tic che cela o rivela pensieri.

Il Comandante Maurizio è un vecchio combattente che fa la A come faceva la C, lavorando sugli uomini e sul pallone, e il ritorno di Chiellini lo aiuta a scongelare nello spogliatoio e sul campo certi dubbi, certe incertezze spesso suscitate dai più giovani – sicuramente da Dybala, evidentemente affetto da un narcisismo che si manifesta quando gli si nega il palcoscenico – come dai più svagati che complicano la vita al tecnico, il quale confessa "ho troppi giocatori dalle caratteristiche originali, bravissimi ma complicati". Ecco, questo è il Sarri che dalla vittoria sul Brescia – direi ovvia – riparte non solo con i tre punti che gli servivano ma con lo spirito smarrito a Verona.

Una sconfitta come tante, forse, ma già Guardiola stava viaggiando verso Torino, già gli opinionisti/ estetisti che non sentono profumo di Sarrismo ma di Bonipertismo (vincere è l’unica cosa che conta) stavano mollandolo al suo destino. Se volete, il miracolo di un sorriso del Comandante è già il primo dono di Chiellini. In questo campionato non c’è nulla da buttare. Ogni squadra è un pericolo, ogni partita un romanzo. Per i grandi appuntamenti, mentre è in arrivo la Champions, arrivederci al primo marzo, Juve-Inter.

Italo Cucci

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