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La lotta all’evasione è una battaglia essenziale per il bene del Paese e noi imprenditori non dobbiamo mai cedere alla tentazione di contrastarla. Allo stesso tempo però è bene ricordare che anche gli aspetti fiscali concorrono alla competitività del sistema delle imprese, per cui nessuno può pensare che si possono imporre tasse all’infinito senza finire per deprimere l’economia. Purtroppo l’impegno del legislatore è spesso contraddittorio sotto questo profilo e anzi, per dirla tutta, è quasi sempre improntato a logiche punitive, come nel caso delle ultime novità che ci riguardano. Mi riferisco alla circolare dell’Agenzia delle Entrate della settimana scorsa, che intende fare chiarezza sull’Art. 4 del Dl fiscale (Dl 124/2019) in materia di verifiche sulle ritenute fiscali negli appalti privati. La norma infatti, nonostante dichiari il nobile obiettivo di contrastare "tutte le ipotesi di somministrazione illecita di lavoro", rischia di aggravare la mole di problemi che già sono sulle nostre spalle.

Ancora una volta accade cioè che l’amministrazione scelga la strada dell’interpretazione della legge in senso restrittivo, attraverso tre provvedimenti specifici che provo ad elencare. Primo: i nuovi obblighi di controllo interessano tutti i committenti della catena degli appalti. Chiunque ne gestisca uno, come ad esempio un appaltatore che a sua volta si rivolge a un subappaltatore, sarà considerato committente. Secondo: la verifica del versamento delle ritenute non si limiterà più al solo aspetto cartolare, ma dovrà essere affiancata da una serie di verifiche fisiche (assai onerose!) da parte del committente, volte a certificare la coerenza tra quanto dichiarato e quanto versato dall’appaltatore. Terzo: questi oneri impatteranno anche i subappaltatori più piccoli, poiché per l’applicazione della legge (che ricordiamolo, interessa tutti i committenti) è necessario il superamento della soglia dei 200mila euro solamente nell’appalto principale.

Siamo alle solite, perché i nuovi oneri a carico delle imprese non sono compensati da alcun beneficio e, quindi, tutto si riduce a una nuova voce di costo, come se già non fosse tremendamente impegnativo restare sul mercato. Deve però essere chiaro a tutti che nuovi costi a loro volta si traducono in minori investimenti, che (infine) hanno ricadute negative sui cantieri di tutta Italia, portandoli al rallentamento e in alcuni casi alla sospensione. Siamo quindi di fronte ad una norma nata per tentare di risolvere un problema che rischia seriamente di generarne un altro, forse ancora più grave. Le imprese dovranno sempre più dotarsi di personale amministrativo e legale piuttosto che di tecnici e ingegneri e dovranno spostare il proprio personale dalla produzione agli adempimenti.

Noi imprenditori oggi più che mai abbiamo bisogno di norme che diano nuovo slancio alle nostre aziende, a maggior ragione se consideriamo il settore delle costruzioni. Il legislatore, anziché rivolgersi all’imprenditore imponendogli nuove mansioni di controllo, dovrebbe individuare propri meccanismi per portare alla luce tutti i furbetti che, legge dopo legge, riescono sempre a trovare uno modo per agire in forma illecita. Invece si preferisce sparare nel mucchio, senza comprendere che così pagano un prezzo quasi esclusivamente quelli che già si comportavano bene.

REGINA DE ALBERTIS

PRESIDENTE GIOVANI IMPRENDITORI EDILI ANCE

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