(foto depositphotos)

Storie con matrice comune, unica, da coronavirus e in tempi di coronavirus. Tre storie decisamente emblematiche, ma non tutto a lieto fine. La prima rappresenta una plurima conclusione mortale. Se ne sono andati in quattro, in rapida successione. Quattro amici al bar, e sembra di ascoltare i versi di una famosa canzone. Giocavano a carte, allo stesso tavolo, tutti i giorni, festivi compresi. Scopone e briscola. Quattro amici al bar, il tavolo, e il bar del circolo ricreativo della Ferruccia, frazione pistoiese, da un lato Agliana e dall’altro Quarrata, paese questo di cavalli da corsa e soprattutto di grandi driver alle redini lunghe di celebri trottatori. Agliana e Quarrata divise dal torrente Ombrone. Compagni di tante giornate, se ne sono andati uno dopo l’altro, abbattuti dal tremendo, imparabile Covid-19, mai troppo maledetto. Vittime dell’epidemia in un paesino di 1500 anime. Una tragica fine sotto gli occhi di tutto il paese, ora costernato, addolorato, impaurito, terrorizzato. Baldino Baldini il primo a morire, il 13 marzo. Stessa età dell’amico al tavolo dei giochi con le carte, Riccardo Lenzi, ex tessitore. Mario Lenzi di anni ne aveva 84; settantotto Amelio Cartei. L’ultimo dei quattro amici ad arrendersi al virus, martedì scorso. Singolare la tragica storia dei quattro amici al bar di Quarrata; curiosa ed entusiasmante questa di un avvocato fiorentino. Nome cognome? Niente da fare, il professionista vuole restare anonimo. Un campione di solidarietà non a caccia di pubblicità, evidentemente. L’autore di un bel gesto che lascia a bocca aperta il popolo, non solo medico e paramedico, impegnato nel tentativo tostissimo di arginare il virus, di fare argine ad esso, per quanto possibile, e per quanto consentono le conoscenze scientifiche attualmente a disposizione. Una sorta di taglia sul virus. Sì, una donazione a chi trova la cura, l’antidoto al terribile invisibile nemico. "Trecentomila euro ai ricercatori, a chi riuscirà ad ingabbiare il Covid-19". La telefonata è arrivata in una mattina come tante altre al Corriere Fiorentino. "Quella che stiamo vivendo è una catastrofe epocale di cui non c’è traccia nella storia. Abbiamo avuto la peste nei secoli scorsi, ma mai una minaccia così globale che abbia coinvolto il mondo. Bisogna fare qualcosa, tutti dobbiamo sentire questa legge morale imperiosa dentro di noi". Chiaro che di più non si può. Si sa solo che l’avvocato in questione è uno tra i più prestigiosi penalisti fiorentini. "Voglio dare un incentivo in più ai ricercatori italiani che si stanno impegnando tantissimo per il raggiungimento di un traguardo che oggi sembra impossibile". Trecentomila euro anonimi in donazione e la speranza che molti altri lo seguano su questa strada. Una proposta non buttata lì, ma un vero e proprio contratto. "Come una cambiale e sinceramente mi auguro di poter mettere prima possibile la mia firma su quell’assegno. In questi tempi di divieti, tutti noi tappati in casa, è il momento giusto per pensare in positivo". Un medico mancato, il penalista fiorentino. Studente al liceo classico Dante, non brillava in matematica e in fisica, ha scelto un’altra strada. Il rammarico della medicina gli è rimasto. "Mi sarebbe piaciuto fare il ricercatore. Vorrei in questo senso lanciare un messaggio: la ricerca non va trascurata, i ricercatori vanno sostenuti, aiutati". I trecentomila euro sono pronti, immediatamente disponibili. Bella, bellissima notizia, in questi giorni segnati dalla pandemia da coronavirus. Questa sì una storia a lieto fine. Anzi lietissima. Nel buio di questi tempi nel secondo Comune più piccolo d’Italia si è accesa una luce. Molto forte, già illumina Moncenisio, in Piemonte. Il borgo di trentanove abitanti, secondo solo a Morterone, in provincia di Lecco, il Comune del record: trenta abitanti. Un evento la nascita di Aurora. Giusto parlare di evento? Certo che sì, nel piccolo Comune del Piemonte una nascita mancava da sette anni. Un borgo di culle vuote anche quello. Aurora Maria riempie un lungo periodo privo del tutto di parti. L’ha messa al mondo mamma Jonida, giovane, venticinque anni. Enrico Perottino il papà, trentasette anni. Ansiosi madre e padre di portare la bimba del record in Francia, nella casa alpina a 1.400 metri sul livello del mare, tra le montagne battute anche ieri dalla neve. Proprio per non rischiare - e qui torna in ballo il coronavirus - in un momento in cui le frontiere sono chiuse, papà Enrico e mamma Jonida hanno deciso di fare nascere Aurora Maria a Rivoli Moncenisio, al confine con la Francia. "Chi nasce in montagna ha una marcia in più", con le congratulazioni e la gioia del sindaco Mauro Carena e dei trentanove abitanti del borgo. "Aurora è il nostro futuro, una speranza per questa terra", l’inno celebrativo, pensando a Virginia, l’ultima bimba nata prima di lei ben sette anni fa. I genitori gestiscono un ristorante nel paesino che d’estate accoglie fino a trecento vacanzieri. Papà e mamma guardano al futuro in Moncenisio. Il sindaco, in attesa che quel maledetto di virus la smetta di fare danni, sogna per i trentanove compaesani il borgo rimesso a nuovo. Moncenisio si è concesso negli anni piccole grandi conquiste e altre promette di realizzarne. Il museo, un ecomuseo, tre ristoranti, alberghi, wi-fi gratuito, bar e un negozio sempre aperto. "La piccola Aurora sarà il nostro raggio di sole". Per la festa, si aspetta che il coronavirus passi davvero.

di FRANCO ESPOSITO

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