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Nel corso di un’informativa di ieri al Senato, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha aperto le porte all’opposizione. Obiettivo, sedersi tutti attorno a un tavolo e lavorare al decreto che sarà emanato ad aprile. E a fare da tramite, ci penserà il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà. L’appello, in un clima di certo non sereno con la presidente Elisabetta Casellati che deve intervenire per uno scambio di parole non tenero tra alcuni esponenti del MoVimento 5 Stelle e parte del Centrodestra, viene in parte accolto dal leader della Lega Matteo Salvini, presente in Aula: "Se il premier ci vuole collaborativi, continuiamo a lavorare, se ci vuole spettatori ce lo dica. Noi vogliamo che le nostre proposte vengano ascoltate. Nei decreti, capisco frette e furia per le dirette di mezzanotte, ma ci sono evidenti errori. Se non diamo i soldi alla gente quella esce di casa: subito liquidità". Insomma, per il numero uno del Carroccio "la collaborazione la intendiamo non come un garbato ascolto, una volta ogni 15 giorni, di quello che lei sta facendo, ma lavorare insieme". L’apertura dell’inquilino di Palazzo Chigi è stato recepito anche da Forza Italia, che però chiede garanzie. Così Anna Maria Bernini: "Caro presidente, noi ci siamo e siamo come una squadra, ci deve passare la palla. Se lo farà, eccoci". Anche Matteo Renzi è pronto quindi a scendere il campo, ma il leader di Italia viva chiede che si faccia un unico decreto "e non uno al mese come in una saga". Adesso la palla tocca evidentemente allo stesso Conte che ieri ha approfittato per dire che è d’accordo con Mario Draghi che chiede una manovra economica choc: "Siamo in sintonia, è una crisi simmetrica contro la quale serve un'azione straordinaria", ha spiegato il primo ministro. Sa benissimo, Conte, che però la strada la percorrere non sarà lunga, ma lunghissima: "La recessione che seguirà questa emergenza sarà dura e severa e colpirà l'intera Europa, per questo serve uno shock economico che richiede misure adeguate e nello stesso tempo coraggiose risposte". Nel frattempo il presidente del Consiglio ha spiegato che nel decreto che sarà varato ad aprile si prevedono stanziamenti non inferiori ai 25 miliardi già stanziati: "Consentiteci di lavorare, vorremmo potenziare ancor Il premier Giuseppe Conte di più quest'intervento".

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