Arrivano i bond, eccoli serviti. Ma non sono quelli dell’Unione Europea, invocati e attesi, ma finora non ancora presenti nel quotidiano abitato ormai in esclusiva dal Covid-19, insensibile finora a qualsiasi tipo di maledizione. Mi prendo una licenza, posso? Butto lì una cosuccia, non a mo’ di battuta, semplicemente per sdrammatizzare un tantino, e solo per un momento, la pesantezza di una situazione che semina stress in combutta con tutto quanto di negativo segna questi giorni amari, difficili, pieni di paura. Pesantissimi. I bond in questione sono quelli del proprietario della più famosa panineria di Firenze. "Ino", a due passi da Ponte Vecchio, molto frequentata, anzi pressa d’assalto non solo dai turisti, in tempi normali, lontani ormai quaranta giorni. "Ino" emette i suoi bond, i "bond gourmet", cercando di esorcizzare, in un certo senso, che cosa succederà quando l’emergenza coronavirus sarà passata. E come tentare di rimettersi in piedi dopo questa terribile mazzata.

Alessandro Frassica, il proprietario di "Ino", in questi giorni di riposo forzato ha riflettuto a lungo sul futuro della sua bottega a due passi da Ponte Vecchio. L’idea giusta, almeno a suo dire, gli è venuta guardando oltreoceano. A New York, ma non a quella che sta vivendo tragici momenti in queste ore. La Grande Mela ha messo in pratica l’emissione appunto di bond. In realtà la parola fa sorridere se si parla di cibo. Laddove ha una sua forte valenza se si pensa che il marketing è fatto di cose semplici. Il bond rende bene il concetto che Frassica vuole comunicare a Firenze e, perché no, all’Italia che prima o poi dovrà pure uscire da questo buio tunnel. L’obiettivo del bond gourmet è la fidelizzazione del cliente. E capire quanti scommettono sulla riapertura di "Ino" e "su quante persone potrò contare quando riaprirò. Perché io riaprirò", assicura Alessandro Frassica, proprietario in questo caso di una personalissima certezza.

Ma questa storia del bond gourmet come funziona? Acquistare un "Ino Bond" pare sia molto semplice, intanto basta andare sul sito www.inofirenze. com e seguire le istruzioni. Emblematico e istruttivo, il tentativo dà l’idea della fantasia che già anima un certo tipo di italiano proiettato su quella che potranno essere i meccanismi di ripresa quando gli effetti micidiali di questa epidemia saranno scemati. "La mia intenzione è anche di dare un segnale al mercato e dire, ehi io ci sono, quando tutto sarà finito". Già, ma quando finirà, se finirà? Questa è la grande incognita e anche lo sveglio chef dei panini sembra spaventato. "La mia attività, come tutte le altre, ha dei costi fissi. Ci sono scadenze a cui far fronte, il personale". Lo Stato ho promesso aiuti, ma non saranno sufficienti a far fronte a tutto. Il commercio, in questo caso la piccola ristorazione, è sull’orlo del baratro. "Perciò io – osserva il titolare di "Ino" – invece di disperarmi sto cercando delle soluzioni. L’idea dei bond va proprio in questa precisa direzione".

I bond sono di due tipi. Uno del valore di 50 euro, al costo di 40, e uno del valore di 30 euro al costo di 25. Ma lo chef dei panini non è l’unico a Firenze ad aver scelto la strada dei bond. Ci ha pensato anche il Santa Elisabetta, una stella Michelin, il ristorante dell’hotel Brunelleschi. Ma non fa da solo, avendo aderito alla piattaforma Support Restaurants, che promuove i dining bond in Italia. Il significato è sempre lo stesso: stabilire la fiducia tra ristorante e cliente. Quel tipo di fidelizzazione che sostiene l’idea di "Ino": chi compra i bond non punta allo sconto, ma per dare una mano. Appunto perché si fida. Il Santa Elisabetta e il suo chef Rocco De Santis lanciano anche loro due opzioni sul mercato. Il dinner bond di 100 euro al costo di 80, da spendere a cena entro due mesi dalla riapertura del ristorante. E il lunch bond, valore 100 euro a 75 euro, da spendere a pranzo, sempre a due mesi dalla riapertura del ristorante. Semplici le modalità: andare su Internet, collegarsi alla piattaforma supportrestaurants.org, oppure contattare direttamente il Brunelleschi al sito www.ristorantesantaelisabetta.it.

Idee, iniziative, manovre, per rendere meno traumatici i giorni della ripresa, quando il virus allenterà la sua morsa tremenda. "Bisogna essere consapevoli del problema. Se perdiamo lucidità e serenità è la fine", avvertono in coro gli ideatori fiorentini dei bound gourmet e dei dinner bond. "Dobbiamo provare a traghettare questo momento verso un futuro che abbia un senso". L’Italia dei bond sta prendendo piede. La strada intrapresa da molte attività per trovare una via d’uscita dalla crisi mortale che potrebbe stritolare il commercio. In questo nostro Paese martellato dal virus, dove il commissario Domenico Arcuri è stato costretto a stabilire nuove regole d’ingaggio sulle merci in entrata e in uscita. L’ordinanza impone di fermare materiale sanitario diretto all’estero e di far entrare senza imposte quello in arrivo. La dogana ora sequestra tutto, farmaci e mascherine. È successo con una partita di un farmaco specialissimo impiegato per sedare i ricoverati nelle terapie intensivi, prodotto da una grande azienda multinazionale con una filiale in Lombardia, la Propofol. La partita era destinata al Messico. Il commissario all’emergenza nazionale l’ha fatta sequestrare da carabinieri del Nas.

Franco Esposito

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