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In questi giorni è stata avviata la sperimentazione del farmaco Avigan, o Favipiravir che dir si voglia. Non c’è alcuna evidenza scientifica – sostengono ai vertici dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco – ma intanto la sperimentazione parte lo stesso. Il motivo? Il video di un farmacista italiano che in Giappone ha documentato come la gente continuasse a circolare senza pensiero, sicura che il virus è stato posto sotto controllo. Da chi? Dall’Avigan, stando a quanto asserisce il nostro moderno Marco Polo. Si tratta di un curativo che andrebbe preso ai primi sintomi e sarebbe in grado di debellare il nemico. Sarà vero?

Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha deciso di "andare a vedere". Non ci sentiamo di criticarlo, si tratta di salvare la vita di migliaia di persone. Ma la cosa buffa è che istituzioni preposte alla salute pubblica sembrano muoversi sull’onda dei "si dice" e dei "sta a vedere che è vero"". Intendiamoci: sappiamo bene che una cosa è la sperimentazione, un’altra l’applicazione di massa di un farmaco o d una terapia. Ma non si può non ribadire quanto rimarcato dal Direttore di "Live", Daniela Minerva: "L’urgenza ha spinto l’Aifa a saltare un milione di passaggi (inutili?) che solitamente bloccano per mesi e anni ogni clinical trial nella penisola".

La sensazione è che, sotto l’onda dell’emotività, sia affiorato anche il buonsenso. La prudenza è necessaria e tocca agli esperti fare il loro mestiere e governare la nostra salute. Ma, in situazioni di emergenza e dovendo fronteggiare un male contro il quale non c’è ancora un vaccino, la flessibilità e la rapidità delle risposte diventano fondamentali. Tra le altre sperimentazioni, segnali confortanti arrivano ripetutamente da Napoli e da altre zone d’Italia per il buon esito del tocilizumab, il farmaco per l’artrite reumatoide che sembra ridurre notevolmente le micidiali infiammazioni delle polmoniti interstiziali.

Se pensiamo che uno dei promotori dell’applicazione del farmaco ai malati di Covid 19, il dirigente medico del Pascale Paolo Ascierto, ha dovuto incassare addirittura un rimbrotto, da parte del direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano Massimo Galli, ci rendiamo conto di quanto difficile sia la svolta in atto nel nostro sistema salute. Mancano mezzi, strumenti diagnostici, dispositivi di sicurezza. Ma, in molti ambienti, manca probabilmente anche la disponibilità all’ascolto e ad aprirsi all’innovazione. Anche quando necessita di correre più velocemente delle trafile burocratiche.

GIOVANNI LEPRE

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