Nelle case in cui sono rinchiusi milioni di italiani c’è un grande sconfitto: il televisore. Nessun canale ha saputo rinnovarsi, proporre rassegna, scovare nell’immenso magazzino di documenti e pellicole che i network televisivi, a cominciare dalla Rai, possiedono. Non è nato un progetto per chi è costretto a stare in casa ore e ore con il televisore acceso. I telegiornali e le trasmissioni di approfondimento all’inizio hanno fatto il pieno di ascolti puntando sul nemico sconosciuto, il coronavirus. La gente, che vive barricata nelle abitazioni con la paura del contagio e l'ansia per il futuro, ha cercato dell’informazione televisiva un metodo per orientarsi, battere la malattia, salvaguardare la vita, trovare un sistema di sopravvivenza. Un’ondata di notizie in format quasi sempre identici, senza che si arrivasse ad una spiegazione del terribile fenomeno che sta funestando il pianeta. Parole su parole, spesso in contraddizione con quanto detto un giorno o una settimana prima.

Ora i telespettatori si sono stufati del solito racconto della tragedia. Solo il dolore commuove chi ascolta i testimoni di questo tristissimo evento. Per il resto presentatori che si inventano scienziati vanno a caccia di specialisti o di gente in prima linea. Sono riusciti a saturare migliaia di persone, a renderle ancora più depresse e sconsolate. Il palinsesto dei principali canali generalisti si è solo uniformato al tema unico del coronavirus, nulla più. Qualche timido segnale di rinnovamento viene da Rai 5 e Rai 3. I telespettatori sono divenuti pretenziosi, alla ricerca di una selettività che spesso nessun programma consente. Si ricorre così, nei canali non a pagamento, a film e fiction, in forte crescita nell’ascolto. Gli italiani, che hanno necessità di non essere soffocati dal pericolo coronavirus abbandonano show, trasmissioni culinarie e giochi, gravati da troppe repliche. L’assenza del pubblico e degli ospiti in studio, i collegamenti via skype, la rinuncia di tante "spalle" hanno reso spopolate le piazze televisive mostrando un vistoso vuoto programmatico.

Meglio sarebbe dare una svolta ai palinsesti e rinunciare a puntate di giochi già viste in cui la gente si abbraccia e si stringe la mano, vedi "L’eredità" e "I soliti ignoti" dell’ammiraglia Rai Uno. Lo stesso vale per la riproposta di trasmissioni già viste come "Linea verde", quasi sempre fuori stagione, tutti assieme a tirare la pasta e brindare in gruppo. Quasi un’offesa a chi saluta il vicino di casa dal terrazzo con la mascherina sul viso e mangia riso da due giorni. L’era della televisione sperimentale sembra naufragare in un momento di apici di ascolto. Non c’è più un dirigente Rai, Mediaset e Sky capace di scovare un’idea nuova, come fecero un tempo Angelo Guglielmi, Bruno Vogliono, Renzo Arbore e il compianto Arnaldo Bagnasco. Anche le pellicole che girano sono sempre le stesse.

Nessuno va a cercare negli archivi -a parte "Fuori Orario" – chicche cinematografiche che potrebbero attrarre anche un pubblico nuovo. Una rassegna non la inventa nessuno, uno sguardo sul cinema dell’altro mondo non se la rischia nessuno. La programmazione cinematografica di prima e seconda serata è desolante e ripetitiva. Così le televisioni del digitale terrestre non fanno altro che un favore a quei network, come Netflix, che essendo giovane offre ai giovani ciò che gli altri non osano rischiare. Buonanotte tv.

Marco Ferrari

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