C’è un vecchio e abusato refrain che ogni tanto riappare in Europa. Riguarda l’Italia dipinta come il Paese in cui spadroneggiano gli spaghetti, il mandolino e soprattutto la mafia. Questa volta a occuparsene è un autorevole giornale tedesco, Die Welt. Ha pubblicato un lungo e dettagliato articolo, in cui si afferma che gli aiuti europei che arriveranno in Italia saranno preda delle organizzazioni criminali che imperversano nella nostra Penisola. In parole semplici: bisognerà stare attenti a distribuire il danaro europeo perché potrebbe finire nelle mani sbagliate arricchendo chi non dovrebbe arricchirsi. Chi dirige quel giornale dovrebbe invece sapere che la mafia non si inserisce nelle maglie dello Stato quando lo stesso è forte e autosufficiente. Ma, al contrario, quando lo Stato è debole e non riesce a risolvere i problemi della sua gente, ecco. È allora che le organizzazioni criminali intervengono per pronunciare il loro diktat: siamo noi pronti a sostituirci allo Stato creando un vero e proprio antistato.

Più semplicemente il discorso è questo: saremo noi ad aiutarti ad uscire dai guai,se diventerai dei nostri. È sulla preda ferita che la mafia affonda i suoi artigli, mai prima. La Germania e il suo autorevole giornale dovrebbero sapere che la ricchezza europea diventa una ricchezza di tutti gli Stati che aderiscono al vecchio continente. Quindi niente paura se gli aiuti saranno distribuiti a quei paese che attraversano un brutto momento. È una regola fissata da tempo e che non può essere dimenticata quando fa più comodo ad una Nazione invece che ad un’altra. Allora, piantiamola con i vecchi ritornelli che non hanno più ragione di esistere. Infatti, le organizzazioni mafiose si insinuano dappertutto e sarebbe un errore pensare che non varchino i confini nazionali. Basterebbe rileggersi al riguardo uno studio fatto da un eminente professore tedesco, Kai Bussmann. Ebbene, questa analisi riferiva che nella sola Germania nell’ormai lontano 2015, il business del riciclaggio raggiungeva i cento miliardi in un solo anno. Essendone passati cinque, è probabile che la somma sia aumentata e abbia raggiunto somme astronomiche.

Tutto ciò vuol dire che la mafia non è solo un fenomeno che riguarda il nostro Paese, ma che allunga le sue mani un po’ dappertutto: in Lussemburgo, a Malta, nel Liechtenstein, cioè nei cosiddetti paradisi fiscali e anche oltre. Attenzione. Non si vuole sottovalutare il fenomeno che attanaglia l’Italia: sarebbe falso e controproducente. I fatti di cronaca, le stragi, gli attentati ne sono una prova evidente. Prova che non è solo siciliana, calabrese, campana o pugliese. Pure questa linea di demarcazione è stata saltata a pie’ pari dalle organizzazioni criminali che avrebbero man mano perduto di potere se avessero conservato i vecchi confini geografici. A Milano, a Torino, finanche a Roma sono arrivate le ramificazioni mafiose. Ma il nostro Paese le combatte, non ha mai abbassato la guardia, né ha mai mentito quando si è trattato di far sapere che a compiere una determinata malefatta era stata la mafia. Però, ripetiamo, il fenomeno non è solo italiano e rimuginare vecchi e anacronistici ritornelli non serve a niente. Porta solo discapito e indebolisce non solo l’Italia, ma l’insieme degli Stati che si stringono al vecchio continente.

È già tanto difficile superare i tanti ostacoli che si frappongono al progresso e impediscono ai paesi dell’Unione di superare le grandi difficoltà economiche che si propagano adesso con il dilagare del coronavirus. È anche sempre più complicato trovare un accordo, un minimo comune multiplo che cancelli il sovranismo e gli orgogli nazionali. Ne è prova evidente e recentissima la frattura che si è creata con gli eurobond (in Italia, il solo centro destra si è clamorosamente diviso). Allora non mettiamo benzina sul fuoco con antichi cliché che non aiutano la nostra Europa. Uniti si arriva lontano. Altrimenti potremmo dire addio al sogno di un Continente che si proponeva di raggiungere risultati eccezionali.

Bruno Tucci

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